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Il turismo orobico scalda i motori

Non esiste Paese al mondo che possa vantare una vocazione turistica simile alla nostra: l’Italia possiede il più grande patrimonio culturale a livello mondiale, con oltre 4.000 musei, 6.000 aree archeologiche, 85.000 chiese soggette a tutela e 40.000 dimore storiche censite. L’Italia è anche “arte a cielo aperto” con le sue coste, le montagne, le riserve e i paesaggi naturali, i luoghi carichi di storia e di cultura, i borghi medievali.

Per oltre un anno, penalizzata da ottuse teorie parascientifiche, l’Italia non ha potuto offrire al visitatore straniero neppure una delle proprie bellezze ed eccellenze, comprese le tradizioni popolari, le specialità della cucina legata al territorio, il nostro “stile di vita” invidiato dagli stranieri, i prodotti unici del nostro alto artigianato.

Tutto ciò si è tradotto nel 2020 in una Waterloo del nostro comparto turistico, che precedentemente garantiva ogni anno il 13% dell’intero PIL nazionale, grazie agli oltre 130 milioni di arrivi ed ai 430 milioni di presenze che incidevano in positivo sull’occupazione con gli oltre quattro milioni di addetti.

Proprio ieri le parole del presidente Mario Draghi hanno aperto il tanto atteso spiraglio di luce con l’invito rivolto ai turisti stranieri: “Prenotate le vacanze in Italia, siamo impazienti di accogliervi”. Un appello che resterebbe lettera morta se non fosse seguito entro brevissimo tempo da alcuni indispensabili provvedimenti, perché il turista non verrà mai in Italia se alle 22 dovrà essere già chiuso in camera e se quando piove non potrà andare al ristorante.

Provvedimenti urgenti quali la soppressione del coprifuoco notturno, la cancellazione del divieto di ristorazione nei locali interni e l’istituzione del “green pass”, il lasciapassare sanitario che offrirebbe la massima libertà di circolazione ai vaccinati, ai guariti dal contagio ed ai soggetti con test negativo eseguito entro le 72 ore precedenti l’ingresso in Italia. Un documento, questo, che dovrà essere chiaro, semplice, e veloce nell’applicazione, caratteristiche ben lontane dai consueti prodotti della nostra burocrazia borbonica.

Bergamo, che da una trentina d’anni si è scoperta città d’arte e di turismo, ha accolto con ottimismo l’idea di un passaporto sanitario e guarda con ottimismo ai primi timidi segnali di ripresa: alberghi e ristoranti stanno già registrando qualche prenotazione mentre i bergamaschi hanno una gran voglia di tornare a viaggiare come prima dell’emergenza.

In questo contesto già si registra qualche buona iniziativa, come quella preannunciata da Christophe Sanchez, amministratore delegato di VisitBergamo, l’Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Turismo della provincia di Bergamo, rimasta al palo per oltre un anno a causa della pandemia: il lancio della campagna “Fly to Bergamo” grazie alla quale al viaggiatore che acquisterà un biglietto aereo per Bergamo sarà consentito pernottare tre notti in hotel o in altre strutture ricettive pagandone solo due.

E proprio dall’Aeroporto di Orio giungono i segnali più rassicuranti, uno scalo, il terzo aeroporto d’Italia, che non si è mai fermato neppure nei momenti più difficili con il risultato di aver collezionato numerose certificazioni e di sentirsi a buon diritto pronto per la ripartenza nelle condizioni di massima sicurezza, iniziando dai voli nazionali e seguendo la tendenza della scorsa estate, quando le principali rotte erano Napoli, Catania, Palermo e Bari.

Alcune realizzazioni, come la nuova area extra-Schengen, il modernissimo sistema di gestione dei bagagli ed i percorsi protetti e sanificati, aiuteranno a rendere l’aeroporto bergamasco pronto alla stagione estiva ed alle 130 destinazioni programmate: un centinaio garantite da Ryanair ed un volo per Olbia della Easyjet, meta molto richiesta anche dai vacanzieri bergamaschi.

Giovedì, 6 maggio 2021