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Al via la Coppa Val Brembana di calcio. Special guest l’ex Ct della Nazionale Prandelli

Prende il via sabato 23 maggio la ventesima edizione della Coppa Val Brembana di calcio, uno degli appuntamenti estivi più attesi per il calcio giovanile.
Il torneo, riservato agli under 15, nacque a Dossena nel 2004 per iniziativa di Pietro Alcaini e Ivo Gervasoni. Pietro racconta che l’idea venne riflettendo sui tornei estivi dell’epoca, sempre più influenzati da sponsor e interessi economici, rischiando di trasformarsi in competizioni più che in momenti di aggregazione.


Da questa riflessione nacque il progetto di restituire al calcio il suo ruolo originario: non solo competizioni, ma strumento di aggregazione, continuità tra generazione e educazione ai valori di correttezza, rispetto reciproco e appartenenza al territorio. Nel 2005 la Coppa Valle Brembana prese forma concreta, segnando un momento significativo nella storia del calcio locale. Lo sport, oltre al risultato sul campo, diventa un veicolo di coesione sociale, crescita della comunità e trasmissione di valori tra generazioni.
Dossena dimostrò come tradizione e innovazione potessero incontrarsi, trasformando il calcio in una vera esperienza di comunità. La manifestazione ebbe subito il sostegno del sindaco Franco Zani e della Comunità montana, guidata da Piero Busi, che contribuì alla realizzazione della coppa destinata a diventare il simbolo del torneo. e partecipò alla cerimonia finale di premiazione.


Oggi, a vent’anni di distanza, la Coppa Valle Brembana conferma il valore dello sport come strumento di crescita collettiva e di appartenenza al territorio.
Nel 2006 Davide Astori, allora nel settore giovanile del Milan, partecipò alla seconda edizione.
Negli anni successivi, affermatosi nella Fiorentina, mantenne un forte legame con il torneo e con Dossena, paese d’origine della sua famiglia. La sua improvvisa scomparsa nel 2018, a soli 31 anni, il suo ricordo continuano a vivere nella manifestazione, nei valori di lealtà, umanità e passione che seppe trasmettere. La Coppa, negli anni, ha cambiato poi veste.
Per le prime tre edizioni fu riservata alla categoria Juniores a sette, quindi si passò alla formula a 11, poi agli Allievi a 11 e, dalla undicesima edizione, alla categoria Giovanissimi a 11 (under 15) con la possibilità di partecipazione anche per gli under 14. Una decisione che fu presa da Alcaini insieme all’amico Nado Bonaldi, tra i fondatori dell’Associazione italiana allenatori di calcio (AIAC). In questo periodo il torneo si apre alle squadre della Valle Brembana e di altri territori, accogliendo anche società professionistiche come Atalanta, AlbinoLeffe, Giana Erminio di Gorgonzola, Calcio Lecco 1912, Internazionale di Milano e Monza.


Dall’edizione 2011 le squadre partecipanti passano da 16 a 20. Dalla 16esima edizione la categoria Giovanissimi è confermata: le squadre dilettantistiche, suddivise in quattro gironi, affrontano nei quarti di finale le formazioni professionistiche.
«Da quel momento il torneo cambiò volto – continua Alcaini -. Non era più soltanto una competizione scandita da risultati e classifiche, ma un viaggio. Un passaggio obbligato per chi sognava di misurarsi con un livello più alto, di mettersi alla prova, di credere che quel sogno potesse diventare reale. Anno dopo anno, partita dopo partita, la Coppa smise di essere “solo” un torneo e si trasformò in una storia collettiva. Una storia fatta di campi che hanno visto crescere ragazzi, di sacrifici affrontati lontano dai riflettori, di passioni vissute con intensità».


Edizione dopo edizione, il torneo è cresciuto fino a diventare un appuntamento riconosciuto del calcio giovanile, capace di unire qualità sportiva e valore organizzativo. Un percorso costruito anche grazie all’impegno dell’amico Giorgio Monaco, che negli ultimi anni ha portato alle finali grandi volti del calcio italiano come Roberto Donadoni nel 2024 e Mauro Tassotti nel 2025, anno della vittoria dell’AlbinoLeffe.


Lo sguardo è ora rivolto alla 20esima edizione, con la giornata conclusiva in programma il 6 giugno 2026 allo stadio «Angelo Quarenghi» di San Pellegrino, un momento che si annuncia speciale per la presenza di Cesare Prandelli già commissario tecnico della Nazionale italiana e di Christian Raimondi (ex Atalanta, ora nello staff), e per la consegna delle borse di studio offerte dalla presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Valentina Battistini, a conferma di un torneo che guarda al futuro dei giovani attraverso i valori dello sport.


«Un grazie speciale – dice Pietro Alcaini – va a tutti gli sponsor, per il loro grande cuore e per il sostegno dimostrato in tutte queste edizioni. Un sentito ringraziamento agli amici Nado Bonaldi, Delegato nazionale AIAC professionisti; Silvano Gherardi, Fiduciario Coni di Bergamo; Stefano Bonaccorso, Responsabile dell’attività pre-agonistica dell’Atalanta; e Lara Magoni, Coni – Comitato Regionale Lombardia.

Un grazie a Matteo De Sanctis, giornalista di Bergamo TV e Teo Mangione di Radio Alta, e al presidente dell’AIAC, Giovanni Capoferri. Un ringraziamento particolare va infine a tutti i sindaci e alle società sportive che ci hanno ospitato nei loro campi, dimostrando grande disponibilità, collaborazione e vicinanza. Un grazie speciale a tutto lo staff che ha dedicato tempo e passione a tutte queste edizioni: lo speaker Felice Trionfini, il coordinatore inviti squadre Gian Antonio Gervasoni, l’operatore video Giampietro Merelli e Enken Omacini per la comunicazione sui social, quindi Sabrina Alcaini per la parte amministrativa, gli operatori sui campi Bernardino Bianzina, Franco Astori, Demis Alcaini. E un grazie sentito a tutti coloro che non sono stati citati ma che hanno contribuito con il loro supporto, rendendo possibile ogni edizione».

Un percorso fatto di crescita e tanto impegno. “Come in tutte le cose, si parte con l’incoscienza e ci si fa prendere la mano. Quando poi si capisce che piace e le persone vengono si prova a migliorare sempre più. Ormai è una macchina che parte a gennaio e finisce a gennaio dell’anno successivo, non si è mai fermi anche quando termina il torneo: si parte a pensare all’anno dopo, perché bisogna muoversi in anticipo chiamando le squadre. Prima eravamo noi a cercarle, adesso sono loro a chiamare noi, abbiamo una serie di società ormai fisse”.

Un successo a tutti i livelli, una sinergia con il territorio. “Ci ha stupito molto che ci siano così tanti sponsor disposti a darci una mano. Dopo vent’anni non ci hanno mai detto di no, se il tutto può essere fatto è grazie a loro: vale lo stesso per le squadre, senza di loro non potremmo giocare, mentre per loro diventa un fattore di prestigio” spiega. Negli anni, la Coppa è stata una rampa di lancio: “Se prima occorreva cercare chi venisse, adesso non è più un problema, perché per le squadre e i ragazzi diventa una vetrina. Tanti ragazzini che sono passati da noi adesso sono professionisti e ci piace pensare che abbiamo fatto la nostra parte ed è un motivo di orgoglio. Gli osservatori, anche di società importanti,

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