Valle Brembana

IL SOGNO BREMBANO
un libro illustra come eravamo cent’anni fa

(Dalla prolusione di Arrigo Arrigoni, tenuta il 10 novembre 2006 al Casinò Municipale di San Pellegrino Terme nel contesto della presentazione ufficiale del libro).

Il libro, corposo, è il frutto del lavoro e dell'impegno di tanti soci e vuole essere uno strumento di conoscenza e di approfondimento di un periodo particolare della storia della Valle offerto alla collettività dal Centro storico Valle Brembana.

Si tratta di una articolata e accurata ricerca a tema, di riflessioni approfondite su un momento storico, che - quand'anche possa essere letto in modo non del tutto univoco, perchè non privo di qualche contraddizione - presenta, indubbiamente, i caratteri della eccezionalità. Un periodo che vede cambiamenti profondi e accelerati rispetto al panorama di fine Ottocento, che - nonostante la presenza di qualche realtà industriale come il Linificio di Villa d'Almè, la San Pellegrino, lo Stabilimento serico della Ditta Beaux sempre a S. Pellegrino e qualche attività nel settore estrattivo, nel ramo cartario e nell'artigianato come segherie e chioderie - era panorama caratterizzato da notevole arretratezza anche se solo paragonato alla situazione di aree non troppo dissimili e non troppo lontane da noi.

I primi 15 anni del Novecento registrano una impennata e una accelerata incredibile nello sviluppo e nella trasformazione economica, sociale e, almeno in parte, culturale, dei nostri paesi e vedono agitarsi e prendere vita fermenti e realizzazioni straordinarie. L’arrivo della ferrovia, l’avvio di importanti iniziative industriali nei principali paesi del fondovalle, la nascita di infrastrutture primarie, il boom del termalismo e del turismo d’élite a San Pellegrino Terme, l’affermarsi di una nuova coscienza sociale furono i fattori determinanti di quella accelerata, di quel “miracolo” destinato a lasciare il segno su tutto il resto del secolo.

Di ciascuno di quei fattori che contribuirono a dare alla Valle un volto nuovo, gli autori hanno cercato - valendosi dei dati di archivio, pubblici e privati, dei giornali e delle riviste d'epoca, delle pubblicazioni e di quant'altro di utile allo scopo - di dare una ricostruzione la più accurata possibile, tenendo ovviamente presente che i destinatari non sono solo gli specialisti ma è soprattutto la gente della Valle Brembana. L'affresco che ne è venuto è strutturato in quattro grandi sezioni corrispondenti a quattro filoni di ricerca: la prima è dedicata alla storia della ferrovia; la seconda si occupa del tema dello sviluppo industriale e tecnologico; la terza sezione mette a fuoco il boom del turismo e del termalismo di San Pellegrino; la quarta infine racconta della vita quotidiana. Ad accomunare le sezioni, naturalmente, il "Sogno" e un ricchissimo corredo fotografico fatto, tra l'altro, da cartoline del tempo messe a disposizione da collezionisti, in particolare dal socio Adriano Epis e da Elio Gianoli e da fotografie d’epoca, comprese molte inedite realizzate dal grande fotografo Eugenio Goglio, e pubblicate su gentile concessione della Provincia: un corredo che impreziosisce il volume e che, da solo, costituisce un racconto eloquente. La PRIMA SEZIONE è monografica, si occupa di quello che è, e rimane, il simbolo per eccellenza del risveglio brembano di inizio secolo scorso:

