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La lezione di calcio della Spagna non basta a sottrarci la finale

Domenica prossima sarà l’Italia e non la favorita Spagna a contendersi la finale, con la speranza neppure troppo segreta di alzare la coppa continentale, che sarebbe la seconda dopo quella vinta nel 1968: l’appuntamento è a Londra, al Wembley Stadium.

Su 24 squadre nazionali, le più vincenti in Europa, l’Italia di Roberto Mancini nella fase a gironi non ha perso un colpo, è uscita a pieni voti ed è riuscita ad unire colonne storiche e giovani promesse in un collettivo organizzato e determinato, senza protagonismi e capricci da primedonne, un buon esempio del nuovo calcio aggressivo ed a tutto campo, quello stesso che Gasperini e la Dea ben rappresentano nel campionato italiano.

L’avversaria dei nostri ragazzi ieri sera a Wimbledon era forse la più temibile, quella Spagna che nei confronti diretti con la nostra nazionale ci ha procurato negli anni non poche amarezze: la regina del possesso palla, maestri nel gioco forse un po’ lezioso e ipnotico ma di assoluta precisione a centro campo, un complesso di certosini del palleggio ma forse un po’ a corto di fantasia e di coraggio.

Fantasia, coraggio, determinazione, spirito di sacrificio, generosità e cuore che sono forse mancati alla “Roja” di Luis Enrique e che invece sono riusciti a far sembrare perfino meno determinanti in negativo alcune lacune ed imprecisioni della nazionale italiana.

Il nostro prezioso Donnarumma tra i pali e la freddezza dei rigoristi azzurri prescelti hanno fatto il resto, regalandoci un posto in finale, accompagnati dal tifo dei nostri connazionali e dal buon augurio che Il commissario tecnico spagnolo Luis Enrique, pur deluso per la sconfitta, rivolge sportivamente alla nostra nazionale: «Sono felice per quello che ho visto, ho goduto di una partita di intensità incredibile fra due squadre di altissimo livello. E adesso tiferò Italia».

Come in tutte le città della Penisola, anche Bergamo ha tifato azzurri ed ha esultato, dopo oltre due ore di tensione e di preoccupazione, dando vita al consueto spettacolo fra caroselli assordanti e sventolio di tricolori a Porta Nuova, il luogo centrale dei festeggiamenti per i tifosi orobici.

La piazza bergamasca ha seguito con trepidazione tutta la partita ed ha iniziato ad esplodere con un urlo di gioia quando, ancora sull’uno a zero per gli azzurri, entrano in campo direttamente dalla panchina Pessina e Toloi, entrambi gioielli della Dea di Gasperini. Entra poi anche il “gallo” di Calcinate, il nostro Andrea Belotti, che i bergamaschi considerano in prestito temporaneo al Torino, e ancora una volta il tifo orobico torna a farsi sentire alto e forte.

Silenzio carico di tensione alla resa dei conti finale: i rigori, un “terno al lotto” come li definisce Mancini, una drammatica sfida come la sentono le migliaia di tifosi in ansia. Sbaglia il primo spagnolo ed è un boato, ma sbaglia anche Locatelli ed è subito gelo. Poi tocca a Belotti, Bonucci, Bernardeschi e Jorginho, tutti a segno. Non così per la Spagna, che fallisce con lo juventino Morata e consegna la finale agli azzurri.

Esplode la festa a Bergamo: è finale, dopo la notte di Atalanta Valencia, il 19 febbraio 2020, quella di ieri è la notte di gioia per una ritrovata nazionale e per la fiducia guadagnata dai giovani arrembanti che saranno la nostra nazionale dei prossimi anni.

Mercoledì, 7 luglio 2021