![]() Introduzione, parafrasi e lettura del Poeta UMBERTO ZANETTI in memoria di VITTORIO POLLI L'incontro di Virgilio con Sordello da Goito non invita soltanto a superare i secoli che separano i due poeti e ad accantonare gli apparenti contrasti delle diverse lingue da loro usate, delle diverse religioni professate, delle diverse ispirazioni delle loro muse, ben lontane l’una dall’altra negli assunti e nello stile. Esso appare in realtà dominato dalla comunanza dell’origine, dall’eguale sentimento della terra natia, dal forte senso dell’appartenenza ad uno stesso luogo, della provenienza dalla medesima radice, valore aggregante di ogni comunità. Bandito dalla sua città, costretto a ramingare da un castello all’altro e a fuggire i sicari fiorentini mandatigli contro dai Neri, nel canto VI del Purgatorio, uno dei più accessibili per i temi affrontati e per il linguaggio usato, Dante esalta il sentimento dell’amor di patria nella gioia improvvisa che pervade l’animo dell’austero trovatore udendo Virgilio pronunziare la parola "Mantova". L’abbraccio festoso dei due poeti sottintende un vibrante invito alla concordia civile, introduce la potente invettiva della “serva Italia” e prelude al dolente sarcasmo con il quale Dante condanna il malgoverno di Firenze, dilaniata dalle lotte di fazione. Venimmo a lei: o anima lombarda, come ti stavi altera e disdegnosa e nel mover delli occhi onesta e tarda! Ella non ne dicea alcuna cosa ma lasciavane gir, solo sguardando in guisa di leon quando si posa. Pur Virgilio si trasse a lei, pregando che ne mostrasse la miglior salita; e quella non rispuose al suo dimando, ma di nostro paese e della vita c’inchiese; e l’dolce duca incominciava: "Mantova…", e l’ombra, tutta in sé romita, surse ver lui del loco ove pria stava dicendo: “O mantovano, io son Sordello della tua terra!”; e l’un l’altro abbracciava. Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! Quell’anima gentil fu così presta, sol per lo dolce suon della sua terra, di fare al cittadin suo quivi festa; ed ora in te non stanno sanza guerra li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode di quei ch’un muro ed una fossa serra. Umberto Zanetti, poeta, prosatore e saggista, ha al suo attivo una cinquantina di opere monografiche, fra le quali libri d’arte, saggi storici, studi sulla cultura popolare e raccolte di poesie in bergamasco. Ha tenuto per invito conferenze e letture di versi presso sedi universitarie, club, sodalizi letterari, circoli culturali e stazioni radiofoniche e televisive, ha partecipato a dibattiti e a convegni con relazioni, interventi e comunicazioni. Sue poesie sono comprese in varie antologie nazionali e sono apparse in riviste letterarie straniere. Accademico dal 1981 dell’Ateneo di Bergamo, ne dirige dal 1989 la Classe di Lettere ed Arti ed ha tenuto numerose conferenze nella sede atenaica. Vicepresidente del Cenacolo Orobico di Poesia, presiede la giuria del Premio “Penna d’oro” di Gromo. Dirigente pubblico in quiescienza, è socio del Kiwanis Club Bergamo e cavaliere ufficiale della Repubblica. Ha già tenuto diverse comunicazioni presso il Museo della Valle, del quale da molti anni è amico ed estimatore. |