LA FERROVIA. Il tema è affrontato da Felice Riceputi che premette una panoramica generale sulla Valle di fine Ottocento, soprattutto per gli aspetti relativi alla situazione sociale e economica dell'epoca, a trasporti e viabilità, che, come già detto, si trovavano in uno stato di grave arretratezza. Il lavoro è particolareggiato, e ricostruisce, sulla scorta dei documenti, la lunga fase di gestazione (iniziata nel 1885 con la legge n. 3408 del Regio Parlamento che prevedeva finanziamenti per nuove Ferrovie e che, tra i primi in Valle, attira l'attenzione del Consiglio comunale di Piazza Brembana), l'accanito dibattito - dove vennero a galla i particolarismi - sui progetti (il primo dei quali prevedeva praticamente la percorrenza in riva destra, tra Clanezzo e Ponti di Sedrina e fino a San Pellegrino) e sul sistema di trazione (elettrico/vapore), la Sottoscrizione pubblica, la nascita della Società della Ferrovia Valle Brembana, l'inizio dei lavori nel 1904, i dati tecnici relativi ai manufatti e ai macchinari, i problemi che hanno accompagnato i lavori (compreso uno sciopero), e la realizzazione delle stazioni, in particolare quelle di Villa, di Zogno e di San Pellegrino (e di Piazzo allora dirimpettaio di San Pellegrino sull'altra sponda del fiume). E, finalmente, l'arrivo, il 12 luglio 1906 del primo treno nella cittadina termale (ad ottobre arriverà a S. Giovanni Bianco), la nascita di una nuova epoca e di uno spirito diffuso di alacrità e di speranza. E poi i primi anni di gestione, i bilanci positivi, i vari collegamenti alla ferrovia, il prolungamento assai più tardi, nel 1926, a Piazza Brembana, con tutte le problematiche di percorso. Tra gli uni e l'altro la prima grande guerra. Poi gli anni venti (che registrano il passaggio dall'azionariato diffuso delle origini al controllo da parte della famiglia Cima) e i trenta e la seconda guerra, gli inizi di una certa decadenza e la sospensione del servizio il 17 marzo 1966 in seguito all'abbassamento della galleria Morla. E la chiusura. Evitabile, forse. Alla luce del senno di poi pare di poter dire: certamente non provvida. A conclusione del lavoro di Riceputi, ricco di spunti e di personaggi protagonisti che il tempo non ha consentito di citare, una sua riflessione sulla partecipazione dei brembani alla realizzazione della loro ferrovia introdotta da una domanda: protagonisti o comparse? La risposta non è perentoria. Ma l'indubbio generoso concorso nella sottoscrizione da parte dei privati, più di quello dei Comuni, anche allora con le casse non proprio pingui, autorizza a dire che la Ferrovia della Valle Brembana, molto più che altre iniziative realizzate anche non lontano da noi, non è stata opera voluta e catapultata da fuori su un tessuto indifferente ma è stata sentita da tanta parte della gente brembana come cosa propria. E questo - è giusto ricordarlo - nonostante la Valle non abbia mai avuto rappresentanti diretti né nei comitati promotori né nei consigli di amministrazione.


