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Valle Brembana: baite, rifugi, chiesette nel mirino dei vandali

Tra i sentieri e le frazioni della nostra Valle ormai da troppo tempo si aggira una banda di ladri da quattro soldi, poco diversi dai rubagalline che molti anni fa si muovevano di notte nei pollai delle campagne a caccia di cibo gratis.

Piccole bande che traggono da queste incursioni, con la protezione dell’oscurità e nel silenzio di luoghi temporaneamente disabitati, benefici economici decisamente miseri e comunque nettamente inferiori ai danni provocati.

Quando si subisce un furto, non importa di quale entità, la sensazione è di essere stati sottoposti a violenza, senza purtroppo avere alcuna possibilità di reagire se non difendendosi con ogni mezzo da più che probabili minacce future.

Da qualche tempo i rilievi della Val Brembilla e le alture che circondano San Pellegrino e San Giovanni Bianco sono infestati da malfattori alla ricerca di denaro custodito nelle baite, nelle cassette delle offerte delle chiesette e dei tempietti stradali, nei rifugi alpini: forzano le porte in legno, frantumano vetri, distruggono imposte e finestre, usando arnesi da scasso ed anche flessibili a batteria.

Nel solo mese di luglio i ladri sono penetrati nel rifugio sul monte Zucco di San Pellegrino per ben tre volte, scassinando tre diverse finestre per arrecare più danni: solo nella prima occasione i delinquenti si sono appropriati di poche centinaia di euro, mentre alle due successive effrazioni sono rimasti a bocca asciutta non trovando in cassa neppure una monetina.

Ladri miserabili che a luglio non hanno risparmiato neppure la chiesetta di Sussia dove però, dopo aver scassinato la porta, non sono riusciti ad entrare: potrebbe trattarsi della stessa banda che nella stessa notte e nella stessa località ha provocato danni in alcune baite della zona.

Seguendo il sentiero che da Sant’Antonio Abbandonato, al confine tra Zogno e Val Brembilla, sale al rifugio Lupi di Brembilla, sul Pizzo Cerro, la stessa banda potrebbe avere compiuto altre effrazioni notturne con modalità del tutto simili a quelle osservate negli altri fatti criminosi.

Al rifugio i ladri quest’anno erano entrati la prima volta lo scorso giugno usando l’ingresso principale mentre la seconda volta, all’inizio di agosto, avevano tagliato le sbarre: rilevanti i danni provocati, ma i banditi hanno trovato la cassa vuota, perché così viene lasciata dopo il furto subito dal rifugio nel 2019.

Non sono quasi mai eventi singoli, esattamente come è successo al rifugio Baita Alpini Monte Molinasco, gestito dal gruppo Alpini di San Giovanni Bianco, vittima del terzo tentativo di furto negli ultimi dieci mesi, con identiche modalità: come a novembre dello scorso anno e per due volte a giugno di quest’anno, hanno scassinato gli scuri, abbattuto il vetro e svuotato la cassa.

Forse piccoli gruppi di criminali o una banda di miserabili delinquenti ai quali interessano solo i contanti: per tentare di contrastarli, tuttavia, o per rendere meno agevole l’esercizio della loro “attività” non sembra neppure si siano installate apparecchiature automatiche di rilevamento delle effrazioni né telecamere di telesorveglianza.

Un’ultima osservazione: per assicurarli definitivamente alla giustizia è mai stata organizzata una vera caccia all’uomo o almeno un’indagine seria ed approfondita? Per la Valle è importante la sicurezza, ma anche l’immagine che si offre al turista ed al villeggiante.

Sabato, 4 settembre 2021