1. Gli inizi
Per ricercare le lontane origini dell’attuale Istituto Turoldo di Zogno bisogna partire da San Pellegrino dove nell’anno scolastico 1969-1970 nacque il Liceo Scientifico, sezione staccata del Liceo Lussana di Bergamo fino
al 1973, e poi del Liceo di Alzano Lombardo fino a dopo il trasferimento a Zogno avvenuto nel 1980, la data che vogliamo ricordare. All’inizio il Liceo Scientifico era stato ospitato nei locali dell’oratorio di S Pellegrino che si rivelarono subito insufficienti man mano che si andava completando il quinquennio; fu quindi necessario trasferirsi in
una casa di civile abitazione proprietà del Comune dove rimase fino al 1980 l’anno del trasferimento a Zogno in località Camanghé
Fin dagli inizi l’abitazione civile distribuita su 3 piani si rivelò inadeguata per la vita di un Liceo: le aule erano stanze di appartamento,
la biblioteca, che era anche sala professori, misurava 13 mq; mancava una
sala di riunioni, gli uffici vari avevano a disposizione 26 mq; non c’era
ovviamente una palestra (si utilizzava in qualche modo quella comunale
molto lontana dalla scuola); i servizi igienici comuni a studenti ed insegnanti
si riducevano a 4 tazze; il tutto era estremamente inadeguato per 120 alunni
divisi in 6 classi: 2 prime, una seconda, una terza, una quarta e una quinta,
più una ventina di professori. Non parliamo poi di sicurezza: le scale di accesso ai piani superiori
erano puntellate per crepe presenti nei gradini di graniglia infissi a
sbalzo nei muri e non idonei al passaggio di giovani scalpitanti. Il prof.
Foppolo, che già fin d’allora fungeva da vicepreside, faceva presente
cosa poteva succedere se nel successivo anno scolastico (1979-1980), com’era
prevedibile, si fosse formata un’altra classe: “Allora veramente non ci
staremo più, né potremo accettare una soluzione che preveda
classi decentrate chissà dove, poiché vorrebbe dire smembrare
didatticamente e fisicamente la nostra scuola, con tutto il danno che ne
deriverebbe”. Questa era la situazione del Liceo di San Pellegrino nel
1978, come riferisce L’Eco di Bergamo del 2 novembre dello stesso anno;
era quindi prevedibile la protesta degli studenti, come riferisce sempre
il giornale, anche perché in quegli anni era ancora forte il vento
della contestazione. L’Eco di Bergamo dà il resoconto di un’assemblea
di studenti e di insegnanti: “Siamo decisi a pazientare ancora per tutto
quest’anno scolastico, pur sopportando notevoli disagi, ma certamente la
nostra pazienza avrà un limite, anche perché non chiediamo
la luna nel pozzo. Riconosciamo responsabilmente che i vari enti pubblici
competenti in materia scolastica sono oberati di impegni; però altrettanto
responsabilmente chiediamo che vengano recepite e tramutate in interventi
concreti le nostre istanze che si sintetizzano nella messa a disposizione
di una struttura edilizia scolastica funzionale, sufficientemente capiente
e sicura sia dal punto di vista statico sia igienico”. In quel periodo era già in costruzione a Camanghé un edificio scolastico di notevoli dimensioni (18 aule, più tutto
quanto occorreva per una scuola moderna); gli studenti chiedevano il trasferimento
del Liceo nel nuovo edificio anche se in quel periodo la nuova costruzione
sembrava dovesse essere destinata ad accogliere studenti delle scuole di
Zogno. Degli anni di San Pellegrino abbiamo trovato una mozione dell’assemblea
degli studenti, curiosa ed interessante, che rivela pienamente come il
vento della contestazione fosse giunto anche a San Pellegrino:
“L’assemblea degli studenti del Liceo di San Pellegrino chiede al Preside e al Consiglio dei professori che diano risposta alla seguente mozione approvata dalla stragrande maggioranza degli studenti entro il 31 c.m.
- Abolizione del non classificato (N.C.); astenuti 3, favorevoli 98, contrari nessuno.
- Formalizzazione del voto di Latino: 6 garantito per tutti gli studenti;
astenuti 3, favorevoli 83, contrari 12.
- Formalizzazione del voto di Condotta: 9 per tutti gli studenti; astenuti
2, favorevoli 92, contrari 7.
- In vista dell’abolizione dello scrutinio segreto gli studenti chiedono la costituzione di un pre-scrutinio in cui possano partecipare (classe per classe), e in cui gli stessi possano intervenire. Le decisioni del pre-scrutinio dovranno essere definitive e ratificate formalmente dallo scrutinio segreto vero e proprio. Gli studenti inoltre potranno partecipare anche ai consigli dei professori; astenuti 1, favorevoli 97, contrari 3.
- Convenzione tra Liceo e Scuola Media Inferiore di San Pellegrino per poter usufruire della mensa. (Richiesta già presentata nella
precedente mozione rimasta in sospeso perché la mensa non era ancora
in funzione); tutti favorevoli.
San Pellegrino, 18 gennaio 1974, ciclostilato in proprio, l’Assemblea degli studenti”.
