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La macchina dei vaccini fatica ad avviarsi

Venerdì, 12 marzo 2021

La pandemia ha flagellato per oltre un anno il nostro Paese. Il fattore tempo può risultare decisivo perché prima si raggiungerà “l’immunità di gregge” e prima potremo gradualmente riprenderci la nostra vita di sempre e la nostra libertà. Ma l’elemento principale resta la fiducia nell’utilizzo risolutivo dei vaccini, messa a ulteriore dura prova dalle notizie provenienti in questi giorni da parte del mondo scientifico.

Al momento, tuttavia, la campagna di vaccinazioni di massa sembra essere l’unica arma efficace per combattere la pandemia e su questa linea l’Italia sta finalmente compiendo uno sforzo anche organizzativo notevole. Era iniziata in ritardo e nella più totale confusione, ora sembra cercare faticosamente nuove vie d’uscita: adattare ad hub per le vaccinazioni di massa i negozi vuoti dei centri commerciali, gli ambienti di lavoro, gli spazi fieristici temporaneamente inutilizzati, i palazzetti dello sport, le palestre, le aree pubbliche e private senza dimenticare che, oltre agli spazi, è indispensabile provvedere a reperire il personale sanitario in grado di trattare le dosi ed eseguire correttamente l’inoculazione. Ma in tema di disagi tuttora sofferti dalla popolazione e che si spera siano tutti risolti in breve tempo, in questa sede limitiamo ovviamente il campo visivo alla terra bergamasca.

Per gli ultraottantenni convocati in sedi vaccinali molto distanti dalla propria abitazione i disagi non sono finiti. Molte le lamentele, come quella dei coniugi Caterina ed Enrico Bettinelli di Valbrembo: Caterina, 88 anni, è stata vaccinata al centro commerciale di Antegnate, il marito Enrico, 91, all’hub del PalaSpirano, entrambi ieri mattina.

Altro caso quello di Isa Mazzoleni di Bergamo, di 86 anni, che si dice «incredula per il fatto di avere ricevuto l’invito a presentarmi, lunedì prossimo, al PalaSpirano, ma io abito a 200 metri dal Papa Giovanni, non è una cosa logica, non tutti hanno la possibilità di muoversi: non vorrei essere trattata come un pacco postale, ma avere un po’ di dignità».

Nella bergamasca occidentale, in particolare nell’Isola e in Valle San Martino, non si sono ancora individuati siti idonei dove provvedere alle vaccinazioni di massa: gli ottantenni sono costretti a raggiungere località anche molto distanti, come Sant’Omobono, ma anche Spirano e Antegnate.

I funzionari di Ats e Asst Bergamo Ovest, con la collaborazione del sindaco di Mapello Alessandra Locatelli, hanno avviato l’allestimento di un hub nel centro commerciale “Continente” di Mapello (di proprietà della società immobiliare Virgilio con amministratore unico Emilio Lombardini), con probabile apertura il prossimo 22 marzo. Si tratta di un ex negozio di circa 550 metri quadrati, che in questi giorni sarà attrezzato con otto box, dove si potranno vaccinare oltre un migliaio di cittadini al giorno.

In attesa di una soluzione che non arriva, Andrea Previtali, sindaco di Cisano, dichiara con amarezza: «Avevo messo a disposizione una nostra struttura polifunzionale con tanto di delibera della Giunta comunale già dal 4 febbraio. C’è stato anche un sopralluogo dei loro tecnici per verificare l’idoneità del sito ma poi non si è fatto niente e sono numerosi i miei concittadini che devono andare a vaccinarsi anche a Sant’Omobono». Situazione simile a Capriate, dove l’Amministrazione Comunale aveva messo a disposizione una propria tensostruttura.

Le vaccinazioni per gli over 80 delle Valli Imagna e Brembana e comuni vicini continueranno nel distretto sanitario di Sant’Omobono e nell’ospedale di San Giovanni Bianco, ma dopo il sopralluogo di giovedì nei palazzetti dello sport di Sant’Omobono e Zogno da parte dei funzionari e dei tecnici dell’Ats e dell’ospedale Papa Giovanni XXIII con i sindaci interessati, ne è stata constatata l’idoneità ad affiancare nelle vaccinazioni di massa i siti già operativi a San Giovanni Bianco ed a Sant’Omobono.

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