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Luoghi di lavoro: una strage senza fine

Lunedì 3 maggio, poco prima delle 10 ad Oste di Montemurlo (Prato): Luana D’Orazio muore intrappolata in un macchinario tessile. Non un grido, non un lamento, sono bastati pochi attimi e la tragedia, l’ennesima su un luogo di lavoro, era già compiuta spezzando la vita di quella splendida ragazza di 22 anni con un bimbo di cinque che ieri chiedeva con angoscia se, con più preghiere, la sua mamma “volata in cielo” sarebbe potuta tornare accanto a lui.

Raramente si tratta di malaugurate coincidenze, di casi fortuiti, troppo spesso è colpevole sottovalutazione dei pericoli, rimozione degli automatismi di sicurezza, mancato rispetto delle norme: risalire alle cause è il consueto, mesto compito degli inquirenti quando la tragedia è già irreparabile.

Martedì 4 maggio, intorno alle ore 17 a Leffe: un operaio quarantunenne di origine rumena residente a Fiorano stava lavorando ad un macchinario tessile all’interno di un’azienda del luogo quando, per cause in corso di accertamento, un braccio si è incastrato nei rulli. Considerata la gravità delle ferite, è stato necessario l’intervento di un’ambulanza e di un’auto medica: dopo aver stabilizzato in loco il ferito, questi è stato trasferito all’ospedale in codice rosso con l’elisoccorso partito da Bergamo: l’operaio non sarebbe in pericolo di vita ma rischia di perdere il braccio.

Giovedì 6 maggio, intorno alle ore 10 a Pagazzano: fra pochissimi giorni avrebbe compiuto 47 anni Maurizio Gritti, l’operaio di Calcinate morto sul colpo in un cantiere di via Canoca a Pagazzano, nella Bassa bergamasca. Stava posizionando una lastra di cemento armato, una “bocca di lupo”, che però si è sganciata dalla gru che la stava sollevando finendo per colpire l’operaio senza lasciargli scampo.

A nulla è servito il tempestivo intervento di un’ambulanza ed un’automedica: i sanitari non hanno potuto far altro che constatare la morte. La salma è stata poi composta nella camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Il settore dell’edilizia è il comparto più esposto e rischioso, nei cantieri si muore come mezzo secolo fa, per cadute dall’alto, schiacciamento e movimentazione dei materiali, ma in nessun settore il lavoratore può dirsi totalmente al sicuro, il rischio di ferirsi gravemente, di riportare menomazioni, di subire traumi invalidanti e perfino di lasciarci la vita non è mai così remoto da poterlo ignorare o sottovalutare.

Una strage quasi accettata fatalmente, che spesso non trova spazio nei notiziari ma non per questo meno drammatica: soltanto nel primo trimestre del 2021 le vittime per incidenti sul lavoro sono state infatti 185, in crescita rispetto agli anni scorsi.

Ormai dalle parole, sempre troppe e ipocritamente retoriche, si deve passare ai fatti che permettano ai lavoratori di essere sicuri di tornare a casa la sera e di riabbracciare i propri cari. Le leggi ci sono, il Testo unico del 2008 è stata una conquista, ma ora bisogna investire nella formazione e rendere più efficaci i controlli perché su questo fronte i numeri sono impietosi: il tasso di irregolarità rilevato dall’Ispettorato nazionale del lavoro, che ha ispezionato 10 mila aziende nel corso del 2020 per verificare il rispetto delle norme di sicurezza, è di poco inferiore all’80%.

Venerdì, 7 maggio 2021