2. Camanghé
Nel 1980 il primo giorno di scuola era giovedì 18 settembre,
ma la scuola di Camanghé non era ancora pronta. Il Comune
di Zogno aveva pensato di realizzare su questo pianoro fluviale (sicuramente
milioni di anni fa il Brembo aveva disegnato questa piana) una scuola e
un centro sportivo; poi i progetti si erano fermati e la Provincia di Bergamo
aveva acquistato dal Comune le strutture incomplete del nuovo edificio
scolastico; erano i tempi che i Licei della città, come del resto
anche oggi, straripavano di studenti, per cui saggiamente la Provincia
aveva pensato a decentrare le scuole superiori, e così nacquero
la scuola di Camanghé, quella di Presezzo e di Trescore. Sfogliando
i giornali locali di quell’anno alla ricerca di notizie sulla nostra scuola,
con le vittorie di Baronchelli, con la crisi del governo Cossiga e l’inizio
del governo Forlani, con la guerra tra Irak e Iran, con la visita di Pertini
in Cina, con le vittorie e le sconfitte dell’Atalanta, con i 20.000 morti
in Algeria per il terremoto, con la visita di madre Teresa di Calcutta
a Bergamo e con le prime nevicate in montagna, trovo finalmente su L’Eco
di Bergamo (giovedì 2 ottobre 1980) un trafiletto firmato S.T. sugli
inizi del nostro Istituto: “Oggi, mercoledì 1 ottobre è entrato
in funzione, sia pure parzialmente, anche il nuovo edificio scolastico
realizzato dalla Provincia in località Camanghé di
Zogno, dove coabiteranno il Liceo Scientifico, la sezione staccata dell’Istituto
professionale Cesare Pesenti e la sezione staccata dell’Istituto tecnico
commerciale per ragionieri di recentissima istituzione. Sono stati proprio
i ragazzi della sezione ragionieri (54 in tutto, suddivisi in due classi
prime) che hanno preso materialmente possesso del nuovo edificio, certamente
uno dei più moderni e funzionali della provincia… Il nuovo edificio
sorge all’inizio della Piana di Camanghé di Endenna, un vastissimo
e soleggiato pianoro”.
L’edificio originario consisteva nell’attuale primo lotto ad est, ed
era stato realizzato dall’impresa Guido ed Andrea Sonzogni di Zogno, su
progetto dell’arch. Luisa Belometti; la spesa totale risultava essere di
1 miliardo e 600 milioni di lire. Il trafiletto concludeva: “A fine settimana
entreranno i 44 studenti della Cesare Pesenti; il giorno 13 prenderanno
possesso delle loro aule anche i 130 studenti del Liceo Scientifico” (
6 classi, 2 quinte). Di quel primo ottobre sono rimasti oggi tre superstiti:
i proff. Bonaventura Foppolo e Ermanno Arrigoni, ed il collaboratore scolastico
Sergio Gritti che potranno dire ai posteri: “C’ero anch’io!”. Iniziava così l’attività del nostro Istituto che allora
si chiamava semplicemente la scuola di Camanghé e che in 25 anni
ha prodotto centinaia di intellettuali, ingegneri, ragionieri, geometri,
periti, medici, psicologi, insegnanti, laureati in lingue, in economia
e commercio, avvocati, fisici e altro. E’ stata questa la straordinaria
importanza della scuola di Camanghé che ha permesso a centinaia
di ragazzi e ragazze della Valle Brembana di poter frequentare una scuola
superiore e di conseguire una laurea, traguardo prima raggiungibile solo
da pochi per le distanze ed i costi di un convitto a Bergamo. Di questo
il nuovo ceto intellettuale della Valle deve essere grato ai professori
che si sono succeduti in questi 25 anni, al Comune di Zogno, alla Provincia
di Bergamo, alla Comunità montana Valle Brembana e al Distretto
scolastico di San Pellegrino che hanno voluto questa scuola ed hanno provveduto
alle strutture necessarie pur con le varie contestazioni di cui si parlerà
nel prosieguo.
A Camanghé si stava e si sta ancora bene; parlo per me
stesso: la pace del luogo, i colori, i boschi, i prati, le montagne, qualche
lezione all’aperto in primavera, il rapporto umano sincero e cordiale con
gli studenti, rendevano l’attività del docente piacevole e fruttuosa;
come erano lontane le aule rumorose della città, gli acri odori
dei gas di scarico degli autobus della stazione e la mancanza di spazi
vitali! Essendo la Ragioneria, il Liceo e la Cesare Pesenti sezioni staccate,
l’attività dei docenti era praticamente collegiale ed autonoma,
almeno per il Liceo; insieme con il vicepreside, il prof. Foppolo, si decidevano
collegialmente tutte le attività tanto che ad Alzano ci chiamavano
la Repubblica anarchica di Camanghé . Al Liceo eravamo una quindicina
di insegnanti; spesso, quando c’erano riunioni al pomeriggio, pranzavamo
insieme, a modici prezzi, al ristorante Castello di Endenna, cibo genuino,
fatto in casa: ravioli bergamaschi, minestroni, coniglio nostrano, polenta
taragna, allegre discussioni e poi via al collegio docenti. La nostra, è vero, era considerata una scuola di periferia,
con tutti i vantaggi (ed anche gli svantaggi) della periferia; però
credo che i vantaggi superassero gli svantaggi: conoscenza ed amicizia
tra docenti, rapporto personale, sincero e cordiale con studenti, piccolo
era bello, sempre valido il proverbio bergamasco: scarpe grosse ma cervello
fino, per non parlare di un libro del più grande filosofo del 1900,
