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Tempo di dichiarazione dei redditi

In questi giorni, nei quali una quasi normalità inizia timidamente a farsi strada nella tetra routine di questo ultimo anno e mezzo di obblighi, dinieghi e sacrifici, il Fisco, quella  malvagia creatura mitologica che non ha mai cessato di seviziare i propri prigionieri, ci ricorda che il nostro denaro, conquistato con fatica, impegno e sudore, in realtà è nostro solo per una parte, perché quella più consistente serve per coprire i costi, gli sprechi e i capricci di uno Stato irresponsabile.

Succede così che anche durante il dramma della pandemia i contribuenti, in certe parti d’Italia più che in altre, abbiano dovuto consegnare agli artigli dei gabellieri, direttamente o indirettamente, la solita quota di ricchezza prodotta nonostante le oggettive difficoltà, come ogni anno e come se gli anni, anche quelli di vacche magre, fossero tutti uguali: l’Italia è uno degli Stati con maggiore pressione fiscale e con un numero di gabelle sbalorditivo, mentre di altre imposte, come quella patrimoniale che non si basa sul reddito prodotto ma solo sulla proprietà di beni anche infruttiferi, si torna a parlare in questi giorni.

Si vedranno solo il prossimo anno gli effetti della pandemia del 2020 sui redditi dichiarati dagli italiani, mentre sono stati pubblicati ieri dal ministero dell’Economia i dati relativi all’annata fiscale 2019, quella precedente al CoViD: anche nella bergamasca, come più o meno nel resto d’Italia, il 5% dei contribuenti ha dichiarato per il 2019 più di 75.000 euro di reddito, il 26% tra i 26 e i 75 mila euro, il 35% per la fascia 15-26 mila euro (mentre a livello nazionale è il 30%), il 34% ha dichiarato meno di 15 mila euro (il 42% a livello nazionale). Dall’analisi dei dati emerge che i contribuenti bergamaschi hanno dichiarato in media 22.026 euro, spingendo Bergamo al terzo posto in Italia, dopo Milano (32.330) e Monza (28.760 euro), con una perdita di soli 6 euro rispetto al 2018.

Disaggregando il dato provinciale e restando in questo ambito, si scopre che Gorle si conferma al primo posto con 30.016 euro pro capite, seguita da Mozzo al secondo posto con 29.735 euro, quindi Cenate Sotto al terzo con 28.947 euro ed il capoluogo Bergamo al quarto con 27.677 euro di media. In questa particolare classifica figurano nella bergamasca agli ultimi posti Blello (con una media di 14.187 euro annui a testa) e Vedeseta (13.583 euro).

Nei dati del 2019 la conferma che il capoluogo ed il resto della provincia viaggiano a diverse velocità: Bergamo e hinterland con una media di 22.711 euro pro capite, seguono il Basso Sebino (21.798 euro), l’Isola Bergamasca (21.569 euro), la Val Cavallina (21.313 euro), la Bassa pianura (20.961 euro), la Valle Seriana e la Val di Scalve (20.467 euro), la Valle Imagna (20.228 euro), l’alto Sebino (19.890 euro) e infine la Valle Brembana (19.085 euro), il nostro territorio in maggiori difficoltà.

Venerdì, 28 maggio 2021