Comunemente detto "Paci' Paciana", ma in realta il suo nome era Vincenzo Pacchiana. Era un Brigante ricercato dai brigadieri Francesi, per le sue malefatte, ma era ben voluto dalla gente, perche' rubava ai ricchi per dare ai poveri. Paci' era il simbolo della giustizia per i valligiani, e  lo chiamavano : "ol padru' dèla val brembana". Moltissimi bergamaschi specialmente in valle brembana, ma anche in quasi tutto il territorio orobico, quando vedono o sentono parlare di arroganze e ingiustizia esercitate dal potere, invocano a difesa il mito del ribelle che si battè contro le prepotenze; il mito del Pacì Paciana il presunto Re della Valle Brembana.
Pać Paciana il brigante della val brembana

.........cognusie ol Paci' Paciana, gran padru' dèla val brembana ,l'era prope ü berechi' ,ma pero'  dè chi piö fi  -- Él robaa di gran palanche, tace èn ca'  come èn di banche pò èl  fa sö tace packec, per dunal ai poerèc  --  Söta i öc dè la questura, töc i de l'èndaa èn pianura pò söi muc è söl segrat, ma pero' i la mai ciapat  -- Là trèmat öna matina sö söl put chè ghè a Sedrina , all moment chi è dre a ciapal so dal put po' sö èn dè al -- Sai chè i  gà dic ?  chè po' ai volp spöl taiaga i oregie, ma lü dols come la mel   "se ma mia dè sto pel.!!"  dalla Canzonetta di Ravasio

Ma chi era costui ???

Il suo vero nome era Vincenzo Pacchiana nato verso la fine del '700 tra Grumello dè Zanchi e Poscante in contrada Bonorè nel comune di Zogno. Verso la sua figura, storia, leggenda, tradizione e verità si continuano ad intrecciare ancora oggi e ognuno ricorda la sua figura a esclusivo e proprio piacimento: chi eroe, chi famigerato delinquente. Si racconta che divenne un brigante quando, non ancora trentenne, per difendersi da due imbroglioni che lo avevano derubato, regolo' l'affronto con una sonora scarica di legnate ai due manigoldi e incredibilmente per questo subì la sua prima denuncia e per non farsi incarcerare da quel potere che schiacciava sempre i piu' deboli si dette alla latitanza nei boschi meno accessibili della valle brembana che lui conosceva benissimo perche' pare esercitasse, per poter tirare a campare, oltre al mestiere di taglialegna anche quello del contrabbandiere di "tabacco".

Da qui inizia la sua storia di giustiziare della valle brembana, perchè ovunque ci fossero ingiustizie, soprusi o da reistribuire ricchezze ingiuste interveniva lui il Pacì che a suon di schioppettate si faceva rispettare e sopratutto temere da usurai e da quelli che lui riteneva prepotenti e opportunisti. Intanto il suo mito cresceva a dismisura e le sue gesta, erano considerate eroiche da pastori , contadini, viandanti, insomma da tutto il popolo che non amava i gendarmi perche' non capivano e parlavano la loro lingua, il bergamasco. Altro malumore della gente in valle era scaturito da fatto che lo stato obbligava la gente ad un lungo periodo di ferma e questo vento di ribellione  giungeva sino alla città di Bergamo nella quale pure non mancavano gli estimatori del Pacì, ricorrente era la frase: "un Pacì Paciana per ogni paese".
Ambria: la Grotta del Pać Paciana

 Le autorità competenti (si stava attuando il Regno d'Italia) preoccupati a soffocare questo simbolo di libertà emanarono dei bandi di cattura con tanto di taglia; 100 zecchini se vivo, 60 zecchini se morto. Innumerevoli le imboscate delle guardie per catturarlo....... memorabile lo scontro a fuoco a Endenna, frazione di Zogno, con un paio di morti tra le forze dell'ordine, il Pacì invece riusciva sempre indenne da quei conflitti anche grazie ad uno speciale giubbotto antiproiettile artigianale che portava sotto il suo mantello tanto da renderlo invincibile. Di corporatura piuttosto rubusta il Pacì era alto, i suoi capelli corvini ricci intrecciati come si usava allora, barba nera, colore della pelle olivastro. Amava sempre camuffarsi per sfuggire alla cattura, sia nei lineamenti che nei travestimenti ( da contadino vecchio, da prete e persino da donna) parlava il bergamasco con influenza veneta per via della passata dominazione della serenissima ed era immancabilmente armato di coltelli, pistole e fucile a schioppo.

Per catturare il Pacì Paciana e cancellare quindi il mito, le truppe francesi organizzarono un imposcata per catturarlo nei pressi dei ponti di Sedrina. Il Pacì, ignaro di questo tranello tesogli, caddè nella trappola, ma al capitano dei francesi che stava per arrestarlo e che gli intimava di arrendersi, rispose testuali parole: le vecchie volpi si catturano, ma non hanno certo il mio pelo" e si getto'giu' nel Brembo e scomparve dalla vista. Miracolosamente riuscì a guadagnare la riva del fiume e si diede di nuovo alla macchia. Ma un giorno in un bosco fu morsicato da un misterioso serpente. Il Pacì riuscì a salvarsi, ma il suo fisico era ormai stanco e indebolito. Penso' quindi di rifugiarsi sopra al lago di Como da un brigante tale Carcino che lui riteneva amico, il quale per intascare la taglia che pendeva sulla testa del Pacì, lo uccise con una fucilata mentre dormiva, gli taglio' la testa e poi la consegno' ai francesi che per sminuire il Pacì davanti alla popolazione la esposero sotto alla ghigliottina alla Fara di Città Alta. Era il 6 Agosto 1806. Finiva qui la storia di questo leggendario personaggio della Valle Brembana che riuscì per dovere di cronaca pure a sposarsi con una sua paesana (Angela Sonzogni). Forse solo lei avrebbe potuto dire se il Pacì Paciana era un brigante famigerato diventato tale dagli eventi o un romantico ladro "gentiluomo" che amava solo il giusto e sopratutto la libertà.




Gli Scritti sono tratti da "Diavoli, Pitocchi e Streghe" di Bepi Belotti
 
 



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