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Ultime notizie dal fronte CoViD

Sta montando in queste ore la polemica politica sull’ipotesi governativa di prorogare fino alla fine dell’anno lo “stato di emergenza sanitaria” (con pesanti implicazioni economiche e sociali ma anche in termini di limitazione di libertà protette dalla Costituzione), che dovrebbe invece scadere il 31 luglio prossimo.

Ad esporsi non è il premier Draghi in persona, ma fonti di Palazzo Chigi, secondo le quali «l’emergenza sanitaria a luglio non sarà finita e non sarà conclusa neppure la fase più intensa della campagna vaccinale. In più, ci sarà da affrontare la situazione che seguirà alle vacanze estive e garantire una ripartenza ordinata e sicura a settembre-ottobre. Insomma, abbiamo davanti mesi complicati, senza contare che c’è il rischio delle varianti». Come di consueto per i palazzi romani, un’elegante arrampicata sugli specchi dopo aver consultato ovviamente la sfera di cristallo del CTS.

Mentre i profeti di sventura stanno svolazzando come avvoltoi sulla Penisola, possiamo trarre qualche motivo di soddisfazione osservando i dati che emergono dalle rilevazioni settimanali sul nostro territorio: oltre due terzi dei comuni bergamaschi (163) contano zero contagi mentre tutta la Valle Brembana è ormai “CoViD free” da due settimane di fila, con l’unica eccezione di Sedrina con un solo nuovo caso. Molto lo si deve al pieno successo della campagna vaccinale con quasi il 70% della popolazione protetta almeno dalla prima dose, un dato che è ormai a ridosso della tanto attesa “immunità di gregge”.

Nell’ultima settimana si sono complessivamente accertati fra città e provincia soltanto 174 nuovi contagi, che abbassano l’incidenza settimanale a 16 casi ogni centomila abitanti: un trend in costante discesa nella bergamasca da almeno due mesi per un virus che frena anche nelle aree sotto osservazione, come in Valle Imagna e Villa d’Almè, dove nelle scorse settimane si erano registrati modesti focolai.

Un quadro che si può considerare con ottimismo, sul quale tuttavia getta la sua ombra l’indisponibilità di una parte non insignificante del personale sanitario a sottoporsi alla vaccinazione che viene considerata come requisito indispensabile per poter svolgere la loro attività.

Erano 3788 in tutta la bergamasca gli addetti che risultavano privi di copertura e dopo il primo avviso ne erano rimasti 280: a questi verrà spedito il secondo “invito” per inosservanza dell’obbligo di legge che resterà in vigore fino al 31 dicembre e che prevede anche sanzioni fino alla sospensione dal servizio quando la mancata vaccinazione non sia giustificata.

Giovedì, 17 giugno 2021