A legare i diversi contributi della SECONDA SEZIONE il tema delle ATTIVITA' ECONOMICHE. All'interno di essa, la questione dello "Sviluppo industriale e idroelettrico della Valle Brembana tra XIX e XX sec." viene affrontata da Giuseppe Pesenti con pagine dense e ricche di dati. Anche il suo avvio è uno sguardo alla situazione italiana del dopo unità d'Italia - contraddistinta da grandiosi progetti di sviluppo infrastrutturale (rete viaria e ferroviaria) e dai programmi di rinnovo del tessuto urbano di molte città - e alla situazione bergamasca che in quegli anni vede nascere, accanto a una struttura economica produttiva sostanzialmente ancora agricola, le prime realtà industriali, prevalentemente nel ramo tessile e in genere frutto di iniziative e di capitali stranieri. Pesenti sottolinea l'importanza nell'insediamento e nella diffusione degli opifici della presenza sul nostro territorio di fiumi e di rogge e di canali di derivazione che favoriscono l'adozione dei "primi telai meccanici di tessitura mossi attraverso la trasmissione, con delle cinghie di cuoio, del movimento rotatorio di una turbina azionata dall'acqua". E ancor più l'importanza della scoperta del motore elettrico asincrono che funziona a corrente alternata: la facile trasmissione della corrente alternata lungo i fili di rame ha consentito, infatti, di trasferire l'energia elettrica dal luogo di produzione lungo l'asta dei fiumi ai luoghi di utilizzazione dentro le fabbriche che potevano anche essere lontane. Al fervore che ne consegue non resta estranea la nostra Valle le cui più importanti iniziative industriali vengono passate puntualmente e ampiamente in rassegna da Pesenti: Il Linificio di Villa d’Almé; Le centrali di Clanezzo; La cementeria di Villa d’Almé e i forni Falck a Zogno; La centrale di Zogno; La Manifattura di Valle Brembana a Zogno; Il setificio Beaux a San Pellegrino; L’acqua minerale di San Pellegrino; L’acqua minerale della Fonte Bracca; Altre acque minerali; La cartiera Cima a San Giovanni Bianco (tema affrontato col contributo di GianBattista Gozzi); Attività diverse nella media Valle; Le centrali idroelettriche in alta Valle; Le mini centrali. A chiudere una riflessione sulle conseguenze sociali e culturali della "prima rivoluzione industriale italiana che penetrò abbastanza rapidamente anche da noi" dando inizio alla fine di una cultura secolare e imponendo "nuovi rapporti interpersonali e sociali, nuovi punti di vista, nuove professioni”. E che suscitò la nascita delle società di mutuo soccorso e delle Casse rurali, soprattutto ad opera di Nicolò Rezzara, preoccupato delle gravose condizioni del lavoro in fabbrica e dello stato di abbandono del mondo contadino.

Di Nicolò Rezzara e del cattolicesimo sociale bergamasco si occupa in modo più specifico Ermanno Arrigoni che, sempre nella SECONDA SEZIONE, con il suo contributo "Aspetti sociali della Valle Brembana all’inizio del Novecento", inquadra il contesto storico e affronta il tema del risveglio sociale in terra bergamasca iniziato ancor prima che Leone XIII nel 1891 con la "Rerum Novarum" "mettesse al passo la Chiesa con quanto stava succedendo nella società italiana". Nonostante il non expedit l'incitamento ai cattolici bergamaschi a "impegnarsi nel campo sociale con istituzioni sempre più conformi ai bisogni dei tempi" venne addirittura dal Vescovo Guindani, succeduto nel 1879 all'austriacante Speranza e venne raccolto, appunto, soprattutto da Nicolò Rezzara e dal conte Stanislao Medolago Albani che iniziarono un'opera tesa a una profonda rigenerazione sociale e religiosa. Particolare spazio viene dedicato da Arrigoni a quelle significative intraprese che sono costituite dalle Casse Rurali - che fiorirono in gran numero e presero piede anche in piccoli paesi, spesso all'ombra del campanile -, e dalle Società Operaie. Così come spende pagine su Scuola ed educazione e sulla condizione di Operaie e operai. Nella sua Conclusione un accenno alle vicende politico-elettorali di Bortolo Belotti e di Carugati, due politici che dividono il mondo cattolico... spia – secondo Arrigoni – delle diversificazioni all'interno del potente movimento del cattolicesimo sociale e di una certa insofferenza della chiesa bergamasca, o di una parte significativa di essa, nei confronti di chi non rispettava appieno il principio di autorità e di religione.