Martin Heidegger: Perché resto in periferia. Passarono così i primi 5 anni ed arriviamo al 1985, che fu un
anno decisivo, di fuoco per il nostro Istituto: gli studenti erano cresciuti
in maniera straordinaria e la scuola era diventata piccola; si profilavano
i 3 problemi fondamentali della scuola che saranno oggetto in seguito di
tante assemblee, discussioni, contestazioni ed anche occupazioni: le nuove
aule, la nuova strada e la palestra. “L’Istituto tecnico commerciale di
Zogno - scriveva Sergio Tiraboschi su L’Eco di Bergamo del 7 ottobre 1985
- ha chiuso lo scorso giugno il primo quinquennio operativo maturando i
suoi primi ragionieri, ed ha iniziato il suo nuovo cursus con l’autonomia
concessagli con l’inizio del nuovo anno scolastico 1985-86”; il totale
degli studenti in quell’anno scolastico era di 650 alunni, così
distribuiti: 358 presso l’ITC suddivisi in 16 classi, e cioè 3 corsi
completi, più una classe prima; l’ITC disponeva di 15 aule; il Liceo
aveva 160 alunni con 8 classi, cioè un corso completo e doppie sezioni
nelle classi prime, seconde e terze, 6 aule; l’Istituto professionale aveva
132 alunni in 6 classi con 2 corsi completi; 3 aule più i laboratori;
totale 24 aule per 31 classi: chiaramente insufficienti, in più
mancava una palestra. Con il nuovo anno scolastico era prevedibile la formazione
di nuove classi, per cui sarebbe stato necessario ricorrere ai doppi turni
o cercare aule al di fuori della scuola. Con l’autonomia l’ITC aveva avuto il primo preside nella persona del
prof. Luigi Roffia. Già nel mese di maggio del 1985 c’era stata
un’assemblea di genitori che richiedeva nuove aule; un’assemblea memorabile
fu quella del 21 dicembre 1985, con la partecipazione di tutti gli stati
generali della scuola, dal provveditore agli studi, alle autorità
locali, ai genitori, insegnanti e studenti: si chiedevano a gran voce nuovi
spazi.
Con i problemi concreti delle aule iniziarono anche nel nostro Istituto
le contestazioni degli studenti contro le lentezze burocratiche; gli studenti
avevano dei buoni motivi per protestare e molti insegnanti li appoggiavano
(ricordo che si facevano lezioni in uno scantinato oggi adibito ad archivio,
dove il soffitto era appena ad una spanna sopra la testa). In quegli anni
gli studenti, oltre ad avere dei motivi validi per contestare, erano anche
più sensibili, sull’onda lunga del ’68 e degli anni 70, ai problemi
sociali; i giovani volevano ancora costruire una società diversa,
nel bene e nel male; c’era quindi ancora un ideale che oggi è molto
più affievolito e la politica ha perso molte posizioni. Riferiva
il prof. Bottani su Il Giorno del 17 dicembre 1986: “Lunedì hanno
scioperato, ieri mattina dopo l’assemblea generale sono sfilati per le
vie di Zogno. In questo modo i 700 studenti della Valle Brembana che frequentano
le 3 scuole superiori di Camanghé di Zogno, hanno voluto rendere
nota la loro protesta per la scarsa attenzione ai problemi dell’Istituto
ed in particolare per la mancata costruzione della nuova palestra. L’estate
scorsa sono state ricavate dall’amministrazione provinciale cinque nuove
aule, quante cioè servivano per far fronte alla carenza di spazio
senza ricorrere ai doppi turni o a sedi staccate. Quanto alla palestra
la Provincia aveva promesso di realizzare una tensostruttura sul piazzale
della scuola, in collaborazione con il Comune di Zogno. A settembre, con
l’inizio del nuovo anno scolastico, le nuove aule erano pronte, ma non
la palestra. E’ cominciato allora quello che gli studenti in un documento
definiscono un serial americano fatto di promesse non mantenute e rinvii
di mese in mese… All’inizio dell’anno scolastico, afferma il documento
degli studenti, ci avevano detto che tutto sarebbe stato pronto entro novembre,
ma a metà del mese c’era solo la pavimentazione, per cui dopo una
giornata di sciopero, una nostra delegazione, con un professore, si è
recata dall’assessore provinciale all’istruzione, Fiorina, che ci ha promesso
la palestra entro 40 giorni. Intanto, finchè è stato possibile,
le lezioni di educazione fisica si sono svolte all’aperto, ma questo ormai
non avviene più da diverso tempo… Ieri mattina, mentre i compagni
sfilavano per le vie di Zogno, una delegazione si è recata di nuovo
in Provincia ed ha avuto l’ennesima promessa che i lavori inizieranno ai
primi di gennaio. Su questo però gli studenti sono piuttosto scettici”.
Naturalmente gli studenti capivano che per le nuove strutture ci volevano
dei soldi; ciò che non capivano era il fatto che i soldi c’erano
per altre opere ma non per la scuola di Camanghé . E infatti la
palestra non arrivava; sempre su Il Giorno del 24 gennaio 1987: “I dirigenti
delle tre scuole di Camanghé si dicono preoccupati per le
nuove iniziative che potrebbero intraprendere gli studenti esasperati dai
ritardi ed infuriati per la dimostrazione di scarsa sensibilità
dimostrata nei loro riguardi dalla Provincia. E’ probabile infatti che
nei prossimi giorni vengano adottate nuove forme di protesta con conseguente
astensione dalle lezioni, e questo potrebbe anche compromettere l’andamento
didattico”.
