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Al processo per i morti CoViD in bergamasca il Ministro Speranza rischia di salire sul banco degli imputati

Come noto sono 500 i familiari delle vittime bergamasche del Covid che, con l’assistenza di un team di legali guidati da Consuelo Locati, hanno trascinato in giudizio Stato e Regione Lombardia per la gestione fallimentare dei primi momenti della pandemia, il febbraio dello scorso anno.

Terreno del contendere è la causa civile da 100 milioni di euro per risarcimento danni ora nelle mani del Tribunale Civile di Roma: entrambe le parti hanno consegnato alla magistratura le loro deduzioni scritte e si attende nei prossimi giorni una decisione in merito.

L’Avvocatura dello Stato a difesa di Palazzo Chigi e del Ministero della Salute, allora guidati rispettivamente da Giuseppe Conte e Roberto Speranza, ha depositato una memoria di 36 pagine considerata dagli avvocati delle vittime come “fumo negli occhi” poco convincente ed ancor meno professionale.

I familiari delle vittime contestano il governo di allora che, con alcune omissioni, avrebbe provocato decine di migliaia di morti, si calcola 42 mila ossia almeno un terzo dei 126 mila totali, mentre l’Avvocatura si limita ad osservare che le percentuali di probabilità siano troppo basse per stabilire il “nesso di casualità” tra omissioni o errori dello Stato e decessi.

Ma a non tornare è anche il conteggio delle vite andate perdute: l’Avvocatura afferma che “il rapporto tra casi confermati e vittime in Italia non si discosta da quello esistente nel resto del mondo”, mentre i legali delle vittime fanno notare che, per dimostrare la sua tesi, il governo abbia confrontato la piccola Italia con continenti interi come l’Africa e l’America.

Ma non è tutto: l’Istituto Superiore di Sanità sul suo sito avverte che a inizio pandemia è “probabile” che i decessi siano stati “sottostimati” perché “molti pazienti sono deceduti senza essere testati”. Partendo dalla rilevazione Istat sulla mortalità nel 2020, risultante la più elevata di tutto il dopoguerra, come può l’Avvocatura sostenere che in Italia i dati statistici di mortalità in Italia nel 2020 siano simili a quelli del resto del mondo?

Ma sulla testa del ministro Speranza si stanno addensando pesanti nuvoloni, perché uno dei principali capi d’accusa sono proprio le sue circolari del gennaio 2020, quella del 22 e quella successiva del 27, che ne modificava incomprensibilmente il contenuto.

Correttamente si era stabilito, con la prima, come individuare i positivi: per sottoporre a test un sospetto bastava che il paziente presentasse motivazioni epidemiologiche, come ad esempio un viaggio in Cina, oppure sintomi clinici anomali, come quelli di una polmonite diversa da quelle già ben conosciute. “Era una circolare perfetta”, come l’ha definita Giuseppe Marzulli, ex direttore sanitario dell’ospedale di Alzano Lombardo.

Purtroppo cinque giorni dopo il ministro modificò le disposizioni, pare su indicazioni dell’OMS che allora mostrava una posizione piuttosto ambigua, negando ai medici la discrezionalità nell’eseguire test in presenza di un decorso clinico anomalo.

Nella sua memoria difensiva, l’Avvocatura tenta goffamente di addossare almeno parzialmente la responsabilità di questa gestione disastrosa alle Regioni, con l’alibi di aver voluto facilitare il coordinamento tra le Istituzioni.

Con questo intervento sconsiderato fu invece compromessa gravemente la sorveglianza epidemiologica ed il virus fu libero di circolare fino alla fine di febbraio dello scorso anno. Per fortuna fu scoperto a Codogno, solo grazie al coraggio dei medici che non rispettarono le sciagurate disposizioni ministeriali.

Enrico Scarpellini

Mercoledì, 14 luglio 2021