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La montagna non è una passione da prendere alla leggera

Ci sono lavori che comportano intrinsecamente un alto rischio, così come ci sono sport più pericolosi se spinti al limite e passioni che ci coinvolgono emotivamente e ci inducono ad osare rischiando di sottovalutare le possibili conseguenze.

Sfidare la montagna, provare a misurare sé stessi ed i propri limiti, oppure semplicemente goderne le bellezze a diretto contatto fisico può effettivamente comportare rischi, che gli appassionati definiscono “calcolati”, sapendo di poter contare su organizzazioni e strutture nate, allocate ed addestrate proprio per questo scopo.

In questi giorni di metà agosto sono due gli incidenti più gravi occorsi agli escursionisti bergamaschi o verificatisi sul nostro territorio, per fortuna senza conseguenze irreparabili: il primo risale a lunedì e riguarda il Dente del Gigante, nel massiccio del Monte Bianco, dove Cristian Garavelli, un trentenne residente ad Azzano, è precipitato per una trentina di metri finendo sulle rocce a quota 4000, mentre il secondo ha coinvolto un escursionista di 54 anni di Casalmaggiore, provincia di Cremona, precipitato da un dirupo di una cinquantina di metri nella zona del Lago del Diavolo in territorio di Carona.

Cristian Garavelli, che ha riportato vari traumi ma è attualmente fuori pericolo, è ricoverato da lunedì sera all’ospedale Le Chal in Alta Savoia. Nella sua intervista all’Agenzia ANSA ha raccontato le fasi finali della sua disavventura: «Ci stavamo calando in doppia corda per arrivare a fare sicura ma in quel tratto lo spit è tutto spostato a sinistra. Non riuscivo ad avvicinarmi. C’era il vento, era forte. Le ho tentate tutte, mi sono tirato su con le braccia, avevo il machard, ma poi non ha più retto. Mi sono tenuto con tutta la forza che avevo nelle braccia, ho tirato fuori dallo zaino la piccozza per fissarla in parete, le forze mi mancavano. Il mio compagno di cordata non poteva aiutarmi. Sono rimasto sospeso nel vuoto per due ore, ero sfinito e mi sentivo svenire. Pensavo davvero di morire». Poco dopo Cristian è precipitato nel vuoto, ed in quei momenti ha pensato che non avrebbe più rivisto sua moglie ed il suo cane. Per fortuna non è finita così.

Carona, in Valle Brembana, è stata teatro del secondo incidente, quello avvenuto mercoledì 18 e che ha coinvolto l’escursionista cremonese di Casalmaggiore.

Prima una tappa al rifugio Fratelli Longo in compagnia di un amico anch’egli cremonese, dove hanno prenotato il pernottamento, poi dopo le 16 la partenza per il Lago del Diavolo, ma nel tragitto di ritorno l’incidente: l’uomo è scivolato e l’amico, che lo precedeva, ha sentito il suo grido d’aiuto e l’ha visto scivolare in un dirupo per 50 metri, dirigendosi poi in fretta al rifugio per allertare il 118. Attivato anche il Soccorso Alpino, con le squadre del Cnsas della Val Brembana e l’elisoccorso Areu.

Ai primi soccorritori l’uomo è parso non cosciente, con una profonda ferita alla testa. L’elicottero inviato da Como ha trasportato il ferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in codice rosso.

Giovedì, 19 agosto 2021