Rifugio Grassi - Rifugio Benigni:
Dislivello: 600 m
Tempo di percorrenza: ore 4
Segnaletica: bandiere rosso/bianco/rosse del Sentiero delle Orobie Occidentali con segnavia n. 101.
Posto Tappa: rifugio Benigni al Lago dei Piazzotti della sottosezione Valbrembana del CAI di Bergamo (tel.0345/890.33)
Descrizione: si segue la cresta divisoria fra la Valle di Biandino e la Valtorta, poi si percorrono su aereo sentiero i contrafforti meridionali del Pizzo dei Tre Signori (Sentiero dei Solivi; colonnina di soccorso al suo termine) per scendere nel solco della Valle dell'Inferno. La si attraversa e si riprende la salita. Si percorre così la Cresta del Giarolo, si tocca il Passo Bocca di Trona e si raggiunge una successiva bocchetta che dà accesso alla Valle Salmurano. Con una traversa a sinistra si raggiunge quindi il rifugio.
Sentiero delle Orobie Occidentali - Il sentiero si sviluppa a quote mediamente intorno ai 2000 m, ma tocca alcuni valichi anche ad altitudini maggiori. Si distinguono generalmente 8 tappe per il Sentiero delle Orobie Orientali che si sviluppa da Valcanale al Passo della Presolana in Valle Seriana e 6 tappe per il Sentiero delle Orobie Occidentali, da Cassiglio al Rifugio F.lli Longo in Val Brembana; sono comunque possibili numerose varianti a seconda dell'allenamento dell'escursionista e dei giorni a disposizione per il trekking.
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Rifugio Cesare Benigni - Il Rifugio Cesare Benigni e' stato inaugurato nell'estate del 1984 dalla sottosezione del CAI dell'Alta Val Brembana. Rifugio Benigni: Il Rifugio Benigni, di gradevole aspetto e di piccole dimensioni, e' situato sulla testata della Valle di Salmurano, a breve distanza dal Lago Piazzotti. La sua costruzione inizio' nel 1982, grazie al lavoro di numerosi soci dell'allora Sottosezione CAI Alta Valle Brembana ed al contributo della famiglia Benigni, la quale, profondamente scossa per la tragica fine del loro caro Cesare, avvenuto nel 1981 sul Pizzo del Diavolo di Tenda, intese così onorarne la memoria…
Sentiero dei fiori - Sentiero dei Fiori perché, attraversando il massiccio del Pizzo Arera (2515 m) nell’abbagliante candore delle sue rocce calcareo dolomitiche, segna quello che botanicamente viene chiamata "zona di rifugio" per quelle Specie che hanno superato indenni gli sconvolgimenti glaciali, ma che noi potremmo definire in modo più comprensibile un vivaio naturale di fiori tra i più belli e più rari che si possano trovare, non solo nella Regione Insubrica delle Alpi Meridionali Calcaree.