Il portale della Valle Brembana e delle Orobie

Home Redazionale Notizie dal Mondo Pescatori prigionieri

Pescatori prigionieri

Da quel lontano 2011, quando la NATO su istigazione della Francia decise di sferrare l’attacco alla Libia di Gheddafi, i guai per il Mediterraneo e per i Paesi che vi si affacciano hanno assunto spesso i connotati della tragedia. E la Libia, divisa in due e controllata da fazioni armate in lotta fra loro, è diventato un terreno di scontro, un campo minato e, soprattutto, un territorio senza legge, o con l’unica regola della violenza e della sopraffazione.

L’assenza di regole ed il mancato rispetto di quelle internazionali ha prodotto quello che si può definire un vero e proprio crimine internazionale: il sequestro abusivo, da parte di una vedetta e di un gommone della milizia del generale Khalifa Haftar, il capo militare della Cirenaica libica, di due pescherecci italiani, il «Medinea» e l’«Antartide», di Mazara del Vallo, con 38 pescatori a bordo dei quali otto siciliani e dieci di diverse nazionalità.

Era la notte tra l’1 e il 2 settembre scorsi: da allora i 18 pescatori sono trattenuti illegalmente a Bengasi, con l’accusa surreale di “sconfinamento e pesca abusiva in acque libiche”. In realtà i due pescherecci erano in acque internazionali e non hanno commesso alcun reato.

Dalla ricostruzione dell’accaduto emerge un particolare inquietante: la cattura degli ostaggi da parte dei libici è avvenuta grazie al mancato intervento di un elicottero di un cacciatorpediniere della nostra Marina militare che si trovava a 115 miglia dall’area del sequestro, giustificato con l’asserita “pericolosità del soccorso” che avrebbe potuto mettere a rischio la vita dei pescatori.

Gli armatori dei due pescherecci sequestrati si sono presi carico delle famiglie dei loro dipendenti, ma senza le due imbarcazioni sotto sequestro sono sull’orlo del fallimento.

Il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, paga le bollette, altri contributi sono arrivati dal Comune, dall’Assemblea regionale siciliana e da Federpesca.

La realtà è che a due mesi dagli eventi la situazione sembra in totale stallo.

Per il momento il nostro governo non lascia trapelare quasi nulla del negoziato che afferma di aver avviato con Haftar: chiede «riservatezza», ma ormai è ben chiaro che il generale libico si prende gioco delle nostre autorità. Secondo il «Libyan address journal», Haftar sarebbe disposto a barattare la liberazione dei 18 ostaggi con la scarcerazione di 4 scafisti libici che erano stati condannati a 30 anni di carcere in Italia per la morte di 49 migranti e detenuti nel nostro Paese.

Ma sarebbe ora che il governo italiano adottasse una politica più incisiva in Libia, abbandonando l’atteggiamento troppo morbido, inconcludente e arrendevole tenuto fino ad oggi.