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La portacontainer “Ever Given” sta bloccando il traffico anche delle merci bergamasche

Forte vento nel Canale di Suez, una manovra sbagliata del capitano della “Ever Given” e la nave mercantile più grande al mondo, la portacontainer lunga 400 metri varata nel 2018 e battente bandiera panamense, si pone di traverso e s’incaglia tra le due rive del Canale.

Per questo banale accidente il 12% del commercio mondiale, il traffico marittimo tra Europa, Africa ed Asia, è fermo da due giorni con conseguenze economiche che cominciano a farsi pesantemente sentire. Ad esempio oltre 10 milioni di barili di greggio sono bloccati a bordo delle petroliere costrette al forzato ancoraggio in entrambe le direzioni.

La circolazione, difficoltosa ed in forma parziale, è ripresa da poche ore e molti rimorchiatori sono al lavoro per ripristinare la normalità, sebbene le incertezze sullo sblocco definitivo del Canale non siano state ancora fugate.

Diverse società di spedizione con sede nella bergamasca osservano con apprensione l’evolversi della situazione che, se non dovesse risolversi nelle prossime 24-48 ore potrebbe causare danni notevoli al nostro commercio internazionale, soprattutto in settori vitali come i macchinari ed i componenti, solo per fare un esempio.

Secondo Marcello Saponaro, presidente della Logimar, società di spedizioni con sede a Carobbio degli Angeli, impegnata in trasporti speciali e molto attiva in Africa: «Noi abbiamo decine di container in transito in questi giorni da Suez, trasportando in particolare macchinari, trattori e componentistica idrosanitaria. Se il fermo perdurasse, i problemi sul piano economico comincerebbero a pesare».

Anche la filiale di Grassobbio di Jas Jet Air, che in tutti i periodi dell’anno opera in quella zona, conta su una rapida soluzione del blocco: «Anche noi abbiamo merci destinate al Far East che hanno subìto questo ritardo: si va dai macchinari fino ai prodotti cosmetici».

Thomas Belsito, responsabile della filiale di Lallio della Db Schenker sottolinea che «ci sono danni diretti e indiretti: non solo infatti per le merci bloccate in questi giorni, ma anche per i ritardi a catena che si accumuleranno dopo che la situazione si sbloccherà, con aggravi sulla catena logistica bergamasca».

Anche la filiale lecchese della svizzero-tedesca Fischer & Rechsteiner, che trasporta spesso merci bergamasche, è interessata dal blocco: «Suez è un po’ un collo di bottiglia per i traffici marittimi e ogni volta che c’è un problema, il disagio si ripercuote su chiunque fa spedizioni. In questo periodo abbiamo un buon flusso di prodotti dell’agroalimentare e destinati in Australia e se la situazione non si sbloccasse a breve, il colpo diventerebbe drammatico».

Giovedì, 25 marzo 2021