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Le priorità per Bergamo secondo la Giunta Gori

Porta San Giacomo a sigillo di Bergamo Alta, forse la più bella delle porte di accesso all’antico borgo, costruita nel 1592 dalla Repubblica Veneta in splendente marmo bianco rosato della cava di Zandobbio, oggi presa di mira dalla giunta Giorgio Gori in nome di un falso progresso.

Le priorità dell’amministrazione comunale sembrano essere le piste ciclabili, ricavate ovunque sia disponibile uno spazio largo almeno quanto un manubrio, non importa se di pesante intralcio alla circolazione, anche dei pedoni, ed al parcheggio dei veicoli, ed ora le famose o famigerate “barriere architettoniche”, bandiera sbiadita del progressismo d’antan, tornate all’attenzione del nuovo pseudo ambientalismo.

Parlare di adeguamento di un centro storico medioevale come Città Alta, a sviluppo collinare, è davvero semplicemente da folli e da irresponsabili: stradine anguste, scale in pietra e ostacoli ovunque, selciato irregolare, un luogo non certo adatto a chi ha difficoltà motorie, ma che non può essere adattato se si vuole conservare il contesto così come la Storia ed i bergamaschi di ogni tempo ce l’hanno tramandato e se non si vuole compiere un tradimento irreversibile alla parte più attrattiva e caratteristica della città orobica.

E dopo la dissennata “soluzione” di Porta San Giacomo, il Comune ha forse in progetto di facilitare il transito per via Boccola o via San Salvatore, oppure pensa ad un tapis roulant o una scala mobile per salire alla Rocca evitando i gradini?

Nel delirio modernista e nelle visioni iconoclaste di Piazza Matteotti c’è l’abbattimento dell’intera Città Alta per renderla più inclusiva e democratica? Chi rincorre le mode e vuole tutto perde tutto: perde il passato, perde il presente e perde anche e soprattutto il futuro.

Enrico Scarpellini

Giovedì, 19 agosto 2021