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Europa disunita contro il virus

L’Unione Europea nacque come una coraggiosa utopia nella seconda metà del secolo scorso e purtroppo non è ancora stata costruita compiutamente. Forse perché si è preferito iniziare dall’unificazione dei mercati, delle regole commerciali e successivamente della moneta anziché, come sarebbe stato più opportuno, dai popoli europei, dal loro supposto “idem sentire” unificando per primi il loro tessuto sociale, la legislazione e gli organismi istituzionali. Meno finanza e più “nazione europea”.

Oggi in questa Europa, “mercante e usuraio”, ci sono regole comuni per la curvatura delle banane e la lunghezza dei cetrioli ma non per un’emergenza qualsiasi, dalla più banale come un terremoto, una catastrofe naturale, o un’invasione di clandestini, fino alla guerra comune ad un RNA virale in grado di stendere anche la nazione più potente e florida.

Ed oggi tale mancanza è evidenziata dal caos inestricabile dei provvedimenti che ciascun Paese europeo ha adottato in questa fase pandemica.

Austria. Lockdown totale come nella scorsa primavera, con divieto di uscita e chiusura di ogni scuola, asili nido inclusi, a tempo indeterminato.

Germania. Dopo un breve periodo di lockdown “light”, Angela Merkel sostiene che la curva rallenta, ma ancora troppo lentamente, non abbastanza da allentare la stretta o accorciare la scadenza, fissata al momento al prossimo 30 novembre.

Spagna. Stesso scenario federalista, come in Germania con i Lander che si comportano come le Regioni italiane e dunque a macchia di leopardo. Il governo centrale di Madrid s’è spinto avanti e ha già prolungato lo stato d’emergenza fino al prossimo 9 maggio, per permettere alle comunità autonome di prendere i loro provvedimenti basandosi sulla situazione locale.

Inghilterra. Proteste anche nel Regno Unito. Qui la fine del secondo lockdown è prevista per il 2 dicembre e, fino ad allora, tutto chiuso tranne i negozi di alimentari e proibito spostarsi se non per motivi di salute, lavoro e spesa alimentare. Resistono però scuole e università. In Irlanda invece il lockdown, che ha salvato solo alimentazione e istruzione, è iniziato prima della fine di ottobre e proseguirà almeno per un altro paio di settimane.

Francia. Parigi in questi giorni ha annunciato a sorpresa di riuscire ora a contenere il contagio, ma l’attuale lockdown sarà mantenuto almeno fino all’1 dicembre, quando riapriranno tutti gli esercizi “non essenziali” oggi chiusi, comprese le chiese, ma tranne bar e ristoranti che continueranno a tenere le saracinesche abbassate.

Belgio. Bruxelles è stata appena denunciata da Amnesty International per aver abbandonato e lasciato morire migliaia di anziani nelle case di riposo. Pure nei Paesi Bassi è quasi tutto bloccato da inizio mese ed anche all’aperto sono vietati assembramenti oltre le quattro persone.

Svezia. Unico paese europeo a non aver mai imposto mascherine e distanziamenti, l’infezione è esplosa nell’ultima settimana aumentando del 60% i pazienti Covid ricoverati negli ospedali. L’esperimento dell’immunità di gregge ha retto per poche settimane ma ora sta mostrando i suoi limiti: i deceduti dall’inizio della pandemia superano i seimila contro le poche centinaia della confinante Norvegia.

C’è da aspettarsi che lo stesso ordine sparso verrà fedelmente replicato quando saranno resi disponibili i vaccini già autorizzati e quelli in corso di test, nonché farmaci come l’idrossiclorochina e gli antivirali già noti, nonché le terapie di immunizzazione con anticorpi monoclonali e plasma superimmune.