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Fin dall'epoca preistorica l'uomo ha avvertito un bisogno insopprimibile di comunicare ai suoi simili le idee e i pensieri che riusciva ad ammaginare nella sua mente. Dapprima con figure approssimate dipinte, poi con tratti piu' scuri scolpiti nella roccia e infine con i primi segni astratti, simboli incisi nelle tavolette d'argilla della civilità sumerica (c.a. 3000 anni A.C.). Piu' tardi gli strumenti di comunicazione divennero i pannelli degli orientali, poi gli stiletti dei romani e, in secoli piu' vicini al nostro tempo, le penne d'oca e i pennini d'acciaio. L'invenzione della stampa a caratteri mobili attorno al 1450 fece intravedere il vantaggio di usare una scrittura basata su forme e simboli semplici, geometrici di comprensione immediata, ripetibili all'infinito in modo facile e veloce per esigenze individuali, personali. 

Da questo momento molti ingegni  si sforzarono di costruire un dispositivo con tali caratteristiche con l'obiettivo di moltiplicare, i supporti materiali del pensiero e la sua diffusione a un numero sempre maggiore di persone con l'effetto risultante a catena di moltiplicazione anche delle idee e del pensieri stesso. Solo nel 1855 pero' l'avvocato novarese Giuseppe Ravizza potè brevettare quella che si puo' chiamare la prima macchina per scrivere nota come "cembalo scrivano" e costituita da quasi 600 pezzi di legno e un centinaio di ottone.

La prima macchina costruita in modo industriale, solo in metallo, risale tuttavia al 1873 grazie all'azienda americana di armi Remington. I vari modelli simili, anche di aziende europee, prodotti sino al 1896 avevano tuti in comune il fatto di non visualizzare in modo diretto cio' che veniva scritto. Bisognava infatti sollevare un ripiano o girare un rullo per leggere cio' che era stato battuto da cui l'appellativo di "cieche" attribuito a queste macchine. Nel 1897 la società americana Underwood, grazie all'inventore tedesco Frank Wagner, potè produrre la prima macchina con scrittura visibile che divenne uno standard mondiale. Nel 1908 fu costruita la prima Olivetti ad Ivrea e successivamente furono inventate le prime macchine per scrivere portatili, quelle destinate a scrivere partiture musicali e quelle per caratteri in rilievo (braille) per i ciechi. 

Gia' nel 1921 la tedesca Mercedes introduceva la prima elettrica che riduce di molto il rumore e l'affaticamento e rendeva la scrittura assai uniforme. Le macchine per scrivere da quel momento si perfezionano sempre di piu' e si diffusero in tutte le aziende e in tantissime case private. Poco dopo la seconda guerra mondiale divennero addirittura in gran parte di plastica o bakelite, molto leggere e versatili. Basti pensare che in quegli anni una buona dattilografa era in grado di battere circa 250 caratteri al minuto! 

Nel 1981 con l'avvento dei Personal Computer inizio' il rapido declino della macchina per scrivere sostituita da uno strumento nuovo e piu' potente, grazie alla tecnica elettronica impiegata, ma non del tutto nuovo per i concetti, le funzionalità e gli obbiettivi che si propone. La macchina per scrivere dunque e' diventata obsoleta in meno di 100 anni a conferma del cambiamento sempre piu' rapido della società moderna. Ma una delle sue conseguenze piu' importanti, quella di aver permesso a molte donne di entrare per la prima volta nel mondo del lavoro, contribuendo cosi' ad una fondamentale evoluzione culturale della società, rimarra' per sempre nella storia dell'uomo.

Giuseppe Pesenti


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La Mostra
Dott. Giuseppe Pesenti
La Mostra
L'inaugurazione
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La Valle Brembana