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Natale con i tuoi

“Natale con i tuoi”, fino allo scorso anno era una frase tratta dalla tradizione popolare, quando le festività erano occasione di grandi tavolate in famiglia, fatte di buon cibo, ottime bevande e grande allegria. E nelle nostre campagne non poteva mancare la tombola, il ceppo scoppiettante nel camino ed il brindisi di mezzanotte.

Oggi l’invito di sempre ha un altro significato, suona come un ordine perentorio: solo parenti stretti, esclusi tassativamente amici e fidanzati dei figli e nipoti che parenti ancora non sono.

Rapporti sociali e personali che il potere ama rappresentare come pericoli mortali, perché secondo i Soloni, che non concordano neppure tra loro, chiunque può essere un untore, anche il nipotino di quattro anni che frequenta la scuola materna ed è sano come un pesce.

Famiglie con rapporti sfilacciati, blandi e solo telefonici, a questo hanno ridotto la società civile coloro che, non sapendo quali pesci prendere, affastellano a caso e senza alcuna logica provvedimenti incomprensibili, inutili e sotto certi profili, esclusivamente ottusi e controproducenti.

Ma un potere privo di coraggio e di idee chiare ama anche nascondersi dietro le statistiche, discutibili quanto i metodi per autenticarle, ma non solo: un grande aiuto proviene dall’informazione, sempre più conforme e coordinata, diffusa, addomesticata, in grado di spargere terrore a piene mani. Così i cittadini disorientati accettano qualsiasi ordine dall’alto, neppure ponendosi il quesito se abbia una sua logica.

Il risultato? Passeremo un periodo natalizio senza entusiasmo, senza emozioni, chiusi nelle nostre fortezze ma senza ritrovare alcuna traccia di spiritualità, nascosta dietro la sensazione di impotenza, di prigionia ingiusta, di norme aberranti. E per l’Italia che vive di servizi ai cittadini, di attività commerciali, di saracinesche chiuse da mesi, di norme assurde e di bollette da pagare questo Natale non sarà una festa ma un incubo.

«Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?»