La Storia, quella con la "esse maiuscola" e quella con la "esse" minuscola detta pure "piccola storia locale" è ricca di "piccole storie" che ne sono capitoli, alcune singolari e gustosissime da leggere ora che sono passate agli archivi ma che al verificarsi dei fatti furono tremendamente serie. Una di queste “piccole storie” locali è narrata con l’humor di cui sa permeare e caratterizzare le sue ricerche storiche mons. Giulio Gabanelli in un volumetto pubblicato nel 2003. E’, fatica libraria, un’opera minima se si tiene conto soltanto del numero delle pagine che non sono neppure cento, ma a dare spessore, e che spessore! alla pubblicazione voluta dalla Parrocchia di San Lorenzo Martire di Zogno, stanno il contenuto e l’iconografia del libro nel quale sono presentate le chiesine della Parrocchia di Zogno. Attenzione a tale individuazione territoriale, perchè è essenziale nella storia che si sta per riprendere dall’ottimo lavoro di don Giulio (chiamiamolo così, come lui preferisce come un buon parroco di campagna, nella migliore accezione del termine che sta per elevata pastorialità, conoscenza dell’ambiente, amore per l’arte e quant’altro) che forse a Zogno pochi hanno letto, ma che dovrebbe essere letto se veramente si vuole accrescere la conoscenza del paese in cui si vive.
I parrocchiani di San Lorenzo Martire, si vuol dire, dovrebbero avere questo volumetto nella bibliotechina casalinga. Ma dov’è la “storia minima” cui si fa cenno?. Ci arriviamo subito, precisando in premessa che si tratta di una singolare storia di competenze territoriali, di battesimi clandestini, di funerali senza il morto sepolto poi in un cimitero comune, il tutto per una questione di...soldi. Chiedendo venia a don Giulio per aver fatto man bassa del suo scritto che riassumiamo qui senza neppure avergli chiesto il permesso, con l’intento e la speranza di evidenziare una delle sue tante e preziose ricerche storiche territoriali e perciò di rendergli merito, cominciamo dunque a narrare la storia che è localizzata a Piazza Martina dove il 17 di gennaio nella chiesetta nascosta tra i boschi, con vasto concorso in costante crescendo di fedeli che arrivano anche da fuori valle, si festeggia Sant’Antonio Abate. Scrive don Giulio (siamo costretti a sintetizzare il testo per cui ci scusi): “Piazza Martina che ha tutto l’aspetto di un insediamento medioevale, poteva essere considerata la porta d’accesso all’antica via che si dirigeva a Bergamo salendo da Poscante attraverso il Colle del Monte di Nese”. Era dunque attraversata dall’antica strada di collegamento tra Zogno e Poscante che sarebbe stato comune autonomo fino al 1928 arrivando ad avere confine al Ponte Vecchio dove sta tuttora la casa natia di Pacì Paciana, e lungo tale strada, ad una decina di minuti di mulattiera dalla contrada, tra prati e boschi di castagno ed accanto ad una sorgente di acqua fresca e limpida, in posizione territorialmente strategica, ecco la chiesetta di Sant’Antonio Abate, quello tradizionalmente raffigurato con il pastorale che è soltanto un bastone curvato in cima, con il cane ed il “porsel” perchè patrono degli animali.
L’autore della pubblicazione propone una puntigliosa descrizione del tempietto -precisa che originariamente fu in stile romanico dal che si deduce l’antichità di questa costruzione religiosa e quindi trasformata verso la metà del 1800 in stile neoclassico e tale trasformazione sicuramente ha portato alla perdita di una preziosa testimonianza del passato religioso ed artistico del nostro paese - e di quanto conservato nel medesimo e si vogliono citare soltanto due “momenti” di questo discorso: la trecentesca statua in legno policromo del Santo in abiti abbaziali con mitria che contrariamente all’iconografia più tradizionale sta seduto in trono anziché in piedi; l’organo, un preziosissimo strumento seicentesco che non c’è più perchè dopo il restauro ha trovato collocazione presso il Museo della Vicaria di San Lorenzo. Ma ci sono tante altre piccole “preziosità” che non si vogliono qui citare per non ispirare malsane tentazioni. E siamo finalmente alla storia che don Giulio ricostruisce nei documenti d’archivio.
Ecco il primo come sta trascritto nel volumetto “gabanelliano”: “Giacomo Maria Conte Radini Tedeschi... vescovo di Bergamo... Con decreto vescovile 10 febbraio n°363 Mons. Guindani nostro antecessore dismembrava (cioè staccava) le contrade di Piazza Martina della Corna e del Ponte di Zogno dalla Parrocchia di San Giovanni Battista e le univa a quella di San Lorenzo di Zogno. In detto decreto si dichiarava che mentre per esso le predette contrade venivano assoggettate alla chiesa parrocchiale di Zogno con tutti i diritti e pertinenze parrocchiali, si faceva però eccezione per l’Oratorio di Sant’Antonio posto in Piazza Martina... Ora ci sembra venuto il tempo opportuno di stabilire appunto a riguardo di detto Oratorio quanto meglio condurrà al decoro del medesimo disponendo che esso sia sottoposto alla giurisdizione di quel parroco d cui dipende la contrada ove l’Oratorio trovasi eretto”.
