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Lite di confine

Ha destato disappunto e indignazione la notizia della cosiddetta “annessione” da parte della Francia della vetta del Monte Bianco e aree limitrofe a seguito di una sorta di revisione unilaterale e arbitraria dei confini generata, di fatto, dall’ordinanza del 27 giugno 2019 con la quale i Comuni francesi di Chamonix e St.Gervais hanno incluso in un divieto di sorvolo in parapendio anche parte del territorio italiano.

La questione è oggetto da molti anni di una disputa tra Italia e Francia. Secondo l’Italia, la cima è divisa a metà tra i due Paesi per il Trattato fra Regno di Sardegna e Impero francese del 1860; per la Francia è invece completamente loro in base all’armistizio di Cherasco del 1796 firmato da Napoleone nel 1796. E i cugini d’Oltralpe ogni tanto provano ad allungare lo zampino grazie a qualche ordinanza dei loro comuni in cui si pretende di amministrare anche il versante italiano del Monte Bianco.

Da quelle parti non si dimentica la plateale azione del Sindaco di Chamonix che nel 2015 aveva fatto transennare e sigillare l’accesso dal rifugio Torino al Ghiacciaio del Gigante. Il tutto è sempre avvenuto in un generale silenzio della politica dei palazzi romani.

Una violazione dei confini che viene meno anche a quanto concordato dalla Commissione mista italo-francese per la manutenzione del tracciato di confini e che consegnerebbe alla Francia l’intera cima della vetta più alta d’Europa e il rifugio Torino.

In gioco non c’è solo l’integrità nazionale e l’economia, ma anche la sicurezza in montagna a causa dei conflitti di competenza per quanto riguarda i soccorsi in quota.