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Berghem è “de sura”, con la Dea guarda il calcio italiano dall’alto. E ora non ha nulla da perdere

Di Diego Valceschini

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stata l’Atalanta a salvare la stagione europea in Champions, unica a non cancellare il calcio italiano dagli ottavi di finale della massima competizione europea?

Non la favoritissima Inter, schiantatasi contro l’iceberg norvegese, né la rabberciata Juve, che pur era arrivata vicina a un’impresa storica, fermata dal modesto ma rognoso Galatasaray, né tantomeno dagli ormai ex campioni d’Italia, affondati già nella fase campionato in un poco onorevole trentesimo posto su 36.

Proprio l’Atalanta, che copre il ruolo di unico baluardo della grande Europa, tra l’altro accoppiata nel playoff alla più dura delle non teste di serie dalla posizione 17-24, almeno per quanto riguarda il blasone. Proprio la squadra di Palladino, che raggiunge quegli ottavi di finale di cui sembrava alla fine dell’anno solare avere agguantato, salvo poi dilapidare nelle due partite finali contro le due eliminate Bilbao e Saint Gilloise e che sembrava aver buttato dopo lo 0-2 di otto giorni fa.

BERGHEM DE SURA – Il calcio italiano non gode di buona salute, e il rischio concreto del terzo Mondiale di fila a casa è reale, già la partita contro l’Irlanda, quella del Nord il 26 marzo qui alla New Balance Arena è vista con un po’ di terrore.

In Champions le cose vanno maluccio da qualche stagione: e se dopo l’anno di gloria 2023, con una finalista (Inter), una semifinalista (Milan) e una ai quarti (Napoli), negli altri anni a venire una tragedia: tre club agli ottavi nel 2024, tutti sbattuti fuori, un club agli ottavi nel 2024 su cinque che avevamo in corsa (e tre fatte fuori ai playoff), una sola agli ottavi (però finalista) nel 2025, mentre l’Atalanta ha evitato in extremis un’altra debacle di tre su tre ai playoff, diventando la prima con la nuova formula degli spareggi di febbraio dopo il mega girone unico da settembre a gennaio, inaugurato nell’edizione scorsa, ad accedere agli ottavi tramite il primo turno ad eliminazione diretta, la seconda italiana su otto club in due edizioni a 36. Troppo poco.

Ne risente anche il ranking stagionale (addio quinta squadra in Champions per l’anno prossimo), quello europeo quinquennale per stabilire il numero di club in Europa, ne risente tutto il movimento. Ma l’Atalanta c’è, pronta per scrivere un nuovo capitolo di storia europea. Berghem de sura, con le corazzate italiane a sperare sulla piccola grande Dea, che ora dovrà finire nelle grinfie di Arsenal o Bayern (meglio gli inglesi che i tedeschi adesso come adesso, potendo scegliere, tra il peggio che si poteva pescare, ma si sapeva).

Con i tedeschi sarebbe la prima volta in assoluto, con i Gunners esiste già un precedente, nel debutto della scorsa edizione, con uno 0-0 a Bergamo e rigore fallito da Retegui che avrebbe dato uno storico successo. Il Bayern invece ha abilmente evitato tutte le italiane nelle due stagioni fatte con le otto giornate della fase a gironi (unica big europea, ed era molto difficile che succedesse) e ha trovato solo l’Inter ai quarti l’anno scorso, uscendo di misura, mentre agli ottavi ha mandato a casa due volte la Lazio (2021 e 2024) e la Juve nel 2016. L’Arsenal ha fatto otto vittorie su otto nella fase iniziale, ma l’anno scorso il Liverpool vincitore del girone uscì agli ottavi contro i futuri campioni.

Ma una cosa sappiamo: l’Atalanta non ha nulla da perdere con nessuna, perché il suo ruolo è di piacevole invitata al banchetto delle grandi, e che sia Arsenal o Bayern se la giocherà, guadagnandosi due serate top, una a Bergamo a metà marzo e una a Londra o Monaco di Baviera settimana dopo, con la genialata Uefa di far giocare le gare di ritorno degli ottavi giusto una settimana prima delle gare dei playoff mondiali delle nazionali. Che poi finisca tutto o meno lo vedremo.

LA PRIMA RIMONTONA – La partita di ieri ha anche aggiornato una statistica: la prima volta che l’Atalanta rimonta una sconfitta all’andata nella sua breve storia in Champions: non ci era riuscita nel marzo 2021 contro il potente Real, non ci era riuscita a febbraio 2025 contro la trappola Bruges.

In assoluto solo due volte l’Atalanta in Europa aveva ribaltato una sconfitta, ma solo di un gol di scarto: nella coppa delle Coppe 1988, sua prima assoluta in Europa aveva ribaltato un 1-2 contro gli impronunciabili gallesi del Merthyr Tydfil e nel turno successivo lo 0-1 contro i greci dell’Ofi Creta, sempre con un 2-0 nella gara di ritorno, ma mai con due gol sul groppone.

Non ce l’aveva fatta contro il Malines nelle semifinali di quella edizione, né con lo stesso Borussia Dortmund nell’Europa League 2018. La Dea di ieri è stata semplicemente leggendaria, grazie anche al colpo di fortuna finale dei tacchetti del ruvido Bensebaini sulla faccia di Krstovic: rigore ed espulsione e gol di Samardzic proprio sul gong, quando altrimenti il gioco sarebbe ripreso col rinvio di Kobel e fischio finale verso i supplementari, che sarebbero stati più difficili con un Borussia che sembrava averne di più dopo il gol di Adeyemi che aveva pareggiato la grande rimonta nerazzurra al termine della miglior prestazione europea di sempre. Perché pure la fortuna va cercata, ogni tanto. E chissà se quello che sembra impossibile possa continuare anche dopo. Dopotutto sembrava impossibile anche stavolta, no?

Giovedì 26 febbraio 2026

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