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I cantieri di S.Pellegrino: il punto di vista del sindaco Vittorio Milesi (Parte II)

Della nostra lunga intervista al sindaco Vittorio Milesi ieri abbiamo pubblicato la prima parte, in risposta a quello che era il primo nostro quesito: «Come intende rispondere San Pellegrino alla probabile imminente ripresa dei flussi turistici?». Oggi pubblichiamo la seconda parte con le considerazioni del sindaco in merito agli altri nostri successivi punti interrogativi.

Quanto ha inciso la pandemia sull’occupazione a San Pellegrino?

«Su questo terreno i dati sono contraddittori: guardando alle offerte di lavoro che provengono soprattutto dal comparto turistico alberghiero sembra che ci sia una buona offerta ma non ci sia un’adeguata risposta da parte di chi è interessato alla tipologia del lavoro tipico di questa zona, nel settore dei bar e dei servizi alberghieri, dove sembra sorprendentemente difficoltoso il reperimento di personale».

«Questa potrebbe essere una conseguenza di quel provvedimento radicalmente sbagliato conosciuto come “reddito di cittadinanza”, grazie al quale molti, soprattutto giovani, non cercano nemmeno un’occupazione in quanto trovano più conveniente anche economicamente ricorrere a questa forma di assistenza. Il risultato evidente è la profonda turbativa del mercato del lavoro e la scarsa incisività nella riduzione della povertà considerando che in precedenza esistevano altre soluzioni per aiutare chi era veramente in difficoltà e sulle quali si potevano applicare dei miglioramenti».

In tema di viabilità, S.Pellegrino che cosa si aspetta nell’immediato futuro?

«Sulla viabilità, che è un tema che condiziona in modo importante lo sviluppo della nostra Valle, dobbiamo registrare in termini positivi l’imminente apertura della “Variante di Zogno”: da questo punto di vista dobbiamo essere grati alla Regione Lombardia e all’Amministrazione Comunale di Zogno che si è prodigata per ottenere il completamento di quest’opera con l’obiettivo di contribuire a dare un respiro dal punto di vista della viabilità alla Valle Brembana».

«L’altra opera importante che è in fase di realizzazione è la “Treviolo-Paladina”, un elemento da registrare in termini positivi, mentre la parte che manca, sulla quale dovremmo tutti concentrare gli sforzi, è la progettazione del tratto da Paladina a Villa d’Almè, quindi il completamento dell’ultimo lotto della “Tangenziale Sud di Bergamo”. Non manca solo il completamento della progettazione ma anche il finanziamento di quest’opera che è assolutamente fondamentale per il futuro della Valle Brembana».

«Su questo terreno scontiamo invece dei ritardi “biblici”, con delle responsabilità che vanno attribuite in primo luogo alla Provincia di Bergamo ma anche a noi amministratori della Valle Brembana, che non ci siamo mossi sempre con la determinazione necessaria per pretendere che questa opera venisse completata anche nel tratto che riguarda più direttamente la Valle».

E come considera l’ipotesi della linea TEB fino a San Pellegrino e oltre?

«Non posso che considerarla in termini positivi, però parliamo anche qui di progettazione e, per essere franco fino in fondo, non vorrei che anche in questo caso, una volta realizzata la progettazione di massima, ci venisse contestato che costa troppo o che gli spazi sono limitati oppure che non si riesce a realizzare per i più svariati motivi ed alla fine ci troveremmo soltanto con dei bei progetti ma senza alcuna opera realizzata».

«Certo sarebbe un’opera importante per il futuro della nostra Valle, ma credo che la priorità vada attribuita al completamento della tangenziale sud, già realizzata nei soli lotti che interessavano la città di Bergamo ed i grandi comuni del suo hinterland, ma che, guarda caso, quando tocca alla Valle Brembana, che è comunque ultima in ordine di tempo, non si completa la progettazione e si nega l’opportunità della realizzazione dell’opera perché avrebbe costi troppo elevati».

«La stessa cosa può succedere anche per quanto riguarda la tramvia, – osserva il sindaco con una punta di sarcasmo – ossia ci dicono e ci convincono che dobbiamo credere nel futuro su rotaia ma poi qualcuno ci dirà che costa troppo arrivare in Valle Brembana con la tramvia e quindi spenderemmo i soldi per la progettazione ma non realizzeremo l’opera». «Queste sono le preoccupazioni che abbiamo ed io credo che dovremo averne consapevolezza perché le sorti dei nostri territori dipendono dalla risoluzione dei problemi della viabilità, diversamente il futuro per questa Valle sarebbe segnato soprattutto per i comuni dell’alta Valle: basterebbe guardare alle condizioni in cui versano questi comuni, magari anche ben amministrati, ma che si spopolano, dove c’è anche un grande patrimonio edilizio inutilizzato, edifici degradati, case chiuse da tempo, luoghi abbandonati proprio perché per raggiungerli i tempi sono eccessivi e la viabilità troppo complicata».

