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CoViD-19: l’emergenza non accenna a finire

Giovedì, 4 marzo 2021

«Nella Bergamasca numeri da zona rossa. Serve lockdown duro di almeno un mese». Una sentenza quasi mortale per i bergamaschi che già da oltre un anno stanno sacrificando il proprio stile di vita, le proprie attività e le proprie abitudini ed a pronunciarla è Roberto Battiston, fisico delle particelle e docente all’Università di Trento, in una recentissima intervista.

«Con il diffondersi delle varianti e con l’indice Rt a 1,45, distanziamento e mascherine non bastano più – sostiene l’esperto -, ora serve un lockdown duro di almeno un mese, altrimenti si rischia il collasso del sistema sanitario». In effetti i contagi in provincia di Bergamo stanno crescendo, in proporzione, più che nel bresciano ed i numeri sono già da zona rossa: a questo ritmo e senza interventi drastici, nel giro di pochi giorni gli infetti potrebbero aumentare del 50% rispetto alla scorsa settimana.

Una prospettiva drammatica, che ci riporta agli incubi già vissuti dodici mesi fa, sebbene nel frattempo si siano affinate le terapie, siano state meglio attrezzate le strutture sanitarie e siano apparsi, con tutte le loro problematiche connesse, anche i tanto sospirati vaccini.

Secondo Guido Bertolaso, consulente di Regione Lombardia, tutta l’Italia, ad eccezione della Sardegna, si sta avvicinando a grandi passi verso la zona rossa: la diffusione delle varianti e la loro recrudescenza costringeranno ad adottare nuove restrizioni e già domani, con i nuovi dati del monitoraggio, la gran parte delle Regioni sarà in zona arancione o peggio.

Oltre la metà degli italiani dovrà quindi tornare a fare i conti con negozi chiusi, spostamenti vietati o fortemente limitati, milioni di studenti dall’asilo alle superiori in DaD e migliaia di bambini delle Scuole Materne saranno di nuovo confinati in casa, con gravi disagi per le attività delle famiglie. Tutto questo mentre la campagna vaccinale stenta a decollare.

Tuttavia il primo passo è stato compiuto con la sostituzione di Domenico Arcuri a commissario unico per l’emergenza e con le sollecitazioni da parte del premier Draghi a Ursula von Der Leyen per una maggiore incisività della UE sulle case fornitrici di vaccini, sebbene la migliore soluzione sarebbe la produzione del siero direttamente in Italia entro l’ottobre di quest’anno.

In questa convulsa fase di emergenza si inseriscono alcuni provvedimenti governativi considerati come una necessaria replica di quelli già in vigore, come il blocco dei licenziamenti fino a giugno, gli interventi della Cig Covid, che dovrebbe essere rifinanziata per tutto l’anno, i congedi straordinari e il diritto allo “smart working” per i genitori con figli in DaD o in quarantena.

Attualmente sono allo studio anche la cancellazione di 60 milioni di vecchie cartelle fino a cinquemila euro e lo stralcio dei vecchi debiti fiscali, come la proroga fino ad aprile dell’invio delle nuove cartelle esattoriali. Tutta da definire anche la questione degli indennizzi a favore delle categorie duramente colpite dalla pandemia, compresi gli operatori del turismo invernale e quelli dell’indotto, ormai stremati per un’intera stagione persa sulle spalle, dall’8 marzo dello scorso anno, gravata da pesanti investimenti purtroppo vanificati e soggetta a costi fissi elevatissimi: a loro dovrebbe essere assegnato un contributo aggiuntivo quantificato provvisoriamente in 600 milioni.

Secondo Massimo Fossati, presidente Associazione Nazionale Esercenti Funiviari Lombardia (Anef) e amministratore del comprensorio di Valtorta Piani di Bobbio, servono ristori veri, non aiuti una tantum e simbolici, ma sostegni reali che «alla luce delle notizie del pomeriggio di ieri 3 marzo riteniamo positivi. Superando il sistema dei codici Ateco, tutti i professionisti e gli operatori del comparto montagna potranno ricevere un indennizzo reale. Ci fa piacere poi che sia stato stanziato un fondo ad hoc per gli impianti sciistici, che se verrà confermato risulta essere coerente con i dati da noi trasmessi al Ministero dell’Economia e delle Finanze: un sostegno fondamentale per la loro sopravvivenza».

L’attuale stretta da parte dell’esecutivo nazionale in nome dell’emergenza coronavirus comporta anche un sacrificio in termini di esercizio di alcuni diritti fondamentali, come quello di voto. Sembra infatti del tutto probabile che la pattuglia dei consulenti tecnici finirà per consigliare al governo il rinvio all’autunno, il 10 o l’11 ottobre e dicembre per le provinciali, delle elezioni per il rinnovo di importanti amministrazioni locali.

In particolare gli appuntamenti elettorali in bergamasca subiranno profonde modifiche per quanto riguarda i comuni di Treviglio, Caravaggio, Verdellino, Urgnano, Ponte San Pietro, Cologno, Palosco, Calcinate e la Provincia di Bergamo, presieduta attualmente da Gianfranco Gafforelli che è anche il sindaco uscente di Calcinate. Questa particolarità rappresenta un problema che dev’essere risolto, in quanto la normativa attuale prevede che solo un sindaco in carica possa essere eletto presidente di una Provincia e se Gafforelli non dovesse essere rieletto a Calcinate potrebbe decadere anche dalla carica di Presidente della Provincia di Bergamo.