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Già si contano i danni che la “zona rossa” provocherà a Pasqua

Se il periodo natalizio è quello che gli operatori del turismo invernale attendono tutto l’anno per recuperare gli investimenti fatti e trarre qualche utile per sé e per tutto l’indotto, quello pasquale rappresenta un’occasione altrettanto vitale per i negozi di abbigliamento, di calzature e di bigiotteria, nonché per il settore della ristorazione, che in un anno ha ricevuto dal governo numerosi colpi mortali.

E per Bergamo restare a Pasqua in zona rossa equivale ad una perdita economica di quasi 160 milioni di euro complessivamente per tutti quei comparti, dall’abbigliamento alla ristorazione fino al turismo, che sulla mobilità dei cittadini e sulla garanzia costituzionale della libertà di circolazione, soppressa o limitata così a lungo, hanno fondato il loro business.

Purtroppo non esiste motivo per sperare che ad aprile la Lombardia e quindi anche la bergamasca possano essere “promosse” all’arancione, una mossa che porterebbe un beneficio di diverse decine di milioni e proprio per questo, dicono i più maliziosi, non rientra nei disegni dei palazzi romani che, al contrario, si sono affrettati ad imporre un inasprimento dei controlli a livello locale.

La prossima settimana, infatti, le forze dell’ordine rafforzeranno anche i dispositivi basandosi sull’esperienza dello scorso anno quando, per il weekend pasquale, era stata blindata tutta la provincia, che però era in lockdown. Quello pasquale di quest’anno sarà un fine settimana come tutti quelli di questo periodo, con la differenza che verranno utilizzate per i controlli e le contravvenzioni molte più pattuglie.

Persa la speranza di una promozione in zona arancione, dopo il 7 aprile nulla dovrebbe quindi cambiare, e questo contribuirà a sferrare un altro duro colpo al commercio della nostra provincia che vede nei sei giorni prima di Pasqua l’inizio della primavera e degli acquisti per la nuova stagione.

A saracinesche abbassate l’intero settore perderà 85 milioni di euro di mancati guadagni, che si sommeranno ai 62 di oltre 1.500 bar e ristoranti, che dovranno rinunciare inoltre ai 10 milioni di euro che i pranzi dei giorni di Pasqua e Pasquetta garantiscono ogni anno. A tutto questo si deve aggiungere la imponente cifra di 140 milioni di incassi che sono andati perduti nelle prime due settimane di zona rossa.

Ogni settimana di chiusura forzata rappresenta un colpo durissimo al commercio e al turismo, con benefici per la salute non ancora dimostrati. Molti esercizi, qualcuno ipotizza la metà, ben presto non riapriranno più, con effetti incalcolabili sull’occupazione e sulla tenuta sociale dell’Italia. C’è da chiedersi seriamente a che cosa siano serviti gli investimenti da parte degli imprenditori e l’applicazione del distanziamento così come di tutte le altre amene disposizioni dei vari “comitati” e ministeri se poi la linea scelta è stata quella del suicidio della nostra economia.

Sabato, 27 marzo 2021