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Pasticcio all’americana

Le complicate e faticose operazioni di conteggio dei voti si sono concluse e, sulla carta, la vittoria dell’anziano e chiacchierato Joe Biden sembra certa.

Sembra, perché tra i suffragi assegnati all’ex vice di Obama ce ne sono a migliaia che l’attuale Presidente Trump ed il suo staff contestano in quanto ritenuti “falsi”.

Una controversia che rallenta le operazioni di passaggio di poteri e che finirà fra settimane davanti alla Corte Suprema, a maggioranza repubblicana. «Il tempo dirà chi entrerà in carica a gennaio»: lo ha detto lo stesso Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca.

Il presidente uscente ha ottenuto il più alto consenso elettorale per quanto riguarda il Partito Repubblicano: 72 milioni di voti certificati.

Voti conquistati in molte delle aree del Paese dove era riuscito a vincere nel 2016, con un incremento di nove milioni di voti in più rispetto a quattro anni fa, ma ha aumentato i suoi consensi in città – come Philadelphia e Detroit – dove una sua avanzata pareva improbabile.

Con lui il “Grand old party” ha anche ottenuto le leggi che voleva e ora ha più seggi alla Camera, con il totale disappunto della non imparziale speaker Nancy Patricia D’Alesandro in Pelosi.

Gli elettori si identificano con il leader, così come la forza politica dei conservatori. Se, nonostante il successo, Trump fosse costretto ad abbandonare la Casa Bianca, le sue idee sono destinate a restare: in quel caso l’attuale inquilino già pensa ad una “Resurrection Run” fino al 2024.

La chiave di lettura della valanga di consensi legali ottenuti da Trump è nelle parole di Joe Gruters, capo del partito repubblicano della Florida: “Gli americani non vogliono le tasse. Non vogliono i lockdown. Vogliono la libertà”.