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A proposito della gloriosa Banca Popolare di Bergamo

Ora che la gloriosa “Banca Popolare di Bergamo” non esiste più, caduta sotto la mannaia del boia in doppio petto che vuole solo grosse aggregazioni bancarie in Europa, più facilmente controllabili da chi detiene le leve del potere finanziario, proviamo a fare la sua storia, con una certa nostalgia campanilistica.

  • Nel 1869 venne fondata con pubblica sottoscrizione la Banca Mutua Popolare della città e provincia di Bergamo, che nel 1883 divenne semplicemente Banca Mutua Popolare di Bergamo.
  • Nel 1950 assunse il nome Banca Popolare di Bergamo e nel successivo trentennio, fra gli anni ’60 e ‘80, attraverso l’acquisizione di undici banche minori raggiunse dimensioni regionali.
  • Nel 1992 la BPB, fondendosi con il Credito Varesino, assume la denominazione di Banca Popolare di Bergamo – Credito Varesino.
  • A fine 2002 viene annunciata la fusione tra Banca Popolare di Bergamo, Banca Popolare Commercio e Industria e Banca Popolare di Luino e di Varese, che ha dato vita al Gruppo Banche Popolari Unite, che a sua volta si è successivamente fuso con Banca Lombarda e Piemontese nel 2007, creando UBI Banca, nella quale il 20 febbraio 2017 confluisce la stessa Banca Popolare di Bergamo.

Come è facile dedurre, una storia lunga e complicata, che presto troverà la sua conclusione: il passaggio di consegne a Intesa Sanpaolo, che ha esercitato la sua OPAS accettata dagli azionisti del gruppo bergamasco. Intesa Sanpaolo e UBI Banca diventano così parte di un unico grande gruppo, primo in Italia e tra i primi in Europa. Ma c’è un’appendice che riguarda le filiali nella provincia bergamasca, comprese quelle della Valle, e che comporterà per i correntisti le solite incombenze burocratiche di cambio dell’IBAN.

Infatti per evitare l’eccessiva concentrazione di sportelli in un soggetto unico, un ramo d’azienda di Ubi Banca, con il corredo di filiali e dipendenti, verrà ceduto ad un terzo istituto di credito, la BPER Banca, già Banca Popolare dell’Emilia Romagna, alla quale sembra interessato l’altro colosso bancario italiano, il Banco BPM, nel quale da alcuni anni è confluita l’altra banca orobica, l’altrettanto glorioso Credito Bergamasco.

Sembra evidente che in tema di banche l’Italia abbia inventato il moto perpetuo, una storia infinita che i correntisti conoscono già fin troppo bene.