Su Il Giorno del 15 febbraio 1987 si parla ancora della palestra: “Ancora
un sogno la palestra promessa”; e ancora il 21 febbraio 1987: “Quella palestra
troppo sospirata; gli studenti protestano”. Tutto ciò significava
che il problema era molto sentito, anche perché, con la palestra,
nel novembre 1987 era emerso un altro problema, quello della strada. Su
Il Giorno del 5 novembre 1987, il prof. Bottani, che ha tenuto una fedele
cronaca del nostro Istituto, scriveva: “In piazza per la strada; gli studenti
protestano perché pericolosa… Nei giorni scorsi un’alunna è
rimasta vittima di un grave incidente stradale; gli studenti si sono ieri
mobilitati e dopo un’assemblea nei locali scolastici hanno dato vita ad
una pacifica manifestazione per le vie del paese. Una loro delegazione
è stata ricevuta dal sindaco di
Zogno Diego Ceroni, il quale ha
esposto il punto di vista del Comune garantendo il veloce inizio della
costruzione della nuova strada (quella dove oggi passano i pullman)… La
vecchia strada, lunga più di un chilometro, è da sempre l’oggetto
del contendere: circa 700 ragazzi la percorrono ogni giorno a piedi, in
autobus o in motorino, vivendo situazioni di gravi rischi per l’insufficiente
ampiezza della carreggiata, la mancanza di marciapiedi ed il fondo dissestato.
Il Consiglio d’Istituto dell’ITC in una lettera a firma del presidente
Paninforni e del preside Roffia indirizzata alle superiori autorità
scolastiche ed agli amministratori locali ha fatto presente al Comune la
difficile situazione. Ieri pomeriggio lo stesso Paninforni, il vice presidente
Salvetti ed il consigliere Mascheroni hanno illustrato al pretore di Zogno
la difficile situazione del collegamento stradale facendo presente i ritardi
del Comune”. Come se questo non bastasse, nel 1988 ci fu un altro incidente
in cui fu coinvolto un ragazzo dell’ITC sulla stessa strada; alle 13, all’uscita
generale degli studenti, sulla vecchia strada si poteva vedere una processione
di ragazzi che occupando metà corsia giungeva fino al semaforo.
Ma nell’ottobre del 1988 la strada non c’era ancora; di nuovo proteste
ed agitazioni, come riferisce sempre Il Giorno del 18 ottobre 1988: “Sono
di nuovo in agitazione gli 800 studenti del Centro sclastico di Camanghé
; sul tappeto ci sono ancora una volta gli irrisolti problemi di spazio
e di collegamento stradale. In un documento diffuso nei giorni scorsi il
Comitato rappresentante degli studenti critica il Comune di
Zogno e l’Amministrazione
provinciale di Bergamo per i ritardi con cui stanno procedendo i lavori,
rispettivamente, alla costruzione della nuova strada di accesso al campus
e delle 15 nuove aule previste dal programma di ampliamento dell’edificio…
Non esistono prospettive concrete di poter disporre pienamente della strada
nel corrente anno scolastico”.
Naturalmente, pur con le proteste degli studenti e degli insegnanti
sicuramente costruttive, il bilancio dei primi 8 anni della nuova scuola
di Camanghé era positivo, e questo grazie anche al Comune
di Zogno, all’Amministrazione provinciale di Bergamo e alla Comunità
montana: se pur in ritardo, le richieste alla fine venivano realizzate. Il 1988 è un altro anno da ricordare, prima di tutto per l’avvio
di un nuovo corso, quello dei geometri, e poi perché il Liceo scientifico
finalmente ha la sua autonomia ed il suo primo preside nella persona del
prof. Antonino De Fazio; inoltre i lavori per la nuova strada e per il
secondo lotto dell’Istituto sono finalmente iniziati; le iscrizioni continuano
ad aumentare. La Valle Brembana, oltre al Liceo Scientifico, all’Istituto
tecnico commerciale, all’Istituto professionale Pesenti, ed ora, con il
nuovo anno scolastico, all’Istituto tecnico per geometri, possiede anche
l’Istituto Alberghiero di San Pellegrino ed il Centro di formazione professionale
regionale di San Giovanni Bianco; nell’insieme un bel patrimonio scolastico
ed una grande possibilità di istruzione per i giovani della nostra
Valle; il bilancio globale è sicuramente positivo. Riferisce il corrispondente Bottani sempre su Il Giorno del 26
febbraio 1988: “Continuare gli studi è ormai diventata anche in
Val Brembana la scelta preferita della stragrande maggioranza dei ragazzi
che concludono la scuola dell’obbligo. Quest’anno infatti, secondo i dati
ufficiali forniti dal distretto scolastico, 481 dei 600 alunni che frequentano
le terze classi delle 8 scuole medie della Valle, hanno deciso di iscriversi
ad una scuola superiore. Si tratta di una percentuale elevatissima, il
73%, che colloca la Valle Brembana su livelli superiori alla media degli
altri comprensori della provincia e conferma l’eccezionale sviluppo della
scolarizzazione verificatosi in questi ultimi anni.
