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Naufragio al largo della Libia

Erano partiti lo scorso mercoledì dalla costa libica, su un gommone che è affondato nei pressi di Sabratha, il porto della Tripolitania fondato dai fenici di Tiro nel VII secolo A.C.

Il gommone in difficoltà era stato segnalato nelle ore precedenti da Alarm Phone. Secondo l’organizzazione ci sarebbero ancora barche a rischio nel Mediterraneo con circa 275 migranti a bordo. Venti di questi si troverebbero in mare.

L’appello è stato raccolto da Open Arms, l’unica Ong non sotto sequestro a monitorare le partenze dalla Libia.

Secondo una ricostruzione il fondo della piccola imbarcazione sulla quale si trovavano i migranti avrebbe ceduto, portando all’affondamento del natante. Agli attivisti di Open Arms, appena raggiunta la zona del naufragio, si è presentata una situazione impressionante: persone aggrappate ai resti del gommone, grida, invocazioni e corpi galleggianti. Diversi i rifugiati messi in salvo, per almeno sei di loro non c’era già più nulla fare. Tra questi una bimba di sei mesi, morta in attesa dei soccorsi.

“Serve un’operazione congiunta a livello europeo”, afferma la Ong Open Arms, che è pronta a chiedere alle autorità italiane lo sbarco per sei persone in condizioni di salute dichiarate molto gravi delle 199 a bordo.

Non si fermano, intanto, gli sbarchi a Lampedusa. Nella mattinata di mercoledì 11 novembre 2020 un barchino, con a bordo 16 tunisini, è arrivato sull’isola. I migranti, intercettati dalle forze dell’ordine, sono stati trasferiti all’hotspot di Contrada Imbriacola.