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Le fogne raccontano che nella bassa bergamasca c’è più droga che a Milano

Oggi, 26 giugno, si celebra la «Giornata mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga» e alla vigilia di questa ricorrenza, proprio ieri venerdì 25, sono stati presentati i risultati della sesta campagna di monitoraggio del consumo di droghe basata sull’analisi delle acque fognarie e promossa dall’AGA (Associazione Genitori Antidroga) di Pontirolo, in collaborazione con l’istituto farmacologico Mario Negri di Milano.

Alla presentazione dei dati ha voluto contribuire anche l’assessore regionale al Welfare Letizia Moratti, con un intervento registrato: «Quanto abbiamo vissuto durante la pandemia ha creato un grande disagio che si è purtroppo tradotto nell’aumento delle dipendenze dalle sostanze più varie». Ma ciò che preoccupa maggiormente, a suo avviso, «è l’abbassamento dell’età di chi assume droga per la prima volta».

Le analisi raccontano molto ed in modo inequivocabile di come si sta evolvendo la curva dei consumi di sostanze tossiche sul nostro territorio. I prelievi delle acque fognarie sono stati effettuati in diverse fasce orarie dal 17 al 23 maggio dal collettore di entrata del depuratore Cogeide di Mozzanica, dove confluiscono i liquami di 18 Comuni della pianura con una popolazione complessiva di circa 95 mila abitanti su un totale di oltre un milione di bergamaschi residenti in tutta la provincia orobica.  Un campione considerato dai tecnici come significativo.

I dati così raccolti e analizzati raccontano che nella Bassa Bergamasca nel corso del 2020 si è verificata una lieve flessione nell’assunzione di cannabis e cocaina: secondo i ricercatori Sara Castiglioni e Ettore Zuccato il trend di crescita osservato tra il 2017 ed il 2019 sembrerebbe infatti terminato, anche se i consumi permangono a livelli elevati e nettamente superiori a quelli di altre città, come ad esempio Milano. Ma la sorpresa più sgradevole arriva dall’eroina, il cui consumo si era stabilizzato negli ultimi anni e che ora risulta cresciuto di oltre il 60%, confermandosi come segnale di disagio soprattutto giovanile.

In realtà ci si attendeva un risultato migliore del 2020 rispetto al 2019 anche in considerazione dei benefici attesi dopo un intero anno segnato dalle restrizioni imposte dalla pandemia, soprattutto la chiusura delle discoteche, le limitazioni agli assembramenti ed agli spostamenti, il coprifuoco notturno.

Questi i dati oggettivi, che non si prestano ad interpretazioni, ma che impongono una seria ed approfondita valutazione dei possibili rimedi ad un fenomeno che non risente di restrizioni e calamità e che sta minando la salute ed il futuro di una parte importante dei nostri giovani.

Le strutture pubbliche di contrasto, come i servizi contro le dipendenze del privato sociale esistono e sono già sul territorio, le comunità educative e di recupero svolgono una funzione encomiabile, ma ciò che manca quasi totalmente è la prevenzione “nelle piazze”, nelle famiglie, nella scuola, nei luoghi di aggregazione giovanile, nelle discoteche e nei locali della movida. Ed una maggiore severità dei tribunali ad applicare le leggi senza troppe concessioni di attenuanti a trafficanti e spacciatori, sia nazionali che stranieri.

Sabato, 26 giugno 2021