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Alberghi e Ristoranti sperano nella Lombardia “Gialla”

Albergatori e ristoratori della provincia bergamasca e soprattutto delle Valli sono fermi al palo da settimane in attesa di sapere quando, come e cosa si potrà fare esattamente ma soprattutto se la Lombardia potrà passare dall’attuale zona arancione a quella gialla. Il Presidente regionale Attilio Fontana ha detto che la decisione potrebbe arrivare dal giorno 11.
Fermo restando che il decreto firmato mercoledì scorso dal Presidente della Repubblica Mattarella  regola gli spostamenti durante le festività natalizie e vieta, spostamenti in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome dal 21 dicembre al 6 gennaio.
«Siamo in attesa – dicono dalla sede provinciale di Federalberghi -. Pensiamo di poter diventare zona gialla entro il 13 dicembre, ma non c’è niente di certo ancora. Il fatto che almeno all’interno di una regione ci si possa spostare ci conforta, dobbiamo solo capire come organizzarci».
Non si potrà prescindere dalle regole e dalle condizioni tra le quali la chiusura degli impianti di risalita. «Bisogna capire come si presenteranno le località, cosa sapranno proporre per invogliare i villeggianti – proseguono dalla sede provinciale di Federalberghi -. Avremo un turismo simile a quello dell’estate: di prossimità e slow. Certo la chiusura dei ristoranti alla sera potrà creare problemi soprattutto ai B&B, così come potrebbero esserci difficoltà negli alberghi per il cenone di Capodanno perché non tutti hanno gli spazi per far consumare la cena in camera, ma ci si può organizzare».
Una grossa scommessa è legata ai numeri. Quelli nazionali dicono che il 78% delle persone durante le festività natalizie tende ad andare fuori regione. «Il punto è capire cosa deciderà di fare ora che non può – sottolineano da Federalberghi -: rimanere a casa o cercare nella propria provincia attività da fare. In Lombardia e a Bergamo la montagna dovrebbe essere privilegiata».
Attenzione rivolta al passaggio da zona arancione a gialla anche da parte di ristoratori. Già dal primo lockdown di primavera si erano organizzati con il servizio di asporto dei piatti cucinati, lamentano poca chiarezza in merito ai programmi a medio e lungo termine ed una gestione più ferma.