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Dopo la festa volano i corvi e le nere profezie

Si erano già preparati, come la notte della festa interista e come in occasione dell’accesso della nostra nazionale alla finale di Wembley: i malauguranti corvi e i saccenti zanzarologi televisivi avevano già affilato le loro solite e insopportabili armi, sfoderandole quando dalla conquista della coppa non era passato neppure un giorno.

Con il loro “lungimirante” sguardo hanno già assicurato l’arrivo dell’ennesima ondata del virus cinese nella sua variante indiana, “Delta” nell’alfabeto greco per i dotti, hanno già ipotizzato il pienone nelle terapie intensive, l’ecatombe tra i tifosi troppo assembrati e le loro ignare famiglie di anziani defedati, con il conseguente “provvidenziale” ritorno delle chiusure a capocchia, senza una logica e senza efficacia, ma tanto care agli esperti, se non come ma almeno quasi come le vaccinazioni di massa.

C’è tra gli italiani un diffuso senso di insofferenza nei confronti delle privazioni a cui siamo stati sottoposti per un tempo interminabile e se una buona parte della popolazione ancora accetta senza discutere i dogmi a volte perfino conflittuali dei cosiddetti esperti è solo per la capillare e incessante opera di persuasione unilaterale da parte dei media osservanti delle direttive governative, simile a tratti ad un ossessivo lavaggio del cervello.

In realtà nessuno dispone del “Vangelo Scientifico”, neppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cui dipendenza dagli sponsor cinesi è stata ampiamente dimostrata e che pure non cessa ancora di pontificare, tanto meno il nostro CTS e la loro guida Speranza.

Quella di domenica nel centro di Bergamo è stata una festa spontanea di migliaia di bergamaschi che si sono concentrati tra viale Papa Giovanni, Porta Nuova e Sentierone, entusiasmati dalla vittoria della nazionale e dalla sensazione di riconquistata libertà d’azione: stare tutti insieme gomito a gomito a cantare, a urlare la propria gioia accompagnandosi con le trombette ad aria compressa e con lo sventolio del tricolore è sembrato un ritorno alla normalità.

La festa è durata tutta la notte, fin quasi le quattro di mattina, quando sono entrati in funzione i mezzi per la pulizia delle strade ed il Comune provvedeva a ripristinare i semafori ed a riparare qualche lieve danno procurato dalla marea di giovani esagitati all’arredo urbano.

Una festa senza incidenti né vittime, ma qualcuno presagisce sventure: quelle mascherine non indossate, quei contatti fisici troppo stretti, quelle regole di sicurezza sanitaria infrante costituiscono un forte rischio di ritorno ai numeri in crescita di contagi e di vittime: si teme quindi la nuova variante “EURO 2020” e di questo nefasto presagio qualcuno si sta facendo portavoce, sebbene ciò non rappresenti una sorpresa.

Tra una o due settimane si saprà se gli eccessi e le imprudenze che hanno caratterizzato a Bergamo i festeggiamenti da parte dei giovani adolescenti e ragazzi tra i 18 ed i 20 anni in larga parte statisticamente meno vaccinati, produrranno gli effetti rilevanti in termini di contagi che alcuni si aspettano o, peggio, si augurano a conferma del proprio catastrofismo.

Enrico Scarpellini

Martedì, 13 luglio 2021