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Per poter ripartire serve vincere la paura

Un anno e mezzo di tragedia come quella sofferta dai bergamaschi per una pandemia prima non riconosciuta, poi gestita malamente dalle Istituzioni, un’emergenza che da sanitaria si è via via allargata a sociale, economica ed infine democratica, ha inciso profondamente sulla vita delle nostre comunità e sul modo di ricercare e valutare le prospettive di rinascita.

La città, ad esempio, con la sua facilità di accesso alle grandi vie di comunicazione gode oggettivamente di notevoli vantaggi rispetto al territorio montano che la circonda, le cui strade sono spesso tortuose, strette e troppo frequentate, con difficoltosi tratti nel cuore stesso delle località attraversate.

E che dire del turismo invernale, sacrificato per due intere stagioni, lasciato privo di adeguati indennizzi, tenuto prigioniero a vantaggio delle località straniere che hanno avuto l’opportunità di fidelizzare la clientela anche per il futuro: un vero e proprio harakiri organizzato con premeditazione o forse solo per stupidità dall’incompetente Ministero della Salute attraverso il suo “prezioso” CTS.

Ciò che è stato è stato ed ora ci penseranno i tribunali a stabilire le responsabilità ed a giudicare l’operato del governo all’epoca dei fatti, quando la pandemia dalla Cina fece il suo trionfale ingresso in Italia accompagnato dall’autorevole invito «abbracciamo un cinese».

Oggi c’è voglia di lasciarsi tutto alle spalle, e come dare torto al popolo italiano? Ormai è stato accertato che il coronavirus è totalmente instabile, potendo variare nel corpo umano ad ogni contagio e ad ogni inoculazione di vaccino, ma che è decisamente meno letale del virus circolante lo scorso anno, qualcuno azzarda perfino il confronto della “varinte Delta” con un fastidioso raffreddore.

La maggioranza della popolazione risulta già vaccinata, un quarto con le due dosi previste, una parte completerà il ciclo entro l’autunno con il risultato di raggiungere l’immunità di gregge entro quest’anno: restano fuori i minori ed una quota consistente di soggetti a rischio che nutrono scarsa fiducia in questi tipi di vaccini a RNA messaggero, ritenuti a ragione ancora insufficientemente testati.

Nel frattempo i reparti ospedalieri di terapia intensiva CoViD si sono quasi del tutto liberati ed il numero di deceduti per cause connesse direttamente al virus è ridotto giornalmente a qualche unità su una popolazione di oltre 60 milioni di italiani.

Motivi per nutrire ottimismo ce ne sono, senza farsi condizionare dalla congiura dei mezzi d’informazione di un certo tipo, che vorrebbero conservare lo stato d’ansia e di terrore ad oltranza mischiando a caso numeri e situazioni nel resto del mondo, dove tutto risulta incontrollabile e quindi incontestabile.

Abbiamo i vaccini, a Roma hanno pronti i forzieri dove parcheggiare i fondi europei, abbiamo la lista della spesa per come spenderli, forse disponiamo anche di un team di pragmatici guidati da Mario Draghi disposti a metterci la faccia, ora basta mettere qualche tempo a cuccia i giustizialisti forcaioli secondo i quali «non esistono innocenti ma solo colpevoli che l’hanno fatta franca» e l’Italia potrebbe rimettere in funzione i motori.

Se l’Italia riparte aprendo cantieri e incentivando le imprese anche il mercato del lavoro tornerà a funzionare, riducendo gradualmente la disoccupazione e scongiurando il rischio attualmente concreto di licenziamenti di massa.

Siamo appesi ad un filo sottile, presto sapremo se reggerà il peso della situazione

Enrico Scarpellini

Martedì, 20 luglio 2021