Un tale progresso era impensabile all’inizio del decennio scorso, quando
alle superiori si iscriveva appena il 30-35% degli alunni licenziati dalla
scuola media, un numero che collocava la Valle agli ultimi posti in campo
nazionale”. Abbiamo i dati delle preiscrizioni scolastiche dell’anno 1987: la stragrande
maggioranza (324) degli studenti si iscrive alle scuole della Valle; solo
157 studenti scelgono le scuole della città. Tra quanti hanno preferito
rimanere in Valle, 218 andranno a Zogno (54 al Liceo Scientifico, 124 all’ITC
e 40 all’Istituto Pesenti), 52 alunni all’Alberghiero e 54 al CFP di San
Giovanni Bianco.
Ecco anche la percentuale delle preiscrizioni delle singole scuole
medie:
oltre il 76% nella scuola media di
San Giovanni Bianco
il 75% nelle scuole di Zogno e di Valnegra
il 74% a
Serina
il 73% a
San Pellegrino e a
Brembilla
il 68% a
Sedrina
e il 60 % a Olmo.
E finalmente con l’anno scolastico 1989-1990 la strada ed il nuovo
lotto (quello ad ovest) sono pronti; così Il Giorno del 16 settembre
1989: “Buone notizie per i 1.000 studenti che da lunedì torneranno
a scuola nel centro scolastico di Camanghé. Dopo anni di attesa,
troveranno le nuove aule e la nuova strada di accesso… Verranno così
rimossi gli annosi problemi di carenza di aule e di sicurezza lungo la
strada di collegamento che negli anni scorsi erano stati all’origine di
continue proteste da parte degli utenti della scuola, il cui numero si
è raddoppiato in pochi anni”.
Restava il problema della palestra; prima ci si accontentò di
una tensostruttura (palestra pallone), e poi venne finalmente la grandiosa
e bella palestra attuale inaugurata con il bar dell’Istituto un po’ di
anni fa; l’ultimo lotto, con le nuove aule e alcuni laboratori risale a
qualche anno fa. Si completava così la struttura dell’Istituto Turoldo come si
presenta oggi; naturalmente erano stati risolti molti problemi, ma una
scuola viva ha sempre dei problemi; anche durante gli ani Novanta ci furono
alcune autogestioni dell’Istituto e qualche occupazione da parte degli
studenti; le cause ora riguardavano la politica nazionale scolastica che
giustamente gli studenti di Camanghé ritenevano anche propria, come
riferisce Il Terenziano, un giornalino della scuola di quegli anni: “L’autogestione
di dicembre 1998; in seguito alla proposta di legge del ministro Berlinguer
gli studenti di tutta Italia si sono mobilitati per manifestare il loro
dissenso nei confronti del finanziamento ad Istituti privati e della parificazione
fra questi e le scuole pubbliche. Anche la nostra scuola in concordanza
con gli Istituti di Bergamo ha deciso di portare avanti la protesta con
un’autogestione svoltasi da mercoledì 9 a sabato 12 dicembre. Gli
studenti hanno lavorato in gruppi di due o più classi nei quali
hanno scritto lettere e articoli al provveditore e ai giornali e cartelloni
per un’eventuale manifestazione di chiusura della protesta… Nel corso della
giornata di sabato 12 dicembre abbiamo raccolto i pareri della maggior
parte degli studenti presenti che hanno espresso opinioni discordanti.
Alcuni degli studenti che negli anni passati avevano già svolto
proteste di questo genere, hanno osservato che questa autogestione è
stata meglio organizzata, anche se molti non hanno partecipato attivamente;
altri hanno giudicato l’autogestione poco incisiva e proprio per questo
motivo avrebbero preferito occupare fin da mercoledì; altri ancora
sostengono che la nostra protesta sarà incompleta se terminerà
oggi, perché una protesta finisce quando qualcuno ascolta e dimostra
interesse alle richieste effettuate. Secondo alcuni studenti durante i
giorni di protesta sarebbe stato molto produttivo discutere anche dei problemi
che interessano il nostro Istituto. Una nota negativa di questa autogestione
è stata il fatto che molti studenti, pur avendo votato una qualsiasi
forma di protesta, sono rimasti a casa… E’ da considerarsi comunque ammirevole
l’impegno dimostrato da parte dei rappresentanti d’Istituto nel portare
avanti e nel rendere il più costruttiva possibile questa autogestione”.
Completato l’Istituto nella sua struttura esterna, restava la scelta
della dedica; già nell’anno scolastico 1990-91, quando i vari indirizzi
erano ancora autonomi, ed era preside del Liceo la prof. Caterina Merisi,
il Liceo fu intitolato a Marie Curie, un’illustre scienziata due volte
premio Nobel; successivamente, nell’anno scolastico 1997-98, quando tutti
gli indirizzi furono unificati sotto un’unica presidenza nella persona
del prof. Bonaventura Foppolo, l’attuale Dirigente scolastico del nostro
Istituto, il collegio dei docenti scelse di intitolare la scuola allo scrittore
e poeta Davide Maria Turoldo, una figura di prestigio della cultura italiana.
“Padre Turoldo - affermava il preside Foppolo nell’occasione - è
stato un uomo e un poeta portatore di valori etici e culturali validi aldilà
delle diverse religioni e politiche”.
Turoldo è stato un educatore, uno scrittore ed un poeta attivo
per tanti anni in terra bergamasca; era il priore della Comunità
religiosa di Fontanella, vicino a Sotto il Monte; da alcuni punti di vista
il suo pensiero e la sua attività si sono ispirati ad una contestazione
sia politica che religiosa, ed anche per questo è stato scelto come
il portabandiera del nostro Istituto, cioè come il rappresentante
di un pensiero critico. Ha legato il suo nome alla Valle Brembana, ed anche
questo ha contato nella scelta, per la sua costante frequentazione al premio
di poesia di San Pellegrino, di cui fu vincitore nel 1947; è scomparso
nel 1992.
