HomeRedazionaleIn evidenzaStop alla Pedemontana bergamasca, l’ACI: “Scelta grave per il territorio, serve un’alternativa”

Stop alla Pedemontana bergamasca, l’ACI: “Scelta grave per il territorio, serve un’alternativa”

Lo stop alla tratta bergamasca della Pedemontana non è una buona notizia per il territorio. È questa la posizione dell’architetto Felice Sonzogni, zognese, presidente della Commissione Mobilità dell’ACI di Bergamo.

Per Sonzogni si tratta di una scelta “grave per l’intero nostro territorio, perché rischia di penalizzarci in modo duraturo”. E aggiunge: “Basta illusioni, serve subito una alternativa”.

Il progetto era considerato di rilevanza strategica a livello regionale e nazionale e aveva raccolto un ampio consenso istituzionale. L’iter risultava già a uno stadio avanzato, con il tracciato definito, le procedure avviate e alcune aree già espropriate.

L’opera si inseriva nel corridoio europeo Lisbona-Kiev, con il territorio bergamasco parte di una rete infrastrutturale di scala europea.

L’arch.Sonzogni, già assessore alla pianificazione territoriale e alle Grandi Infrastrutture della Provincia di Bergamo dal 1999 al 2009 con il presidente Valerio Bettoni, interviene anche sul metodo della decisione. “Raccontare la cancellazione della tratta D della Pedemontana da parte di Regione Lombardia come un successo, come la liberazione da un vincolo territoriale è fuorviante. Sono stato partecipe attivo di tutta la fase di confronto e definizione del progetto sino alla sottoscrizione dell’accordo di Programma. Posso affermare che c’era stato un grandissimo consenso da parte di tutte le istituzioni coinvolte, di tutte le principali forze politiche, del mondo imprenditoriale ed economico a sostegno di quest’opera considerata la più importante e strategica per il Nord Italia e sicuramente di regione Lombardia”.

E ancora: “Non c’è nulla da festeggiare. Non è stata scartata solo un’infrastruttura: è stato eliminato un corridoio strategico di mobilità, costruito negli anni attraverso un lavoro condiviso tra istituzioni, tecnici, forze politiche e mondo economico. Oggi tutto questo viene abbandonato senza che esista una vera alternativa”.

Le conseguenze, secondo Sonzogni, riguardano l’intera provincia e non solo i 13 Comuni coinvolti direttamente. Tutti i 243 Comuni bergamaschi rischiano un progressivo allontanamento dai principali assi infrastrutturali.

Restano aperti diversi nodi: collegamento trasversale nell’Isola bergamasca, attraversamento dell’Adda, dorsale nord-sud e sistema ferroviario con la gronda Seregno–Levate.

“Nel PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) queste risposte esistevano. Prima di cancellare, è doveroso proporre una alternativa. Non è accettabile eliminare senza costruire né lasciare il preoccupante vuoto che si delinea – sottolinea Sonzogni – e servono subito chiarezza e responsabilità istituzionale”.

Infine l’appello alla Provincia a non cancellare il corridoio infrastrutturale previsto nel PTCP. “Sarebbe un errore irreversibile perché significherebbe l’eliminazione degli ultimi spazi strategici disponibili per organizzare la mobilità futura. Non si chiede di difendere a tutti i costi l’infrastruttura autostradale che Regione Lombardia ha deciso di cancellare, ma di tutelare un corridoio per le mobilità del futuro, che non può essere compromesso oggi. Questa non è la fine di un progetto, ma è un passaggio che impone una scelta: subire oppure reagire. Il territorio bergamasco non può permettersi di restare fermo e vedere svanire ogni prospettiva”.

Venerdì 24 aprile 2026

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