Altra tematica importante affrontata nella sezione dedicata alle attività economiche è quella del "lento cammino dell’agricoltura e dell’allevamento". L'argomento è approfondito da Giacomo Calvi che ci ricorda che "l'agricoltura in Valle Brembana fu sempre un'attività attuata per la sopravvivenza e certamente non di portata economica tale da far mercato e economia" e che "tutto il prodotto della terra non era sufficiente al fabbisogno alimentare degli abitanti", rendendo necessaria molta importazione di granaglie, non sempre di qualità. Certamente più significativa, e "attività atavica per eccellenza, la zootecnia", intesa soprattutto come allevamento del bestiame bovino e come trasformazione dei prodotti caseari. Significativa, ma, all'inizio del secolo scorso, ancora in un tremendo stato di arretratezza, in una situazione - che come ci viene ben descritta in una riflessione del dottor Ennio Scalcini, validissimo agronomo, pubblicata nella rivista "Alta Valle Brembana" del 1907 - appare di quasi totale immobilità, sia dal punto di vista tecnico che delle consuetudini e delle tradizioni. Calvi analizza Il ruolo della Cattedra Ambulante di Agricoltura, le indagini, per conto della Società agraria di Lombardia, dell'agronomo Arrigo Serpieri sulla situazione e conduzione degli alpeggi, per la cui miglioria, appunto, si costituiscono Società d’Alpeggio; ricostruisce i lenti e faticosi tentativi di miglioramento (selezione della razza - prevalentemente bruno-alpina, allora ancora chiamata Svitto -, mostre bovine, Regine del latte etc) e di ammodernamento di un comparto che nell'economia della Valle ha avuto per secoli un ruolo non disprezzabile e che, soprattutto, con La valorizzazione del prodotto caseario tipico può continuare ad averlo anche oggi.

A chiudere la seconda sezione dedicata alle attività economiche il contributo di Tarcisio Bottani e Wanda Taufer. "L’emigrazione diventa fenomeno di massa". A prima vista il titolo del loro lavoro pare una smentita su tutta la linea del "Sogno Brembano". Non è del tutto così! Ma certo sta a ricordarci, come d'altronde ha sottolineato più uno degli autori, che anche quel periodo di fervore non è privo di problemi e che, ironia del progresso! (lo evidenziava il dottor Scalcini nella già citata sua riflessione riportata da Calvi) “il montanaro approfitta delle aumentate facilità di comunicazione spesso solo per fuggire più comodamente dalla sua valle e portare la sua potenza di lavoro in lontane contrade”. Il lavoro minuzioso di Bottani-Taufer, oltre a fornire una panoramica corredata di tabelle sulla situazione migratoria della Valle a fine Ottocento, si occupa in modo specifico di Chiesa ed emigrazione in Valle Brembana nei primi anni del Novecento, di scuole serali, della nascita dei giornali vicariali destinati all'emigrante, in particolare di quello della Vicaria di Zogno, dell’Amico dell’emigrante di Brembilla, di quello della Vicaria di Serina e dell'Alta Valle Brembana, e di altri giornali ancora attraverso i quali il clero esprime agli emigranti la sollecitudine morale, le rampogne, i consigli pratici, e la "corretta" (!) lettura degli avvenimenti dell'epoca, ad es., la già accennata contesa elettorale Belotti-Carugati che vede i Bollettini schierati in modo militante a favore di quest'ultimo, con toni che oggi ci fanno un po' sorridere.

La PARTE III è più focalizzata su quella che possiamo chiamare il capoluogo brembano di quegli anni, e cioè SAN PELLEGRINO con GLI ANNI DEL LIBERTY E DELLA BELLE ÉPOQUE. Di San Pellegrino Eliseo Locatelli esamina "Le ragioni del successo", e lo ripercorre parlando dottamente del Liberty, inteso come segno di una nuova vitalità e come espressione di una nuova élite emergente, quella rappresentata dalla classe della borghesia. Il ruolo del Liberty nello sviluppo urbano e la sua polivalenza estetica, Il termalismo come fenomeno di costume, Il fascino lussuoso del Grand Hotel e L’eleganza raffinata del Grand Kursaal sono dei flash su pagine raffinate impossibili da riassumere e che meritano di essere lette per intero.