«Stessa cosa per quanto riguarda i servizi, a partire dal nostro presidio ospedaliero: alla Valle Brembana dev’essere garantito un Ospedale pubblico degno di questo nome e non una struttura che ormai esiste soltanto sulla carta. San Giovanni Bianco non deve funzionare soltanto nei giorni feriali dalle 8 di mattina alle 17,30 del pomeriggio, ma dovrebbe restare aperto 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, come avviene in altri territori anche della bergamasca, l’esempio di Piario su tutti».

«Dobbiamo quindi pretendere che ciò che l’ASST di Seriate garantisce a Piario venga garantito anche dall’ASST Papa Giovanni a San Giovanni Bianco, dove invece l’unico reparto funzionante è attualmente la medicina. La clinica Quarenghi è privata ed è un’eccellenza nella riabilitazione motoria e cardiologica – aggiunge Milesi -, ma credo che noi dobbiamo garantire le prestazioni ordinarie di base attraverso strutture pubbliche e quindi il presidio ospedaliero di San Giovanni Bianco dev’essere il punto di riferimento per i cittadini della Valle Brembana sul tema della salute».

«Non pretendiamo che qui ci sia l’eccellenza, perché questo il territorio non l’ha mai preteso, ma pretendiamo che l’ospedale dia nelle situazioni normali le risposte ai bisogni del territorio e che i residenti non siano costretti per qualsiasi tipo di problema a rivolgersi a strutture ospedaliere della città di Bergamo o anche più lontane».

Anche la banda larga tra i servizi essenziali: che cosa ne pensa?

«Sicuramente questo è un tema che in una realtà come la nostra è importantissimo, soprattutto perché dopo l’emergenza sanitaria l’utilizzo del lavoro da casa potrebbe essere un elemento che ci consente di tornare a rendere in qualche misura attrattiva la Valle: non sarebbe più da escludere la possibilità di venire a vivere su questo territorio e di godere di una qualità della vita migliore in quanto i nostri territori, dal punto di vista dell’ambiente e della natura, conservano ancora il loro fascino».

«Per avere la possibilità di svolgere un lavoro da casa lo strumento informatico è quindi assolutamente indispensabile e dotare tutto il territorio della Valle di infrastrutture come la banda larga è una precondizione fondamentale. Qualcosa si sta già facendo in questa direzione, anche se il servizio è garantito per ora solo per i comuni più importanti del fondovalle, ma l’obiettivo è di promuoverne la diffusione su tutto il territorio».

«L’esperienza innovativa di Ornica è significativa al riguardo e dimostra come possa essere sviluppata con successo un’attività lavorativa in un’area montana: l’auspicio è che per realizzare tali tecnologie vettoriali ci pensino le istituzioni pubbliche, non certo quelle locali, anziché lasciare l’iniziativa alla esigenza individuale e piuttosto onerosa di un privato».

Tutti hanno dei sogni nel cassetto, nel suo libro che cosa c’è scritto?

«Credo che non dobbiamo troppo rincorrere i sogni, ma dobbiamo tentare di capire che cosa oggi è possibile fare nella nostra Valle per la nostra gente, perché possa continuare a vivere in Valle Brembana. Mi auguro invece che possano essere realizzati alcuni obiettivi concreti, come il recupero del Grand Hotel e la rivitalizzazione di quel complesso monumentale che è una parte vitale di San Pellegrino e che dopo un investimento pubblico di quasi 25 milioni di euro non può sicuramente rimanere chiuso ma deve trovare in qualche modo una sua funzione per essere restituito alla comunità di San Pellegrino e della Valle Brembana in termini utili allo sviluppo economico».

«Continuo a nutrire la speranza che la destinazione finale sia ancora quella alberghiera, ma al fine di vedere quella struttura riaprire e tornare in vita si potrebbe prendere in considerazione anche altre destinazioni d’uso, come qualcuno ha anche prospettato, pur rimanendo solo allo stadio di intenzioni. Tutte le proposte avranno la nostra attenzione, dalla trasformazione in RSA, in una struttura sanitaria, in un centro servizi con finalità pubbliche, in un campus universitario, in un centro di ricerca: l’unica condizione è la concretezza, per fare in modo che i progetti diventino realtà nell’interesse dei cittadini della Valle Brembana per evitare che questi luoghi si continuino a spopolare e per permettere a questa Valle di avere una prospettiva di sviluppo per il futuro».

Martedì, 8 giugno 2021