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Ieri mattina serrata simbolica dei Centri Commerciali

Ieri martedì, alle 11 in punto, oltre 1.300 centri commerciali di tutta Italia hanno abbassato le saracinesche per protestare contro le chiusure nei weekend ancora in vigore con il “Decreto Riaperture”; sono stati più di 350 i punti vendita della grande distribuzione non alimentare che nella bergamasca hanno aderito all’iniziativa nazionale promossa da tutte le principali associazioni di rappresentanza, da Ancd-Conad a Confcommercio, da Confesercenti, a Confimprese, oltre che da Cncc–Consiglio nazionale dei centri commerciali e Federdistribuzione.

La protesta, una vera e propria “serrata” simbolica e pacifica di pochi minuti alle 11 di ieri mattina, ha coinvolto il 60% circa dei negozi presenti all’interno dei sette principali centri commerciali della provincia ed ha avuto lo scopo di richiedere con forza la riapertura di tutti i negozi, sette giorni su sette, ancora sottoposti ad anacronistiche misure restrittive e che incomprensibili disposizioni governative da sei mesi tengono chiusi al pubblico nelle giornate festive e prefestive.

Quelli che appaiono come provvedimenti “punitivi” da parte del sistema, infatti, non tengono affatto conto di un importante elemento: nei centri, nei parchi e nelle gallerie commerciali la sicurezza è massima e non è un caso se nessun focolaio si è mai registrato al loro interno da inizio pandemia grazie ai rigorosi protocolli di sicurezza sanitaria adottati, con misure ancora più severe rispetto a quanto previsto da governo e Regioni.

Secondo recenti calcoli ogni fine settimana di chiusura forzata comporta per il settore una perdita di oltre cinque milioni e mezzo di euro, un danno considerevole che si estende a tutta la relativa filiera. Se si considera che in quindici mesi il terziario bergamasco in termini di fatturato ha perduto un miliardo e trecento milioni di euro, ben si comprende che ulteriori ritardi nelle riaperture potrebbero comportare la perdita definitiva di attività e con esse il disastro economico per migliaia di addetti e per le loro famiglie: in tutta Italia sono infatti più di 170 mila i lavoratori a rischio e questo è un dato che il sistema dovrebbe tenere presente con altrettanta attenzione.

Mentre in tutta Italia i centri commerciali chiedevano a gran voce di riaprire senza limitazioni, ieri a Roma, in Piazza del Popolo, più di duecento lavoratori ed artisti cosplayer hanno dato vita ad un pittoresco flash-mob a base di musica, palloncini colorati e spettacolo per richiamare l’attenzione sulle gravissime sofferenze di un settore come quello dei parchi a tema, rimasto penalizzato troppo a lungo.

«Liberate il Sorriso», questo era il motto della grande manifestazione organizzata dall’Associazione Parchi Permanenti Italiani aderente a Confindustria, a favore della riapertura di parchi tematici e acquatici prima dell’1 luglio, ed un grande successo quello riscosso dai personaggi dei cartoni animati e delle avventure per bambini e dalle mascotte provenienti da ogni parte d’Italia: erano infatti rappresentati, dei circa 230 operanti nel nostro Paese, i parchi del gruppo Costa Edutainment, Leolandia, MagicLand, Mirabilandia, Zoomarine, Gardaland e molti altri.

Mercoledì, 12 maggio 2021