Sulla "Belle époque a San Pellegrino" il dotto e gustoso intervento di Bernardino Luiselli che in flash back ci fa galoppare tra Sedan e Sarajevo passando da Adua, da Bava Beccaris, dall'età giolittiana e dalla quarta sponda; ci riporta al 15 luglio 1901, il giorno dell'inaugurazione delle nuove Terme di San Pellegrino e ci immerge nell'aura di quel Piccolo mondo antico ottonovecentesco dove tutto pareva meraviglioso ("deh come tutto sorridea quel dolce mattin"), ci ricorda di Boito e la Duse, "quando in segreta letizia..." E, ancora, del maestro Angelo Mariani rivale (in amore) di Verdi, del "Vate d'Italia" Carducci che non ci sta, s'annoia e scappa da San Pellegrino. Naturalmente questo ancor prima della nascita della Società anonima delle terme e dei grandi alberghi, costituite nel 1899 e nel 1902 su impulso dell'avvocato milanese Cesare Mazzoni, e prima dell'età dello splendore che ne seguirà con le stagioni rutilanti della villeggiatura, le serate al Grand Hotel, all'Eden e al Kursaal, col bel mondo che "si sfiora senza confondersi col demi monde", con i politici che faranno a gara per venire a ritemprarsi, a passare le acque (e a preparare rimpasti ministeriali) a San Pellegrino, e che avrà la consacrazione con l'arrivo, il 5 luglio 1905, della Regina Margherita. Ma ancora i primi anni del secondo decennio danzeranno, "a San Pellegrino, forse ancora più giocondi di quelli dell'alba del secolo"; e le danze sembrano non finire mai: cinematografo e operetta convivono con la lirica e la prosa, le compagnie e gli artisti sono di grande richiamo e di alto livello, le locandine delle opere in programma al Teatro del Casinò hanno l'onore di essere esposte alla Scala e al Teatro Regio di Parma. E' l'età dello splendore che continua, ma lo splendore è ai suoi ultimi bagliori perchè - ricorda Luiselli - Sarajevo si avvicina.

Ancora su San Pellegrino, ma messo sotto osservazione dal punto di vista amministrativo, è l'intervento di Piercarlo Gentili. Con il suo contributo "Vicende amministrative e volti di San Pellegrino negli anni della belle époque" si ripropone di indagare, soprattutto attraverso la lettura delle deliberazioni consiliari, sulle vicende amministrative che hanno preceduto e accompagnato l'arrivo della ferrovia, cercando di restituirci le idee e gli schemi di pensiero con cui gli amministratori pubblici sanpellegrinesi hanno affrontato le novità dei grandi cambiamenti che hanno investito la comunità. Significativa a questo proposito la lunga querelle che già a fine Ottocento vede la netta contrarietà degli amministratori di fronte alle ipotesi, viste "come l'ultima sciagura per il Comune", che prevedevano di derivare acqua dal fiume per produrre energia elettrica da destinare a industrie fuori Valle. Al centro dell'indagine, in particolare modo, i complessi rapporti tra Amministrazioni comunali e ferrovia, che hanno come elemento di frizione, già in fase di progettazione, il percorso che - come già ricordato - in un primo tempo doveva essere in riva destra, e la dislocazione della stazione a San Pellegrino vecchio, considerato il punto centrale del paese. I problemi continueranno, poi, quando la costruzione del canale della Ditta dell'ing. Conti, ultimato proprio in quegli anni, renderà necessaria una variante della ferrovia in riva sinistra e, quindi, in territorio che allora era del Comune di Piazzo: i Sanpellegrinesi accettano la variante ma, ritenendo le spese aggiuntive "gravi e rilevanti", chiedono assicurazioni e finanziamenti per la realizzazione dei collegamenti viari tra le due sponde e cercano di ritardare il pagamento della quota azionaria di 12.000 lire a suo tempo deliberata. La vicenda vedrà la conclusione solo nel 1911 lasciando sul percorso addirittura drammatici cambi al vertice dell'Amministrazione comunale. Nella parte finale, prima di alcune riflessioni su aspetti sociologici di San Pellegrino e una appendice statistica, i costanti problemi di convivenza e di difficile integrazione tra due mondi spesso separati e lontani: il paese di San Pellegrino e la stazione termale di San Pellegrino.

