La Procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio per Nouri Hedhili, 53 anni, artigiano edile incensurato di origini tunisine, a cui vengono contestati i reati di omicidio colposo, omissione di soccorso e occultamento di cadavere, oltre a violazioni in materia di sicurezza sul lavoro che saranno affrontate in un procedimento separato.
La vicenda riguarda il ritrovamento, avvenuto il 5 gennaio scorso in una piazzola di sosta in Val Taleggio, del corpo senza vita di un 43enne egiziano. Secondo quanto emerso dalle indagini, a trasportarlo fin lì sarebbe stato lo stesso 53enne, che lo aveva caricato su un furgone dopo i fatti avvenuti il giorno precedente.
L’uomo era infatti precipitato dal tetto dell’abitazione del tunisino a Verdellino, dove stava effettuando alcuni lavori. Gli accertamenti hanno poi chiarito che la morte sarebbe stata causata da un incidente sul lavoro e non da un’azione violenta.
Inizialmente il 53enne arrestato con l’accusa di omicidio volontario, ma poi i carabinieri avevano accertato che si trattava di un incidente sul lavoro e quindi la pm Maria Esposito aveva chiesto la scarcerazione, ora il sostituto prucatore ne ha chiesto il rinvio a giudizio.
Nei giorni seguenti al ritrovamento del corpo, l’uomo aveva fornito versioni contrastanti agli inquirenti. Solo in un secondo momento la sua ricostruzione dei fatti ha trovato riscontri, portando a chiarire la dinamica dell’accaduto. Il 53enne ha spiegato di aver mentito inizialmente per paura, in particolare per le possibili conseguenze sulla moglie e sulle figlie.
Venerdì 24 aprile 2026










