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Come aiutare concretamente le famiglie: al via l’assegno unico per i figli

Lo dicono impietosamente i numeri: gli italiani non crescono e non si moltiplicano, le giovani coppie devono fare i conti con la precarietà del lavoro, con gli impegni finanziari da sostenere per dare vita ad una famiglia, le donne sono costrette a scegliere tra allevare un figlio e portare a casa un salario, le famiglie sono già in difficoltà ed il solo pensiero di una bocca in più da sfamare le getta nello sconforto, ma soprattutto lo Stato non affronta da anni questo problema preferendo elargire qualche elemosina a pioggia sotto forma di “bonus”

Ma in questi giorni, dopo un tortuoso iter iniziato nel 2014, finalmente qualcosa si è mosso con il via libera del Senato ed il governo ha ora tre mesi di tempo per attuare il «DDL famiglia», il decreto di legge che, a partire dal 1° luglio, istituisce l’assegno unico per i figli, che andrà a sostituire tutta una serie di aiuti che lo Stato già prevede a favore della famiglia: le detrazioni Irpef per i figli a carico, gli assegni al nucleo, il “bonus bebè”, il bonus per la natalità o per l’adozione, il “bonus mamme” e l’assegno per il terzo figlio.

Sostenere le famiglie, contrastare la denatalità, ridurre le disuguaglianze e stimolare i consumi, specie su base locale, questi sono dunque tra gli obiettivi dell’assegno unico, il cui importo sarà progressivo ed adeguato alle esigenze economiche dei nuclei familiari, che potranno accedervi presentando una dichiarazione ISEE.

Varrà per il momento da 160 a 200 euro mensili, con previsione di arrivare in futuro a 250, per ogni figlio dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 18 anni (21 se il giovane frequenta un percorso formativo o di tirocinio, o sia in cerca di lavoro) e sarà riconosciuto non solo ai lavoratori dipendenti, ma anche ai disoccupati ed ai lavoratori autonomi e professionisti, da sempre esclusi da simili benefici. Ne potranno beneficiare anche i percettori del Reddito di Cittadinanza.

Per la provincia di Bergamo i benefici potrebbero ammontare a 402 milioni, ovvero 143 milioni in più rispetto ai contributi erogati finora: i beneficiari bergamaschi saranno circa 245 mila, per un contributo annuale medio pro-capite di 1.641 euro. Da questa operazione ci si aspetta anche quale effetto immediato una inversione di tendenza in tema di denatalità, che per la provincia bergamasca rappresenta un problema serio: dal 2007 al 2020 i nuovi nati sono passati da 11375 a 7182, con un calo pari al 37%, davvero un’enormità.

Mercoledì, 31 marzo 2021