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Grandi manovre nel settore bancario

Senza voler alimentare allarmismi e prima di descrivere le grandi manovre in corso nel settore delle Banche di rilievo nazionale per quanto riguarda in particolare la bergamasca, con i relativi spostamenti di personale e riorganizzazione della rete di sportelli, ci corre l’obbligo di ricordare che proprio oggi, 1° gennaio 2021, entrano in vigore le nuove norme europee che definire severe e pericolose per la clientela può essere un eufemismo.

Da oggi, infatti, anche un semplice scoperto di conto pari a 100 euro per un privato e 500 per un’azienda può determinare gravi conseguenze: la segnalazione del cliente come “cattivo pagatore”, la sua esclusione da una serie di servizi bancari, tra i quali la consegna di libretti di assegni, l’uso del bancomat e di altre carte collegate al rapporto di conto, il rifiuto di accredito di stipendi e pensioni, ma anche la mancata esecuzione di pagamenti e di ordini di bonifico.

Una norma ideata a Bruxelles qualche anno fa da cinici burocrati e mai applicata, fino ad oggi, nella generale “indifferenza” del nostro sistema bancario e dell’informazione, compresa quella specializzata, generalmente supina se non connivente rispetto alle solite grandi lobby finanziarie.

Ma torniamo ai movimenti in corso nella rete bancaria bergamasca, che coinvolgono la nostra UBI Banca, acquisita da Intesa Sanpaolo, la Banca Popolare Emilia e Romagna e le relative risorse umane: la più grossa operazione del 2020 che cambierà non solo il volto e le insegne di ben 84 sportelli orobici (54 filiali e 23 punti operativi Ubi e 7 filiali Intesa – passati a Bper), ma anche i destini di 795 lavoratori orobici (675 della rete Ubi, 50 di quella Ubis e 70 di Intesa).

I sindacati dei bancari hanno espresso il loro consenso a questa operazione che non dovrebbe comportare sacrifici per i lavoratori ma che, al contrario, potrebbe introdurre vantaggi normativi e di organizzazione per tutti i lavoratori coinvolti.

Anche l’altra banca cittadina, il Credito Bergamasco ora Banco BPM, verrà coinvolta in questa grande riorganizzazione territoriale: i sindacati hanno sottoscritto una serie di accordi con il gruppo Banco Bpm secondo il quale saranno chiuse 300 filiali entro il prossimo giugno: «Un insieme di accordi importanti che mettono al sicuro tutti i colleghi in vista di una prossima e probabile fusione nel 2021».

Saranno 1500 le uscite volontarie: per 300 dipendenti ci sarà la possibilità di utilizzare “quota 100” e per altri 1200 di accedere al Fondo di solidarietà con un piano di assunzioni pari a una ogni due uscite. Pensionamenti e prepensionamenti saranno comunque tutti gestiti su base volontaria.