La faccia che conta di una scuola
La storia dell’Istituto Turoldo non può ridursi soltanto a quella
che abbiamo appena tracciato; questa è la storia esterna dell’Istituto,
la meno importante anche se necessaria; la storia più importante,
di gran lunga superiore, è la storia interna, interiore, formativa,
educativa che vede impegnati sia gli studenti che gli insegnanti. Questa
storia si esplica nell’insegnamento, nella didattica, nel rapporto personale,
nelle varie forme educative offerte agli studenti (educazione alla salute,
all’affettività, alla sessualità, alla non dipendenza da
sostanze tossiche, attività che riguardano l’orientamento, il rapporto
con il territorio, gli stage, ecc.), nelle tante ore passate in classe
con gli studenti, ma anche nelle varie esperienze vissute insieme al di
fuori della scuola (viaggi di istruzione, competizioni sportive, dove l’Istituto
eccelle, feste, escursioni in montagna, ecc.), al di fuori cioè
del quotidiano rapporto docente-studente.
Il problema della didattica è fondamentale per ogni scuola:
si tratta di usare quel modo di insegnare, di parlare, di trattare gli
studenti, di tradurre le conoscenze in modo da arrivare e coinvolgere il
loro mondo e la loro vita; impegno semplice a dire, ma molto difficile
da realizzare; ma è qui che si gioca il ruolo dell’insegnante. Scriveva
Tolstoj che aveva organizzato e insegnato per tanti anni nelle scuole da
lui fondate: la libertà è l’unico criterio e l’unico scopo
dell’azione educativa, “vero maestro è solo colui che continua ad
educare se stesso in una volontà buona di perfezionamento senza
fine”; l’educazione in quanto autoformazione spirituale viene meno là
dove è costrizione, imposizione di un sapere repressivo calato in
rigidi programmi; l’insegnante deve essere creativo, capace di inventare
tutti quei metodi che riescano a coinvolgere lo studente: E’ chiaro che
per fare questo ci deve essere da parte dell’insegnante una grande passione
per il suo lavoro, ed è proprio su questo, al di là di ogni
riconoscimento economico, che sta in piedi la scuola italiana. Scriveva
Rousseau nell’Emilio o Dell’educazione che studiamo anche a scuola: “Oserò
esporre qui la più grande, la più importante, la più
utile regola di tutta l’educazione? E’ di non guadagnare tempo, ma di perderne”.
La scuola organizza corsi di aggiornamento sulla didattica anche all’interno
dell’Istituto, il confronto è sempre utile; ma più di tutto
credo valga la volontà e la passione dell’insegnante che si trova
di fronte a ragazzi e ragazze il cui mondo (mode, musica, linguaggio, idee,
ecc.) cambia praticamente ogni 5 anni; gli studenti di quinta si sentono
diversi dagli studenti di prima e viceversa; l’insegnante non può
prescindere da tale situazione. Scriveva un insegnante nel lontano anno
scolastico 1990-91 sul giornalino della scuola Foglio informativo del Liceo
di Zogno: “La scuola che sogno: Sogno una scuola non burocratica, ma libera,
dove alla presentazione di concetti si sostituisca la comunicazione di
esperienze. L’esperienza vissuta lascia una traccia nella formazione dello
studente più profonda della semplice conoscenza di concetti…. L’esperienza
vissuta con il proprio insegnante è di gran lunga l’aspetto più
formativo e più duraturo della scuola. Tutti ricordiamo particolarmente,
anche a distanza di anni, qualche insegnante con il quale c’è stato
un particolare rapporto educativo, un’esperienza indelebile superiore alla
comunicazione di concetti. Il miglior modo per comprendere il Rinascimento
italiano è quello di trascorrere una quindicina di giorni in Toscana
con gli studenti. Il contatto diretto con ciò che resta di questa
civiltà non ha confronti con una lezione teorica, o con la lezione
con gli audiovisivi o con i testi riccamente illustrati. Al tempo della
riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, questa perde sui libri,
sui nastri magnetici, sui computer, ecc. quell’aura formativa, emotiva
ed anche eversiva che il luogo, l’ambiente e l’originale ancora conservano.
Per questo la scuola non deve limitarsi alle poche ore che l’insegnante
passa in classe: i maestri greci, come Platone ed Aristotele, trascorrevano
tutta la giornata con i loro studenti: mangiavano insieme, discutevano,
studiavano con loro, condividevano interamente una parte della vita. Emerge
da questa impostazione il valore eminentemente formativo che ha la scuola,
sicuramente superiore a quello informativo.
Il discorso sull’esperienza diventa paradigmatico ed insostituibile
nelle discipline scientifiche; il mio sogno è quello di partecipare
ad un corso di scienze della natura a contatto con la natura stessa: conoscere
i diversi fiori nel loro ambiente, sul loro territorio, come sul sentiero
dei fiori attorno all’Arera; così per gli alberi, gli animali, gli
insetti; apprendere la storia della Terra vivendo in montagna, dove le
tracce della sua lunga vita sono più evidenti e meglio conservate. Conoscere la geologia della Valle Brembana sui libri è enormemente
più riduttivo rispetto all’entusiasmante esperienza fatta quest’anno
nel mese di giugno con il prof. Bonacina e due esperti risalendo assieme
con gli studenti la Valle partendo da Petosino fino al rifugio Calvi. Toccare
gli strati sedimentari che si sono depositati in fondo al mare milioni
di anni fa, trovare tra queste rocce dei fossili che risalgono a quei tempi,
provoca un’emozione indescrivibile e indimenticabile. Accarezzare le rocce
vulcaniche sopra Fondra e portarne a casa qualche scheggia, è come
portare con sé un po’ di storia della Terra…”.
