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in Arte Arlecchino Interpretazione della famosa maschera nel Gruppo "L'Arlechì e chi oter Zani sò fradei" |
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- La Casa
di Arlecchino a San Giovanni Bianco
L'edificio apparteneva ai Grataroli, una delle famiglie piu' potenti della Valle, originaria di Oneta di San Giovanni Bianco, che nel quattrocento vantava a Venezia ricchezze e fortune. E qui si innesta il riferimento ad Arlecchino; questa maschera vestiva i panni del servo balordo e opportunista, quale erano nella realta' i valligiani brembani dediti nella citta' lagunare a lavori umili e faticosi. Gli stessi Grataroli stabilitisi a Venezia avevano al loro seguito servitori Brembani ai quali affidavano anche la cura dei loro beni di Oneta. Forse accadde che uno di tali servi, portato all'arte comica, abbia buffonescamente rappresentato sulla scena il ruolo da lui stesso ricoperto nella realta' quotidiana. Il ruolo iniziale si arricchi' di forme e contenuti, favorendo l'imporsi del personaggio Arlecchino, colorito di licenziosa e pungente comicita' che veniva apprezzata in quanto non oltraggiava l'orgoglio Veneziano, ma prendeva di mira il tipo del servitore Bergamasco, costretto ad agguzzare l'ingenio per questioni di soppravvivenza. L'ipotesi non e' poi cosi' peregrina, se si pensa che nella seconda meta' del cinquecento fu proprio un Bergamasco, Alberto Ganassa che, dopo i brillanti esordi presso le corti dei Gonzaga ed egli Estensi, vesti' i panni di Arlecchino nientemeno che davanti ai Sovrani di Francia e di Spagna. |
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Per Informazioni: Belotti Renato in arte Arlecchino - Telefono: 0339.4709530 / 0345.41198
Gruppo
Folkloristico L’Arlechì e chi oter Zani so’ fradèi di San
Giovanni Bianco - Comune
di San Giovanni Bianco - Museo
di Arlecchino a Oneta di San Giovanni Bianco