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San Pellegrino, da 30 anni alla Scala per far conoscere la lirica ai valligiani: il centesimo bus


Ci sono traguardi che non si misurano solo in chilometri percorsi, ma in emozioni condivise e in un instancabile amore per la cultura. Per Lorenzo Tassi di San Pellegrino (professore di Italiano e Storia all’Istituto superiore di San Pellegrino Terme (Alberghiero), direttore di coro e pianista), il prossimo 9 giugno non sarà una data qualunque: con la messa in scena del Nabucco di Giuseppe Verdi, festeggerà la sua centesima trasferta organizzata verso il Tempio della Lirica: il Teatro alla Scala di Milano. Un viaggio iniziato trent’anni fa e che, numero dopo numero, ha trasformato un’iniziativa privata in una vera e propria istituzione per il territorio.


Un’eredità di bellezza: 5.000 spettatori in tre decenni
Il bilancio dell’attività del prof. Tassi è impressionante. In tre decenni di attività come “ambasciatore della bellezza”, ha accompagnato circa 5.000 persone – tra studenti curiosi e adulti appassionati – a respirare l’aria del Piermarini. Grazie ai suoi bus, generazioni diverse hanno potuto assistere alle più famose opere, ai migliori concerti solistici e orchestrali e alle grandi produzioni di balletto.
Sotto la sua guida, i partecipanti hanno avuto il privilegio di vedere alternarsi sul podio i giganti della direzione d’orchestra: dai mostri sacri come Riccardo Muti e Claudio Abbado, fino alle bacchette di Daniel Barenboim, Riccardo Chailly e Valery Gergiev. Non sono mancati i grandi solisti e le voci leggendarie, da Maurizio Pollini al pianoforte e Uto Ughi al violino a stelle del calibro di Plácido Domingo, Luciano Pavarotti e Jonas Kaufmann. Un capitolo speciale è stato dedicato anche alla danza, portando il pubblico ad ammirare la perfezione tecnica e l’eleganza di étoile mondiali come Roberto Bolle, Carla Fracci, Svetlana Zakharova e Alessandra Ferri, rendendo ogni viaggio un appuntamento con la storia delle arti performative.


Questo straordinario percorso non è nato per caso, ma affonda le radici negli anni della formazione. Tutto è stato reso possibile grazie al costante supporto dell’Ufficio Promozione Culturale della Scala, una realtà che Tassi ha imparato a conoscere e apprezzare fin dalla giovinezza. All’epoca, da studente di Musicologia presso l’Università di Pavia, frequentava assiduamente il teatro insieme ai suoi compagni di corso, gettando le basi per quello che sarebbe diventato l’impegno di una vita.


Fondamentale in questo viaggio è stata anche la profonda amicizia con il musicista sanpellegrinese Renato Filisetti. Grazie alla disponibilità del trombonista scaligero, il gruppo ha potuto vivere esperienze uniche, andando oltre lo spettacolo in sala: più volte, infatti, Filisetti ha aperto le porte del “dietro le quinte”, permettendo agli accompagnati di Tassi di visitare le quinte e scoprire i segreti tecnici e umani che si celano dietro ogni grande produzione.


“L’obiettivo è sempre stato quello di rendere la grande musica e l’arte accessibili a tutti,” commenta Tassi. “Non organizzo solo un viaggio, ma preparo il terreno per un’esperienza che arricchisce l’anima”.
In trent’anni, i ricordi si sono accumulati come spartiti su un leggio. Tra gli aneddoti che ama raccontare, spicca quella volta in cui la tensione artistica si fece tangibile: durante una prova d’orchestra, il maestro Zubin Mehta, visibilmente contrariato per l’esecuzione del Bolero di Ravel, lanciò la bacchetta in un gesto di stizza, sospendendo immediatamente tutto e lasciando il pubblico presente in un silenzio carico di elettricità.


Di segno opposto, ma altrettanto indelebile, è l’emozione provata in occasione di una “Prima” alla presenza del Presidente Sergio Mattarella. Il momento in cui l’intero teatro si è alzato in piedi, unito nel solenne canto dell’Inno d’Italia, rimane per Tassi e i suoi accompagnati uno dei vertici di orgoglio civile e culturale vissuti tra le mura del Piermarini.
“Ma la soddisfazione più grande è quando mi capita di trovare casualmente all’ingresso o nel foyer del teatro i miei ex alunni, che ritornano alla Scala solo per il loro puro piacere, a testimonianza che quel semino lanciato anni prima ha dato i suoi frutti”.
La scelta del Nabucco per la centesima spedizione sembra quasi un omaggio del destino. L’opera del “Va, pensiero”, simbolo di rinascita e identità, rappresenta perfettamente lo spirito con cui il professor Tassi ha portato avanti questa missione per trent’anni: un coro unanime di persone che, partendo insieme su un bus, si ritrovano unite dalla magia della musica e del bello.


Il 9 giugno, mentre le luci della Scala si abbasseranno e il sipario si alzerà sulle note verdiane, Lorenzo Tassi potrà guardare la platea sapendo di aver contribuito, viaggio dopo viaggio, a scrivere un pezzo di storia della divulgazione culturale italiana.

Poco distanti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Domenica 19 aprile 2026

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