Si tratta forse di utopie, ma la scuola vive anche di utopie.
Anche il cosiddetto “Monte ore”, cioè giorni di attività
culturali con argomenti scelti dagli studenti e con la partecipazione di
esperti, fa parte della didattica della scuola; in questa attività
il nostro Istituto vanta un’antica tradizione. Nell’archivio del prof.
Foppolo ho trovato un programma del monte ore dell’anno scolastico 1987-88
riguardante il Liceo: gli studenti erano divisi in 7 gruppi; il monte ore
durava una settimana; le ore dedicate a questa attività erano dalle
9 alle 11; 7 gli argomenti trattati nei gruppi:
- Educazione alla pace e al conflitto (esperti prof. Bonacina e don
Bresciani)
- Educazione sanitaria e sessuale (psicologo, dott. F. Rho)
- Ascolto musica (vari esperti)
- Animazione teatrale (esperto del CSC)
- Danza: 2 gruppi a rotazione: danza e jazz (esperti del CSC)
- Informatica: a) principianti (proff. Borella e Foppolo); b) pacchetti
applicativi (proff. Facheris, Sonzogni )
- Psicoanalisi (proff. Arrigoni, Mangini, dott. C. Nicoli).
Altre esperienze didattiche interessanti del nostro Istituto sono stati
i giornalini e le diverse pubblicazioni fatte da studenti dei vari indirizzi
con l’aiuto dei rispettivi docenti. L’esperienza dei vari giornalini è
stata un’esperienza piuttosto breve, dovuta soprattutto a difficoltà
economiche, un’esperienza comunque significativa. Oltre al già citato
Foglio informativo del Liceo di Zogno, ho sottomano un giornalino ciclostilato
(non c’era ancora il computer) dal titolo Raptus, anno 1983; un altro ha
come titolo La Matricola, 1985. Riportiamo da questo dei dati interessanti: come gli studenti di allora
raggiungevano la scuola (139 interrogati): 16 in auto; 13 con la moto o
la bici; 34 a piedi; 75 con i mezzi pubblici.
Altra pubblicazione, 1986: Prima che sia troppo tardi: apre il giornalino
un articolo umorista, ma non troppo, dello studente Paolo Baroni, dal titolo
Camanghalley, cioè Camanghé e la cometa di Halley:
“Alla chioma di Halley abbiamo appeso quanto più ci sta a cuore…
Sull’estremità della coda della cometa ho appeso la nostra scuola
di Camanghé , con tanto di strada naturalmente!…Ha trovato posto
comodamente sulla nostra cometa anche la palestra, che in verità
non ha mai avuto la pretesa di ospitare i campionati mondiali di pallavolo,
ma che non vuole nemmeno essere la sede ufficiale di quelli di ping-pong.
Dunque mini-palestra, mini-scuola, mini-aule, mini-biblioteca, mini strada?
Sì, la realtà è questa”.
Altri articoli: no ai doppi turni, con una pagina del Comitato Promotore
Scuola Camanghé indirizzata al sindaco di Zogno sulla realtà
o no dei doppi turni della scuola presso l’Oratorio di Zogno. Uscirono alcuni numeri anche di un giornalino diretto dal prof. Vincenzo
Leone, dal titlo Il Terenziano, con un sottotitolo significativo: Homo humani nihil a me alienum puto (Terenzio); il numero del 18.12.1998
tratta l’argomento: Il silenzio e la parola; ci sono diverse poesie e brevi
articoli di studenti e di insegnanti.
Negli anni Novanta videro la luce per alcuni numeri il giornalino dei
corsi per Ragionieri e Geometri dal titolo Camangazzetta che accanto alle
notizie di carattere scolastico riservava ampio spazio all’analisi della
situazione politica italiana all’indomani del terremoto di “tangentopoli”
e in vista della “seconda repubblica”. Cominciavano a profilarsi le scelte
tra i due blocchi contrapposti che avrebbero poi caratterizzato l’ultimo
decennio: da una parte dichiarazioni entusiastiche (di A.Leidi) per il
“Polo delle Libertà”, che alle elezioni del 1994 “aveva affibbiato
al fronte progressista una meritata sconfitta” ed era animato da “tanta
voglia di fare e di cambiare in un clima tollerante e pienamente rispettoso
dei diritti delle opposizioni… adeguata premessa a future e maggiori vittorie”;
dall’altro l’auspicio (formulato da Riccardo Ghilardi) che le forze di
centrosinistra, “per contrastare la prepotenza e l’arroganza” della destra,
costruissero in fretta “un vero fronte di opposizione, onesta e leale che
si ricolleghi ai valori di libertà, solidarietà e salvaguardia
delle classi meno agiate”. Non mancano posizioni contrastanti sulla
Costituzione repubblicana, vista da Matteo Ghisalberti come “un patrimonio
di garanzie per ogni cittadino, a prescindere da ogni suo orientamento
politico” e bollata invece dal Leidi come uno strumento “calato dall’alto
e concepito in modo da creare un sistema politico che escludesse la destra”
a vantaggio delle forze di centro e di sinistra. Come si vede, il dibattito
era appena cominciato.
