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CoViD: bollettino dal fronte bergamasco

Cento le vittime di ieri in Lombardia, 634 in tutta la settimana, su una popolazione di oltre dieci milioni di persone. Eppure, grazie al pallottoliere statale, si è stabilito che la Lombardia resta regione “rossa”, con le restrizioni più soffocanti: il ministro firmerà oggi la delibera che incatena la regione fin dopo Pasqua. Le regioni rosse saranno dunque, con la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, le Marche, il Piemonte, l’Emilia Romagna, la provincia autonoma di Trento, la Puglia e la Campania, a cui si potrebbero aggiungere anche laValle D’Aostae la Toscana.

Pesano sulla Lombardia i disservizi che non sono ancora cessati (per quanto riguarda il sistema delle prenotazioni) provocati dalla controllata “Aria”, che ora tenta il gioco dello scaricabarile dopo essere rimasta con il cerino in mano e cala la carta della condivisione delle decisioni tra Aria e Regione durante tutta la campagna vaccinale. Tutto in vista dell’imminente passaggio di consegne a Poste Italiane, che ha già eseguito un primo sopralluogo a Chiuduno.

Ma torniamo al fronte bergamasco: sono 388 i nuovi casi e si contano in 797 in tutto i pazienti ricoverati nei nostri ospedali, che restano sotto pressione e le cui terapie intensive si stanno avviando lentamente alla saturazione, con 88 posti già occupati nelle Aree critiche.

Dalle nostre strutture sanitarie si leva una voce univoca: «le restrizioni restino, almeno fin dopo Pasqua». Le messe in quarantena sono sempre numerose ma stanno rallentando la loro costante salita, segno di un probabile avvenuto raggiungimento del picco.

Sul fronte delle immunizzazioni di gruppo è ormai prossima al completamento la campagna nelle RSA in tutte le strutture bergamasche, mentre procedono seppure a rilento in attesa dell’arrivo di nuove dosi le vaccinazioni in tutti gli hub attualmente attivati, compreso il camper dedicato agli over 80 a Valgoglio. Secondo la rilevazione della scorsa settimana il 7,89% dei bergamaschi ha già ricevuto almeno una dose di vaccino.

Tuttavia la ricerca di nuove armi contro la diffusione del coronavirus ed i suoi effetti mortali non si ferma ai vaccini: è di queste ore la notizia che un’equipe italiana sta progettando un farmaco capace di “imprigionare” il virus impedendogli di utilizzare una proteina per diffondersi all’esterno del corpo che lo ospita. In tempi brevi ne verrà avviata la sperimentazione. Frattanto è stato accertato che l’uso di Eparina nei pazienti di età superiore ai 59 anni è in grado di abbassare fino al 60% il tasso di mortalità da CoViD.

Venerdì, 26 marzo 2021