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Stagione di incidenti in montagna ed in sella alle moto

Anni di buoni consigli, di raccomandazioni, ed altrettanti di leggi, decreti, regolamenti, ordinanze, protocolli: nulla da fare, la necessità quasi patologica in certi casi di sfidare la sorte ed i propri limiti, o più semplicemente la fatalità, una disattenzione, un errore di valutazione, la stanchezza, una serie sfortunata di coincidenze, frequentando la montagna o gustando la sensazione di libertà offerta dal vento in faccia in sella a una due ruote, basta un nulla per spezzare una vita o metterla a rischio.

L’allarme su un crescendo di incidenti in montagna arriva proprio dalle Valli bergamasche, teatro quest’anno di quotidiani fatti di cronaca, dai più gravi e mortali ai più banali risolti con un forte spavento e con qualche ammaccatura: è desiderio comune tentare di affrontare e risolvere il problema, che tuttavia non è nuovo ma che nel periodo estivo, con il turismo “da camminata” affrontato da “escursionisti” senza esperienza né dimestichezza con i luoghi e, nelle ultime settimane, con l’apertura della stagione dei funghi che porta i ricercatori ad esplorare zone spesso impervie fuori dai sentieri, ha tenuto costantemente impegnate le squadre di soccorso in Valle Brembana, in Valle Seriana e in Val di Scalve.

Secondo Jonathan Lobati, presidente della Comunità montana Valle Brembana, va riconosciuto che negli ultimi anni la complessa e costosa macchina dei soccorsi ha fatto passi da gigante e le risorse dedicate sono notevoli e tempestive: va ricordato che la Lombardia vanta in Italia il miglior soccorso nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale, anche per numero di mezzi aerei a disposizione, un servizio reso gratuitamente al cittadino.

Ma è nella prevenzione e nella riduzione dei rischi che ancora molto si dovrebbe fare: servono regole e riferimenti da rispettare, ma soprattutto il ricorso da parte di tutti alle semplici indicazioni del buonsenso, una regola di vita che vale per ogni attività umana.

L’idea degli amministratori è di operare su diversi fronti: dai corsi specifici alle serate informative, alle lezioni nelle aule scolastiche, all’utilizzo di attrezzature obbligatorie e appositi indumenti ad alta visibilità da parte degli escursionisti, che si dovrebbero dotare di sistemi automatici di ricerca come quelli utilizzati dagli scialpinisti: infatti il telefono cellulare in molti casi non basta per mancanza di linea o perché si scarica rapidamente oppure per la scarsa precisione nella localizzazione.

E se frequentare la montagna comporta qualche rischio per sé stessi e per gli altri, perché non istituire una sorta di “patentino” di abilitazione?

Chi percorre le nostre strade la patente dovrebbe già averla, anche se si conduce un mezzo a due ruote di modesta cilindrata, eppure questa non è una garanzia assoluta e non evita incidenti con le troppo frequenti tragedie umane che questi comportano.

Basta scorrere la cronaca locale di qualsiasi quotidiano per trovare ogni giorno il resoconto dettagliato del contributo di sangue pagato da chi s’immola sull’altare della mobilità: giovani che avevano tutta una vita davanti, alcuni neppure ventenni, altri nel pieno della propria maturità, molti pensionati, una nuova dolente antologia di Spoon River, vite umili rappresentate da un nome nel “giardino degli alberi incrociati”.

E la cronaca si nutre voracemente di queste vittime, le offre alla curiosità effimera il tempo necessario ad archiviarle in soffitta dopo che si sono celebrate le esequie, per rientrare subito in postazione, morbosamente sul pezzo, ad attendere il prossimo schianto, l’arrivo dei soccorsi, e raccontare altre storie, altri incidenti, altro sangue, altro dolore di chi resta.

Così come ieri, poco dopo mezzanotte, quando C.A., un 58enne di Sedrina, che in sella al suo scooter proveniva da Zogno, all’altezza dello svincolo che dalla località Sogno porta ai Ponti ha vistosamente sbandato schiantandosi contro un pilone. Soccorso dall’ambulanza della Val Brembilla e dall’auto medica di San Giovanni Bianco è stato trasportato in codice rosso al «Papa Giovanni» di Bergamo dove si trova ricoverato in gravi condizioni.

Ieri verso le 17,20 un altro grave incidente tra una moto ed un’auto al confine tra i Comuni di Almenno San Salvatore e Villa d’Almè: i due mezzi si sono scontrati all’ingresso del ponte che attraversa il Brembo, al centro della carreggiata e il motociclista è così stato scaraventato a terra: dall’Alfa Romeo 147, diretta da Almenno verso Almè, i quattro occupanti sono scesi senza neppure un graffio mentre N.G., il giovane classe 1992 in sella al suo scooter Piaggio, rimasto a terra, è apparso subito in gravi condizioni.

Immediati i soccorsi che sono arrivati sul posto con un’ambulanza del 118, un’auto medica inviata da Bergamo e da Treviglio ed un equipaggio della polizia stradale per i rilievi del caso e la gestione del traffico. Il ferito è stato trasportato in codice rosso all’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

Ancora ieri pomeriggio, poco dopo le 19, un altro motociclista ha rischiato grosso, questa volta si presume per una stupida bravata: un giovane diciottenne di Cazzano Sant’Andrea in seguito ad una sbandata improvvisa, forse durante una “esibizione” in solitaria, è andato a sbattere contro il portone di un’abitazione. La Croce Verde di Colzate prima e successivamente la Croce Rossa di Bergamo si sono prese cura del ferito che è partito dal campo sportivo di Vertova su un elicottero dell’elisoccorso di Brescia con destinazione l’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Non sarebbe in pericolo di vita.

Poco dopo la mezzanotte di sabato un altro incidente, questa volta con un esito tragico: Daniele Corrent aveva solo 16 anni ed abitava con il papà Andrea, la mamma Angela Sertori e il fratello Davide a Govine, una frazione di Pisogne, era un giovane molto attivo e pieno di vita, anche appassionato della corsa in montagna oltre che di caccia e pesca e nella bergamasca Unione Sportiva Rogno aveva deciso di tesserarsi qualche anno fa.

Non si conoscono ancora le cause dello schianto del suo motociclo sulle barriere in cemento armato che limitano l’accesso a Darfo alla strada delle «Corne rosse», ma è certo che la verità dovrà emergere perché sono molti gli amici di Daniele che viaggiavano con lui in uno sciame di motorini sullo stesso tratto di strada, Immediati i soccorsi, ma il volo in eliambulanza a Brescia e le cure d’emergenza dei sanitari non sono bastati a salvargli la vita: il suo cuore ha cessato di battere ieri attorno alle 13.

Ogni vita è un valore, che andrebbe salvaguardato e protetto in ogni modo possibile, perché non esiste una seconda occasione per evitare certi errori e per non restare vittime delle stesse leggerezze. Daniele della vita aveva ancora molto da comprendere e imparare, soprattutto a maneggiare con estrema attenzione quell’arma impropria che si chiama “motorino”, ma nessuno potrà restituirgli questa occasione perduta.

Lunedì, 6 settembre 2021