Una vera e propria didattica sul territorio è quella avvenuta
con le numerose ricerche e pubblicazioni avvenute durante la storia dell’Istituto;
una delle prime è stata la ricerca sulla S.A.S.A di San Pellegrino
(Società Anonima Saccherie Agricole) fatta dalla classe 2A del Liceo
con il prof. Foppolo nell’anno scolastico 1987-88 con il significativo
titolo: Un passato da scoprire in una fabbrica da demolire; è un’indagine
sulla più antica fabbrica della Valle Brembana sorta nel 1875 e
chiusa nel 1961 e sulle condizione di lavoro degli operai, delle donne
e delle fanciulle con i relativi scioperi; il lavoro è ben documentato
anche con molte fotografie; un altro lavoro ha come titolo: Itinerario
didattico alla scoperta del parco delle Orobie, classe 2ª del Liceo,
anno scolastico 1989-90; la classe 2A dei Geometri nell’anno 1995-96 ha
compiuto con i propri insegnanti una ricerca sulla Chiesetta di N.S. del
Cuore di Gesù in Zogno; il biennio A,B,C, dei Ragionieri nel 1999-2000
invece con i relativi insegnanti ha studiato il fiume Brembo con una ricerca
dal titolo: Qualità del fiume Brembo attraverso gli indicatori biologici
(molte le fotografie inserite); nel 2000, nel progetto Un monumento da
adottare, le classi 2A del Liceo e la 2G dei Geometri con i loro insegnanti
hanno studiato con altre classi delle scuole elementari e medie la chiesetta
della Foppa di Zogno dedicata alla natività di Maria; il lavoro
è stato pubblicato dal Museo della Valle di Zogno; un ultimo lavoro
che segnaliamo è quello della 3 G dei Geometri con i relativi insegnanti
sul Tempio dei caduti di San Pellegrino Terme, anno 2001.
Negli ultimi anni sono stati pubblicati dei veri e propri volumi sugli
studi fatti sul territorio dai nostri studenti con i loro insegnanti e
riguardanti: La contrada Bretto di Camerata Cornello e la famiglia Tasso
in Europa, Corponove Editrice, Bergamo 2002; un lavoro fatto dalle classi
4 A e 4 B del Liceo, 4 C di Ragioneria e 4 G dei Geometri; Pagliaro, arte,
fede e storia, Corponove Editrice, Bergamo 2003, con le classi 4 A, B,
e C del Liceo, 4 A e B dei Ragionieri, 4 G, 4 H dei Geometri e 4 M e 4
N dell’Ipia, e da ultimo La chiesa del Corpus Domini a Cornalita di San
Giovanni Bianco, Corponove Editrice, Bergamo 2005 con le classi 4 A del
Liceo e 4 G dei Geometri. Se è stata ed è fondamentale la didattica nel nostro
Istituto, ancora più importante è il problema formativo ed
educativo; volente o nolente ogni insegnante è anche un educatore,
soprattutto in rapporto alla complessità della vita giovanile di
oggi. Un po’ di anni fa, in un corso di aggiornamento, una psicologa disse
che oggi ogni insegnante spesso deve essere anche un assistente sociale
nei confronti di alcuni alunni; l’insegnante non può stare solo
alla finestra e osservare ciò che succede, ma deve entrare nella
vita concreta ed aiutare, pur nei suoi limiti, il ragazzo in difficoltà,
soprattutto attraverso il suo rapporto umano, la vicinanza ed il dialogo;
non è che dobbiamo fare gli psicologi o i sociologi, ma è
anche troppo facile lavarsi le mani o fingere di ignorare i problemi dei
nostri studenti, anche se questo compito non è facile.
Il nostro Istituto oggi è attento ai problemi formativi ed educativi
dei giovani; del resto nessuna scuola ne può prescindere; ci sono
insegnanti incaricati di tenere rapporti tra gli studenti e uno psicologo
presente all’interno della scuola; ci sono insegnanti che organizzano corsi
per gli studenti sull’educazione alimentare, sulla pericolosità
della dipendenza da sostanze tossiche (droga, alcool e fumo), sull’affettività
e sulla sessualità, sull’orientamento per la scelta della loro futura
professione; così con gli stage si cerca di far conoscere e inserire
gli studenti nel mondo del lavoro. L’età degli studenti con cui abbiamo a che fare, 14-19 anni,
è l’età dell’adolescenza, una delle età più
complesse e più difficili della persona umana; la scuola è
cosciente di questa complessità e cerca di rispondere nel modo più
adeguato; non sempre è all’altezza della situazione, ma almeno ci
tenta. Vogliamo alla fine ricordare i defunti legati alla nostra scuola: presidi,
insegnanti (recentemente ci ha lasciato il prof. Guido Tona, stimato docente
di Topografia del corso per Geometri) e numerosi ex alunni, tra cui l’ing.
Ermanno Cortinovis cui è dedicato il laboratorio di fisica.
prof. Ermanno Arrigoni
SABATO 3 GIUGNO - ORE 12.00 - Aula Magna Istituto Turoldo Messa di suffragio per i nostri defunti
SABATO 10 GIUGNO - ORE 08.30 - Camminata di solidarietà Zogno – S. Pellegrino