La PARTE IV, infine, è un itinerario tra POLITICA, SOCIETA’ E COSTUME di quegli anni. Della "politica brembana ai primi del ‘900" si occupa Ivano Sonzogni, che collega la situazione della Valle dei primi decenni del dopo unità d'Italia a quella più ampia, nazionale e provinciale, a lungo condizionata dal non expedit, e da una rappresentanza parlamentare lasciata a personalità liberali di destra e di sinistra estranee al territorio. Il conseguente scarso peso politico che ne deriva alla Valle accompagnato "dall'esclusione dai centri di sviluppo economico", non impedisce una forte presenza cattolica a livello locale, incrementata grazie all'allargamento della base elettorale voluto dalla Sinistra, grazie a un deciso e capillare impegno del clero e allo svilupparsi di una serie di iniziative sul territorio, di forte impatto sociale, come quella delle già ricordate Casse rurali. Lo sviluppo termale di San Pellegrino, poi, e i tentativi di sfruttamento delle acque di derivazione a beneficio di Milano e della pianura furono un elemento di risveglio per tutti e "fecero sentire ai brembani l'importanza di essere rappresentati da uno di loro". Sonzogni ricostruisce le vicende elettorali relative alle elezioni del 1900, per la verità scarsamente partecipate (500 e 790 i votanti nelle due tornate) che videro dopo il ballottaggio entrare per la prima volta in Parlamento, Egildo Carugati, industriale originario di Sesto Calende ma proprietario del canapificio di Villa d'Almè. Successivamente più volte riconfermato e votato anche dai cattolici, l'uomo politico liberale con la sua azione non produrrà benefici clamorosi per la valle; addirittura inesistenti le ricadute positive sull'azione amministrativa, individuale e collettiva, dei Comuni, stretti nei magri bilanci e impegnati a realizzare i primi acquedotti e le prime fognature e a strutturare il servizio veterinario, e a irrobustire la diffusione della formazione scolastica. L'unico tentativo di politica di mandamento che si registra in quel periodo è quello promosso dal periodico Alta Valle Brembana, fondato da un gruppo di personalità di diverso orientamento, che puntò all'obiettivo ambizioso di fare dell'Alta Valle una nuova Engadina. Particolare spazio nel lavoro di Sonzogni viene dato alla ricostruzione delle vicende e dell'aspro scontro tra Belotti e Carugati, nelle elezioni del dopo-Patto Gentiloni 1913, con la prevalenza per un pugno di voti dell'avvocato zognese, ottenuta grazie "alla sua capacità di far leva sulla dignità della popolazione brembana e alla presentazione di un programma di buona presa sull'elettorato". La sua sensibilità nel rappresentare e interpretare i bisogni del territorio saranno subito evidenti, ma la prima grande guerra vanificherà tutto.

"La cura della salute e le malattie", invece, è l'oggetto del contributo di Anna Fusco che ci racconta dell’organizzazione sanitaria, strutturata per la nostra Valle nei mandamenti di Zogno e di Piazza, e che vedeva la partecipazione alla gestione dei sindaci, del Prefetto, del Medico provinciale e di un ufficiale sanitario presente in ogni comune o in consorzi di Comuni (la condotta è istituto mutuato dal Lombardo Veneto e dal Granducato di Toscana e esteso a tutto il Regno dopo l'unità). Incredibile ma vero, per tutto il primo quindicennio si dibatte su un Ospedale mandamentale di Valle Brembana e una prima idea di "ospitale" è addirittura del 1872 ad Averara: Zogno, Piazza e San Giovanni Bianco i soliti nomi per le possibili sedi. La guerra e i problemi economici allontaneranno di oltre mezzo secolo la realizzazione di questo progetto. Certo non allontaneranno Le malattie (degli animali e degli uomini) diffuse in gran numero e alcune delle quali come la malattia del gozzo, la pellagra e il cretinismo colpivano soprattutto le persone povere e di insufficiente alimentazione. La condotta veterinaria (1888) e il medico condotto sono i tentativi di risposta a quei flagelli anche se a lungo continuerà da parte degli abitanti della valle il ricorso all'altra medicina, quella ereditata dalla tradizione.

