C’è un momento in cui una strada smette di essere soltanto una strada e diventa il simbolo di una comunità che aspetta risposte. Diventa il metro con cui si misura l’attenzione delle istituzioni verso un territorio, la rappresentazione concreta della distanza tra le promesse della politica e la vita quotidiana dei cittadini.
La Paladina-Sedrina, attesa da oltre vent’anni dalla Valle Brembana, è ormai tutto questo.
E proprio da questa consapevolezza prende forma la presa di posizione dei vertici regionali e provinciali di Patto per il Nord, che sceglie di affrontare la questione andando oltre la cronaca delle ultime settimane e oltre le polemiche che hanno accompagnato il rinvio della manifestazione prevista inizialmente per il 6 giugno (a cui avrebbero partecipato).
Per il nuovo movimento politico lombardo il tema non è infatti soltanto la realizzazione di un’infrastruttura attesa da decenni. In gioco c’è qualcosa di più profondo: il futuro stesso di un territorio che continua a produrre ricchezza, lavoro e valore, ma che da troppo tempo si trova costretto a fare i conti con una condizione di evidente svantaggio infrastrutturale.
«La Valle Brembana non chiede assistenza e non chiede privilegi», afferma Baraggia Matteo segretario regionale lombardo di Patto per il Nord, «Chiede semplicemente il diritto di poter crescere, competere e costruire il proprio futuro alle stesse condizioni garantite ad altri territori». Un concetto che rappresenta il cuore dell’intera riflessione politica.
Perché, secondo Patto per il Nord, la vicenda della Paladina-Sedrina racconta una verità che riguarda non soltanto la Valle Brembana, ma molte realtà del Nord Italia: senza infrastrutture moderne non esiste sviluppo duraturo. Ogni giorno migliaia di persone percorrono la statale della Valle Brembana per raggiungere il posto di lavoro, le scuole, gli ospedali o le proprie attività economiche. Ogni giorno aziende, artigiani, commercianti e operatori turistici devono confrontarsi con una viabilità che non appare più adeguata alle esigenze di un territorio moderno. Ogni giorno si accumulano costi economici, ritardi, inefficienze e occasioni mancate. Si alimenta soprattutto una sensazione sempre più diffusa: quella di una valle che continua ad attendere ciò che avrebbe dovuto ottenere da tempo.
«Vent’anni sono un periodo enorme nella vita di una comunità», osserva Mazzoleni Monica vice segretario regionale di Patto per il Nord. «In vent’anni nascono nuove generazioni, cambiano le economie, cambiano i mercati, cambiano le esigenze delle imprese. Non è accettabile che dopo tutto questo tempo si continui ancora a discutere delle stesse questioni senza una soluzione definitiva».
Da qui nasce una critica che non si rivolge esclusivamente ai governi nazionali che si sono succeduti negli anni. Il problema, secondo Patto per il Nord, è più ampio e riguarda la capacità complessiva della politica italiana di pianificare e realizzare opere strategiche in tempi compatibili con le necessità dei cittadini.
«Troppo spesso negli ultimi decenni la politica ha sostituito la visione con la comunicazione, i risultati con gli annunci e le opere con le promesse», sottolinea il segretario regionale «La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: territori che attendono per anni decisioni che avrebbero dovuto essere assunte molto tempo prima».
La questione della Paladina-Sedrina diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia sul rapporto tra sviluppo e infrastrutture. Baraggia Matteo, che oltre a rivestire il ruolo di segretario regionale è anche il responsabile della consulta delle infrastrutture del movimento, sottolinea che per Patto per il Nord le opere pubbliche non rappresentano semplicemente investimenti tecnici. Sono strumenti attraverso i quali si costruiscono opportunità perché dove arrivano infrastrutture efficienti arrivano investimenti e dove arrivano investimenti arrivano posti di lavoro.
Dove cresce il lavoro crescono i servizi e dove crescono i servizi aumentano le opportunità per le famiglie e per i giovani. È una catena virtuosa che, al contrario, rischia di interrompersi quando un territorio viene lasciato in una condizione di isolamento.
«Lo spopolamento non è una fatalità», gli fa eco Monica Mazzoleni vice segretario regionale. «Molto spesso è la conseguenza diretta di scelte politiche sbagliate e della mancanza di investimenti strategici. Quando un territorio perde accessibilità, perde competitività. Quando perde competitività, perde investimenti. Quando perde investimenti, perde posti di lavoro. E quando perde lavoro, perde popolazione e prospettive».
Una lettura che porta Patto per il Nord a collocare la battaglia per la Paladina-Sedrina all’interno di una più generale battaglia per la valorizzazione dei territori lombardi.
«La Lombardia è diventata una delle regioni più forti d’Europa grazie ai suoi territori, alle sue comunità, alle sue imprese e al lavoro quotidiano di milioni di cittadini», spiega il segretario regionale. «Quando una valle viene lasciata indietro non perde soltanto quella valle. Perde l’intera Lombardia».
Da qui l’appello affinché la realizzazione dell’opera diventi una priorità assoluta per tutte le istituzioni coinvolte. Patto per il Nord chiede chiarezza sui costi lievitati di cinque volte in vent’anni, sui finanziamenti, tempi certi per il completamento dell’iter progettuale e amministrativo, un cronoprogramma pubblico e verificabile e un confronto costante con i cittadini. Soprattutto chiede una diversa impostazione culturale.
«La politica deve tornare a fare ciò per cui esiste», conclude il segretario regionale. «Deve risolvere problemi. Deve costruire opportunità. Deve lasciare opere e non slogan. Le infrastrutture non sono semplicemente cemento e asfalto. Sono libertà. Sono lavoro. Sono sviluppo. Sono il rispetto che le istituzioni devono ai cittadini che ogni giorno tengono in piedi i nostri territori».
In questa prospettiva la Paladina-Sedrina non rappresenta soltanto un’opera attesa dalla Valle Brembana, ma la scelta tra continuare a rimandare oppure decidere. Tra amministrare il declino oppure costruire il futuro. Tra una politica che commenta i problemi e una politica che li risolve. È su questa scelta che, secondo Patto per il Nord, si misurerà la credibilità delle istituzioni nei confronti di un territorio che da troppo tempo aspetta risposte.
Patto per il Nord c’è e sarà sempre dalla parte della Valle Brembana, di tutti i suoi cittadini e di tutte le sue imprese.
Lunedì 2 giugno 2026










