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Gli ultimi numeri della pandemia in bergamasca

Ci sono stati anni di diktat dei burosauri europei che imponevano la riduzione del nostro debito pubblico e ci sono stati troppi governi italiani disposti con miopia colpevole a dare un taglio lineare al welfare ed alla sanità pubblica in particolare: i risultati sono stati drammaticamente sotto gli occhi di tutti lo scorso anno di questi tempi.

Oggi le strutture sanitarie sono più preparate ad affrontare le emergenze, le attrezzature ci sono e sono all’altezza, esistono protocolli basati non su piani inesistenti come nel 2020 ma su un’esperienza in costante evoluzione e, soprattutto, si può contare su cure precoci di contrasto al coronavirus oltre che sulla copertura vaccinale, seppure a lento avviamento ed ancora piuttosto macchinosa.

Informare correttamente la popolazione non è purtroppo stata una cura specifica dello Stato e dei suoi organi, comitati scientifici compresi, né tantomeno una missione da parte dell’informazione nazionale, sempre pronta a piegarsi ed a vendersi senza dignità.

Oggi per fortuna i dati possono considerarsi più attendibili, almeno quando risultano da un confronto fra periodi omogenei di rilevazione: a dare il senso dell’andamento del fenomeno pandemico non sono tanto i numeri assoluti, quindi, ma le differenze, che misurano il famoso “trend”.

Si può così affermare che nella bergamasca l’impatto dell’attuale terza ondata abbia superato la seconda, a differenza della Lombardia nel suo complesso, dove i numeri riguardanti i contagi ed i decessi risultano migliori: da febbraio a Pasqua sono state 4117 le vittime, delle quali 179 a Bergamo e provincia.

Un’interessante prospettiva la offre l’esame della media mobile, che viene calcolata ogni giorno considerando i sette giorni precedenti: nella bergamasca il picco dei contagi è stato raggiunto il 13 marzo con 348 nuovi casi giornalieri, mentre il giorno peggiore per i decessi è stato il primo aprile, quando si sono contati sei morti.

Dati dolorosi, in quanto si tratta di vite umane e tragedie familiari che lasciano ferite insanabili, ma che per fortuna non sono numericamente confrontabili con quanto avvenuto in terra bergamasca a marzo dello scorso anno, quando i morti furono in quel mese almeno cinquemila.

In questi ultimi due giorni, con un numero di tamponi inferiore come di consueto nelle festività, i positivi risultano in calo e sono invece stabili a 751 i pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie della bergamasca (dei quali 86 in rianimazione), mentre la conta dei decessi si è fermata a cinque: da inizio epidemia sono stati 45861 i positivi accertati in tutta la bergamasca, pari al 4,11% della popolazione.

Nel dettaglio questi i dati relativi ai degenti che risultano attualmente ricoverati per CoViD nelle strutture sanitarie di Bergamo e provincia: Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: 207 di cui 43 in Terapia Intensiva; Istituto Palazzolo di Bergamo: 53 pazienti; Casa di cura San Francesco di Bergamo: 22 pazienti; Humanitas Gavazzeni di Bergamo: 63 Covid dei quali 12 in T.I.; Ospedale Bolognini di Seriate: 39 di cui 8 in T.I.; Ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano: 9; Ospedale di Piario: 23; Ospedale di Lovere: 29; Ospedale di Gazzaniga: 22; Ospedale di Calcinate: 8; Ospedale di Treviglio: 104 di cui 16 in T.I.; Ospedale di Romano di Lombardia: 59; Policlinico di Ponte San Pietro: 100 di cui 4 in T.I.; Policlinico San Marco di Zingonia: 3 in Terapia Intensiva; Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino: 10 pazienti.

Martedì, 6 aprile 2021