Torna sulla mancata manifestazione di protesta prevista il 6 giugno il vicesindaco di San Pellegrino, Vittorio Milesi, che, in un comunicato stampa, attacca ancora duramente la Comunità montana, “incapace di iniziativa”: Comunità montana e gran parte dei Comuni della Valle Brembana hanno espresso negli anni una classe politica incapace di esercitare fino in fondo il proprio ruolo e di difendere con forza gli interessi del territorio“, dice Milesi.
“La decisione di rinviare la manifestazione del 6 giugno – è la nota stampa – motivata da presunte “rassicurazioni ricevute da ministero delle Infrastrutture, Anas e Provincia di Bergamo” nell’incontro del 20 maggio a Roma, rappresenta una scelta grave e incomprensibile che ci copre soltanto di ridicolo. E’ un arretramento che conferma mancanza di coraggio e indebolisce ulteriormente una Valle già troppo abituata a subire senza reagire con la necessaria determinazione.
Comunità montana e una larga parte di Comuni, invece di manifestare una doverosa indignazione per l’ennesimo anno perso su una questione che avrebbe dovuto essere risolta in pochi giorni, parlano di “segnali positivi” ottenuti nell’incontro romano. Evidentemente oltre 20 anni di ritardi, promesse mancate e rinvii continui non hanno insegnato nulla.
“LA POLITICA VALLARE SI E’ RASSEGNATA”
Le disarmanti dichiarazioni del presidente della Comunità montana – “lasciamo che Anas e Provincia lavorino come promesso, poi il 12 settembre faremo la manifestazione a sostegno della Paladina-Sedrina, non sarà una protesta” – rappresentano la fotografia perfetta della resa politica del territorio.
Dopo oltre vent’anni di promesse disattese, rinunciare persino alla protesta significa accettare passivamente che la Valle Brembana continui ad essere ignorata e presa in giro. Trasformare una mobilitazione di protesta in una sorta di “manifestazione di sostegno” certifica soltanto un atteggiamento di insulsa rassegnazione che la Valle Brembana non può più permettersi.
A tutto questo si aggiunge il silenzio del ministro Salvini, che da oltre un anno non ritiene nemmeno di rispondere alla richiesta di incontro avanzata dagli amministratori locali, alimentando dubbi sempre più forti sulla reale volontà di sbloccare il finanziamento dell’opera.
“LA COLPA NON E’ DI ANAS, MA DI NOI AMMINISTRATORI”
Dopo decenni di ritardi e promesse sistematicamente disattese, non è più credibile continuare a scaricare ogni responsabilità su Roma, su Anas o sulla Provincia. Questa narrazione, ormai logora e autoassolutoria, serve solo a nascondere una verità evidente: anche le istituzioni locali – Comunità montana e gran parte dei Comuni della Valle Brembana – hanno espresso negli anni una classe politica incapace di esercitare fino in fondo il proprio ruolo e di difendere con forza gli interessi del territorio.
Per troppo tempo ci si è accontentati di parole e dichiarazioni di circostanza, rinunciando a costruire una mobilitazione costante, forte e determinata. Eppure, solo una pressione reale e continua avrebbe potuto impedire che un’opera strategica restasse bloccata per così tanti anni. Gli effetti di questa situazione sono drammatici e sotto gli occhi di tutti: la Valle si spopola, le attività produttive abbandonano il territorio o chiudono, i giovani se ne vanno.
Non è un destino inevitabile. È la conseguenza diretta di scelte politiche e amministrative sbagliate e dell’incapacità di difendere realmente il territorio. Una viabilità da terzo mondo non è un problema secondario, ma la principale causa del declino della Valle Brembana: isolamento, perdita di competitività, peggioramento della qualità della vita, fuga di imprese e investimenti.
Mentre tutto resta tristemente fermo — tra criticità irrisolte, procedure bloccate e finanziamenti incerti — si decide perfino di rinviare la protesta e di snaturarne il significato originario, con il probabile sottaciuto intento di cancellarla in una fase successiva. Il messaggio che passa è devastante: LA VALLE BREMBANA RINUNCIA A LOTTARE E SI RASSEGNA DEFINITIVAMENTE AL PROPRIO DECLINO.
La manifestazione non è un atto simbolico né una cerimonia: è uno degli ultimi strumenti di pressione democratica rimasti a disposizione di un territorio ignorato e preso in giro da decenni. Rinunciarvi o depotenziarla significa indebolire consapevolmente la propria capacità di incidere.
La verità è semplice e scomoda: il completamento della tangenziale sud non si sbloccherà mai finché la Valle Brembana continuerà a essere rappresentata da amministratori non all’altezza del loro compito e fino a quando prevarranno logiche di appartenenza e convenienza politica che si celano dietro questi comportamenti, invece di una linea chiara, determinata e conflittuale quando necessario.
Chi oggi rinvia la mobilitazione senza risultati concreti si assume una responsabilità politica pesantissima: quella di accettare che tutto resti fermo sulla pelle di cittadini, lavoratori e imprese.
Era stata richiesta un’iniziativa unitaria su un tema che sembrava unanimemente riconosciuto come prioritario per il futuro della Valle Brembana. Pur non avendo mai condiviso l’approccio rinunciatario, remissivo e distaccato assunto per tutti questi anni dalla Comunità Montana, abbiamo sempre confidato in un’evoluzione verso posizioni più coraggiose e determinate. La scelta di rinviare la manifestazione sulla base del nulla e di snaturarne il significato conferma invece nuovamente che al problema non viene attribuita la centralità che merita e segna un punto di rottura politico definitivo.
“SE LA COMUNITA’ MONTANA NON SI MUOVE, FAREMO DA SOLI”
Per questa ragione, ci riserviamo fin d’ora di promuovere, insieme ai Comuni che avranno il coraggio di assumersi questa responsabilità, ai cittadini e alle realtà sociali che vivono drammaticamente e quotidianamente questa situazione sulla loro pelle, tutte le iniziative necessarie per riportare la questione al centro del dibattito pubblico.
L’unità d’intenti non può trasformarsi ancora una volta nell’accettazione dell’immobilismo e del silenzio.
Cercheremo altre strade per tentare di dare voce a un territorio che non intende rassegnarsi: strade che passano attraverso il coinvolgimento e la mobilitazione dei cittadini, senza ulteriori rinvii, senza ambiguità e senza mediazioni che si traducono in rinuncia.
Il tempo delle prese in giro è finito. Chi oggi spegne la mobilitazione si assume davanti ai cittadini la responsabilità di ciò che accadrà domani”.
Venerdì 29 maggio 2026