A questo punto del decreto si dichiara che l’Oratorio di Sant’Antonio Abate passi sotto l’esclusiva giurisdizione della Parrocchia di San Lorenzo salvo il dovere di versare alla Fabbriceria di Poscante quanto la medesima ha dovuto sborsare per il saldo del concerto campanario appena rinnovato e la restituzione all’Oratorio dei suoi arredi e paramenti conservati a Poscante. Si comincia dunque a parlare di soldi. Passiamo ora ad altro documento, conservato questo nell’archivio parrocchiale poscantino, redatto dal parroco don Giovanni Ruggeri che ricorda la giurisdizione della parrocchia da lui temporaneamente retta sull’Oratorio di Sant’Antonio sottolineando la cura e l’affetto e pure le elemosine elargite anche dei fedeli poscantini, e-dice don Ruggeri-pur se nella contrada si comincia ad “amoreggiare” con Zogno. Ancora don Ruggeri ricorda che don Bartolomeo Imberti parroco di Poscante si era profuso nella sistemazione della chiesetta fino alla collocazione sul campaniletto del nuovo concerto campanario con il concorso economico dei Piazzamartinesi ma pure con quello determinante della Fabbriceria e perciò dei parrocchiani di Poscante. La spesa per le campane era stata di parecchie migliaia di lire, il saldo era di trecento lire che sarebbe rimasto a carico, presumibilmente della Fabbriceria di Poscante. Poca cosa pensarono quelli di Piazza Martina, che non sarebbe dovuta essere di ostacolo all’ufficializzazione del passaggio dalla Parrocchia di Poscante a quella di Zogno che - detto per inciso - era competente come oggi sul comparto in sponda destra del fiume Brembo, il centro ed il Monte tanto per intendersi meglio.
Ed ecco il decreto sopra riportato, accolto con grande letizia a Piazza Martina da dove partì qualche canzonatura per quelli di Poscante che pur se il loro parroco, per obbedienza, aveva sottoscritto le volontà vescovili, non furono assolutamente d’accordo non volendo perdere la chiesetta e si appellarono al Vescovo che trovò giuste le loro ragioni e con altro decreto restituì il tutto a Poscante. Ma a non essere più d’accordo a questo punto furono alcune famiglie del Ponte che non vollero adattarsi ad andare a Zogno, “e ne avvenne - racconta don Giulio - che un bambino si lasciò senza battesimo per parecchio tempo e si dovette battezzare clandestinamente”. Primo fatto singolare questo che dà sapore alla nostra storia, seguito da un altro ancor più singolare.
E’ sempre don Giulio che scrive: “Ma nel frattempo nessuno era ancora passato all’eternità. Ma venne anche la morte a trovarli. E per le anime restava tutto a posto e se ne andavano subito senza permessi e tasse al loro destino. Il guaio era per i poveri corpi, guaio che ancor dava e dà forse non si risolverà neanche mai. Quei di Poscante non li volevano ne li vogliono più nella loro chiesa. Vi hanno rinunciato e stiano fuori. Quei di Zogno li riceverebbero, ma passando per il territorio forestiero dovevano andare soggetti ad una tassa. Nessuno era al caso di pagarla. Epperò si seguitò fino al 1905 a fare a
Zogno il funerale senza cadavere, poscia fare il trasporto del cadavere nel cimitero di Poscante”. In altri termini: il funerale senza il morto a Zogno, la sepoltura senza il funerale a Poscante. La querelle si risolse, finalmente e ragionevolmente, nel 1905 quando si ottenne di portare il cadavere nella chiesa di Zogno senza pagar tasse. Un semplice transito come si fa quando si “lavora” materiale in un posto e lo si commercializza altrove. E si continuò così ancora per un bel po’ di tempo, pur se la ragione diceva che c’era il dovere morale di risolvere tale incresciosa questione. Ed il buon parroco poscantino invitava quelli di Piazza Martina ad umiliarsi, ma loro, vistisi quasi costretti a cedere sulla questione dei morti e dei funerali, decisero di non voler più onorare il famoso debito delle trecento lire di residuo del pagamento delle campane. La querelle si chiuse nel 1981.
La Fabbriceria di Poscante avrebbe saldato il debito chiedendo come contropartita la restituzione degli arredi sacri di spettanza dell’Oratorio che si trovavano custoditi presso una famiglia di Piazza Martina, che li consegnò alla Curia. Il debito fu finalmente pagato, gli arredi restarono a Piazza Martina che entrò nella “territorialità” parrocchiale di San Lorenzo Martire di Zogno nella cui chiesa finalmente poterono essere battezzati e “funeralizzati” gli abitanti della contrada. Una storia che ha ormai cento anni, quella che abbiamo raccontata saccheggiando il lavoro di don Giulio, per far rivivere prima agli Zognesi un momento del loro passato e quindi per far conoscere ai lettori che non sono del luogo questa curiosa vicenda zognese. Un grazie ancora a Don Giulio, nella speranza di aver fatto cosa gradita a lui e, detta con Manzoni, ai nostri venticinque lettori...
Tratto dai Quaderni Brembani 2007, Annuario del Centro Storico Culturale Valle Brembana