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Malgrado l'incalzare della modernita' e radicale cambiamento degli stili di vita, in Val Brembana sopravvive ancora una cultura popolare ricca di usi costumi, tradizioni, musiche, leggende. L'istinto di conservazione della propria identita' culturale e'ancora molto forte e si esprime nelle feste popolari nelle sagre, nelle ricorrenze patronali,nei riti religiosi di lontanissima origine pagana, nei rituali carnevaleschi. Il calendario e' scandito in ogni stagione da particolari momenti d'incontro, da riti propiziatori o di ringraziamento da tradizioni che si tramandano da secoli. Cosi' ad esempio il Carnevale e'ancora festeggiato in molti paesi con cortei mascherati e con particolari riti culinari, a propiziare abbondanza di raccolti e di cibo. In questo contesto si inseriscono le burlesche tradizioni di Generù e della Pisa ègia di Valtorta e di Santa Brigida, riti collettivi che propiziano la fine dell'inverno. |
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A meta' quaresima e' il tempo di " rasgà la ègia ", il rogo del fantoccio della vecchia segato in due. Ancora in molti paesi e' in uso la tradizione del "casà mars" cacciare marzo, con i ragazzi che salutano la primavera trascinando per le strade barattoli legati con un filo. Una variante di questa usanza e' la Giobiana di Valtorta che vede ogni anno, il primo giovedi di marzo i ragazzi correre per i prati suonando i campanacci per svegliare la primavera e "chiamar l'erba". A meta' tra il pagano e il religioso, soppravvivono poi le Ragazioni, processioni effettuate all'alba che si snodano lungo i sentieri di campagna con soste a tutte le tribuline per impetrare un buon raccolto. |