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Come combattere la pandemia

Non sono bastati 14 DPCM, decine di riunioni notturne a Palazzo Chigi, innumerevoli confronti fra gli esperti ed i tecnici del CTS e neppure la campagna di terrore promossa dai media a reti unificate per contenere e interrompere la progressione del contagio.

Il virus “cinese” pare non rispondere alle disposizioni di legge, non sembra rispettare le distanze e si teme sia indifferente ad ogni contromisura ideata dalle autorità.

Non resta quindi che attendere l’immunità di gregge, considerando che le mutazioni del virus già in circolazione renderebbero vana l’efficacia di qualsiasi vaccino?

Questa l’ipotesi peggiore, ma forse nel frattempo si potrebbe avviare una diversa politica di contrasto, da affiancare al distanziamento personale ed all’isolamento, quando è necessario.

L’uso del trasporto pubblico e l’accesso al Pronto Soccorso degli Ospedali pare siano fra le prime cause di contagio esterno alla famiglia. Se per il primo fattore di rischio l’unica soluzione è la moltiplicazione delle corse e la diffusione del lavoro a distanza, il secondo fattore rappresenta un terreno ancora inesplorato, per motivi che non si conoscono.

La “medicina territoriale” è penalizzata da anni, per ragioni di bilancio e per colpa di “tagli” lineari che definire criminali è un eufemismo: in tutta Italia si sono chiusi ospedali, si è ridotto il personale sia medico che infermieristico, si sono abbandonate strutture specializzate, accorpati interi reparti, dettate nuove regole amministrative, insomma non è stato lasciato nulla al caso, la sanità pubblica italiana ha dovuto subire un consapevole ed irresponsabile ridimensionamento fra il 2010 ed il 2019.

Dunque è arrivato il momento di rimettere al centro degli interessi nazionali il ripristino di un servizio sanitario all’altezza di un Paese civile, con un utilizzo più diretto dei medici di base, che dovrebbero essere i riferimenti di prima istanza dei loro pazienti, evitando che si affollino inutilmente le sale di attesa dei Pronto Soccorso. A questo primo e urgente intervento dovrebbe essere affiancata una rete di assistenza domiciliare, anche su base volontaria, a cui dedicare infermieri, assistenti socio sanitari o semplici coadiuvanti nei casi di soggetti anziani che vivono in solitudine.