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Il veterano dei medici brembani: “Noi come un call center. Al nostro ospedale? Per gli esami si va a Bergamo” (video)

“Il cittadino, purtroppo, è vittima come noi di questa normativa. Noi medici lavoriamo fino a 10 ore al giorno, e riceviamo anche 50-60 telefonate. Troppa burocrazia, ma in mezzo ci sono le persone che muoiono e hanno patologie serie”. Così il dottor Mario Boffelli, da 41 anni in servizio come medico di medicina generale a San Giovanni Bianco, descrive la situazione dei medici in Valle Brembana.

Perché ci sono pochi medici?

“Da parecchi anni la situazione è questa: i medici ci sono, ma pochi sono quelli abilitati a fare la medicina generale. Per esempio: vanno in pensione 300 medici e la Regione fa un corso per assumerne solo 90”.

E in Valle Brembana perché non salgono?

“Se uno è di Bergamo preferisce stare a Bergamo, piuttosto che andare a Oltre il Colle. Gli incentivi, come quello proposto dall’assessore Moratti, possono essere validi. Ma purtroppo la medicina generale è sempre meno appetibile, poco gratificante. Una volta facevamo i medici, ora la situazione è degenerata”.

Il malcontento della professione deriva da cosa? Perché qualche medico ha lasciato?

“Adesso è un continuo scrivere ricette e certificati. Se riesci a fare la tua professione sei felice. In Val Brembana due-tre medici sono andati in pensione, e altri hanno lasciato prima, perché non ne potevano più dei carichi di lavoro: si fanno dieci ore al giorno. Siamo diventati un call center e tutto va a finire sul medico curante. I pazienti mi chiamano anche quando sono all’estero”.

Faccia qualche esempio

“Ci sono scuole che chiedono certificati per la riammissione a scuola dei bambini, altre no. Eppure i ragazzi hanno fatto un tampone, sono negativi, e hanno l’autocertificazione, ma ci chiedono ancora un certificato. In tutto questo i medici più giovani, appena entrati in servizio, si trovano in difficoltà ancora maggiore”.

Riceve lamentele dagli assistiti? E il nostro ospedale?

“Gli assistiti sono dei santi, vittime come noi della normativa, ma le lamentele ci sono. Se un medico deve fare una diagnosi e prescrivere degli esami, il paziente ci impiega anche due o tre mesi. Al nostro ospedale non sai quando riesci a farli, perché non sai quando ci sono gli specialisti. I pazienti, e magari sono anziani, devono arrangiarsi e andare a Bergamo, oppure pagare privatamente se vogliono farli in tempi ragionevoli. Perché qui in ospedale non li fanno”.

Gli anziani sono i più penalizzati dal sistema?

“Sì, va bene a chi ha famigliari che li aiuta. Fortunatamente c’è anche una buona rete di supporto territoriale. Come lo è per esempio la cooperativa In Cammino di San Pellegrino”.

Cosa fare per ridurre il carico di lavoro?

“Molto difficile. Spero che a fine febbraio-inizio marzo diminuisca il contagio da Omicron. Io, l’ultimo morto di Covid tra i miei assistiti, l’ho avuto il 27 marzo 2020. Ora la situazione dovrebbe calmarsi, adesso il problema è la gestione della burocrazia. Purtroppo penso che Ats non possa intervenire su questo, la burocrazia è una maledizione italiana”.

Sabato 29 gennaio 2022