A chiudere il Volume un po' di leggerezza (ma non troppo!) e di Cronaca nera. In "Quotidianità, feste e passatempi", Eleonora Arizzi, Michela Lazzarini e Mara Milesi offrono un contributo tutto al femminile affrontando una variegata serie di temi della vita quotidiana, soprattutto visti dalla parte di coloro che esse chiamano "le teste rotte e le schiene piegate", cioè la gente comune. L’aumento demografico e le condizioni di vita, L’uomo e l’industria, l'Economia familiare: la vita nei campi, L’artigianato, Donne al lavoro, Tempi e ritmi di vita domestica, Svago e passatempi, Il Carnevale, La coltura dell’orto, La musica: le bande e le canzoni sono alcuni dei capitoletti del loro affresco, realizzato con cura e con passione nonostante la giovane età, ricorrendo spesso allo strumento dell'intervista a persone anziane. A completare il loro lavoro numerosi altri spunti come La domenica: giorno di festa tra sacro e profano, I doni e i giochi, Il matrimonio, Le nascite e i battesimi, La prima Comunione e la Cresima, I funerali, Dio nella vita quotidiana: tra fede e dovere, Le feste religiose, L’istruzione, Le scuole elementari e medie, Il collegio San Carlo di Valnegra, Gli asili infantili, La polemica tra scuola cattolica e scuola pubblica, I maestri benemeriti, Le scuole serali. Infine in "Storie e fatti di cronaca nera in una valle al bivio fra progresso e tradizione", Denis Pianetti ci parla di Storie e drammi di gente comune a sottolineare che gli anni del "Sogno" non sono andati esenti da contraddizioni, da raccapriccianti disgrazie, da incidenti, da liti e da avvenimenti tragici e affronta, in particolare, tre storie al noir. Il giallo delle Scalugge, innanzitutto, che, 2 agosto 1904, vide il ragionier Angelo Tadolti, responsabile del Piccolo Credito Bergamasco di San Giovanni Bianco e di San Pellegrino, assassinato per rapina in territorio di Fuipiano al Brembo colpito con tre colpi alla testa da Angelo Ghisalberti. Poi in Dies Irae, la storia del ben più noto Simone Pianetti, un emigrato rientrato da qualche anno dagli Stati Uniti, grande tiratore, addirittura amico di caccia del re, che entrato, per questioni di interesse, in forte contrasto con una serie di persone tra cui medico, parroco e segretario comunale di Camerata, nell'estate del 1914 uccise in poche ore ben 7 persone prima di sparire per sempre. E, infine, parlando di quelle inquietanti figure che sono i Satiri e selvatici, ricostruisce Il caso Fracassetti, un personaggio che inquietò non poco la Valle Brembana, rendendosi colpevole di una serie di reati tra cui numerosi stupri e omicidi e che finì ammazzato a Caprile di Santa Brigida proprio dal padre di una delle sue vittime.

In coda alla ricerca una breve nota biografica di Eugenio Goglio seguita da una decina di pagine dedicate a sue immagini. Come eravamo. Volti della Valle Brembana del primo Novecento nelle fotografie di Eugenio Goglio il titolo. Quasi un suggello al libro e un invito rivolto a tutti a ricercare nei ritratti e nelle pagine scritte una parte importante di noi stessi. Non per ripiegarci sul passato, ma per ritrovarvi spunti, suggestioni e forza per meglio affrontare il presente e il futuro.

Val Brembana, gli anni del grande sogno (da L'Eco di Bergamo)

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