Valle Brembana
ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “David Maria Turoldo” ZOGNO

Giovedi' 1° Giugno 2006 - ore 20,30 - Casinò Municipale di San Pellegrino Terme

Serata di Gala
per i 25 anni della Scuola Superiore di Zogno

Concerto del Corpo Musicale di Zogno e del Gruppo Bandistico d’Istituto
Presentazione dell’Annuario storico-celebrativo - Premiazioni e riconoscimenti

Rinfresco a cura dell’Istituto Alberghiero - sono invitati tutti gli alunni ed ex alunni e le loro famiglie
L'ingresso dell'Istituto
L'Istituto di Istruzione D. M. Turoldo
Padre David M. Turoldo
I 25 anni dell’Istituto Turoldo di Camanghé

1. Gli inizi
Per ricercare le lontane origini dell’attuale Istituto Turoldo di Zogno bisogna partire da San Pellegrino dove nell’anno scolastico 1969-1970 nacque il Liceo Scientifico, sezione staccata del Liceo Lussana di Bergamo fino al 1973, e poi del Liceo di Alzano Lombardo fino a dopo il trasferimento a Zogno avvenuto nel 1980, la data che vogliamo ricordare. All’inizio il Liceo Scientifico era stato ospitato nei locali dell’oratorio di S Pellegrino che si rivelarono subito insufficienti man mano che si andava completando il quinquennio; fu quindi necessario trasferirsi in una casa di civile abitazione proprietà del Comune dove rimase fino al 1980 l’anno del trasferimento a Zogno in località Camanghé

Fin dagli inizi l’abitazione civile distribuita su 3 piani si rivelò inadeguata per la vita di un Liceo: le aule erano stanze di appartamento, la biblioteca, che era anche sala professori, misurava 13 mq; mancava una sala di riunioni, gli uffici vari avevano a disposizione 26 mq; non c’era ovviamente una palestra (si utilizzava in qualche modo quella comunale molto lontana dalla scuola); i servizi igienici comuni a studenti ed insegnanti si riducevano a 4 tazze; il tutto era estremamente inadeguato per 120 alunni divisi in 6 classi: 2 prime, una seconda, una terza, una quarta e una quinta, più una ventina di professori. Non parliamo poi di sicurezza: le scale di accesso ai piani superiori erano puntellate per crepe presenti nei gradini di graniglia infissi a sbalzo nei muri e non idonei al passaggio di giovani scalpitanti. Il prof. Foppolo, che già fin d’allora fungeva da vicepreside, faceva presente cosa poteva succedere se nel successivo anno scolastico (1979-1980), com’era prevedibile, si fosse formata un’altra classe: “Allora veramente non ci staremo più, né potremo accettare una soluzione che preveda classi decentrate chissà dove, poiché vorrebbe dire smembrare didatticamente e fisicamente la nostra scuola, con tutto il danno che ne deriverebbe”. Questa era la situazione del Liceo di San Pellegrino nel 1978, come riferisce L’Eco di Bergamo del 2 novembre dello stesso anno; era quindi prevedibile la protesta degli studenti, come riferisce sempre il giornale, anche perché in quegli anni era ancora forte il vento della contestazione. L’Eco di Bergamo dà il resoconto di un’assemblea di studenti e di insegnanti: “Siamo decisi a pazientare ancora per tutto quest’anno scolastico, pur sopportando notevoli disagi, ma certamente la nostra pazienza avrà un limite, anche perché non chiediamo la luna nel pozzo. Riconosciamo responsabilmente che i vari enti pubblici competenti in materia scolastica sono oberati di impegni; però altrettanto responsabilmente chiediamo che vengano recepite e tramutate in interventi concreti le nostre istanze che si sintetizzano nella messa a disposizione di una struttura edilizia scolastica funzionale, sufficientemente capiente e sicura sia dal punto di vista statico sia igienico”. In quel periodo era già in costruzione a Camanghé un edificio scolastico di notevoli dimensioni (18 aule, più tutto quanto occorreva per una scuola moderna); gli studenti chiedevano il trasferimento del Liceo nel nuovo edificio anche se in quel periodo la nuova costruzione sembrava dovesse essere destinata ad accogliere studenti delle scuole di Zogno. Degli anni di San Pellegrino abbiamo trovato una mozione dell’assemblea degli studenti, curiosa ed interessante, che rivela pienamente come il vento della contestazione fosse giunto anche a San Pellegrino:

“L’assemblea degli studenti del Liceo di San Pellegrino chiede al Preside e al Consiglio dei professori che diano risposta alla seguente mozione approvata dalla stragrande maggioranza degli studenti entro il 31 c.m.

- Abolizione del non classificato (N.C.); astenuti 3, favorevoli 98, contrari nessuno.

- Formalizzazione del voto di Latino: 6 garantito per tutti gli studenti; astenuti 3, favorevoli 83, contrari 12.

- Formalizzazione del voto di Condotta: 9 per tutti gli studenti; astenuti 2, favorevoli 92, contrari 7.

- In vista dell’abolizione dello scrutinio segreto gli studenti chiedono la costituzione di un pre-scrutinio in cui possano partecipare (classe per classe), e in cui gli stessi possano intervenire. Le decisioni del pre-scrutinio dovranno essere definitive e ratificate formalmente dallo scrutinio segreto vero e proprio. Gli studenti inoltre potranno partecipare anche ai consigli dei professori; astenuti 1, favorevoli 97, contrari 3.

- Convenzione tra Liceo e Scuola Media Inferiore di San Pellegrino per poter usufruire della mensa. (Richiesta già presentata nella precedente mozione rimasta in sospeso perché la mensa non era ancora in funzione); tutti favorevoli. 

San Pellegrino, 18 gennaio 1974, ciclostilato in proprio, l’Assemblea degli studenti”.

2. Camanghé 
Nel 1980 il primo giorno di scuola era giovedì 18 settembre, ma la scuola di Camanghé  non era ancora pronta. Il Comune di Zogno aveva pensato di realizzare su questo pianoro fluviale (sicuramente milioni di anni fa il Brembo aveva disegnato questa piana) una scuola e un centro sportivo; poi i progetti si erano fermati e la Provincia di Bergamo aveva acquistato dal Comune le strutture incomplete del nuovo edificio scolastico; erano i tempi che i Licei della città, come del resto anche oggi, straripavano di studenti, per cui saggiamente la Provincia aveva pensato a decentrare le scuole superiori, e così nacquero la scuola di Camanghé, quella di Presezzo e di Trescore. Sfogliando i giornali locali di quell’anno alla ricerca di notizie sulla nostra scuola, con le vittorie di Baronchelli, con la crisi del governo Cossiga e l’inizio del governo Forlani, con la guerra tra Irak e Iran, con la visita di Pertini in Cina, con le vittorie e le sconfitte dell’Atalanta, con i 20.000 morti in Algeria per il terremoto, con la visita di madre Teresa di Calcutta a Bergamo e con le prime nevicate in montagna, trovo finalmente su L’Eco di Bergamo (giovedì 2 ottobre 1980) un trafiletto firmato S.T. sugli inizi del nostro Istituto: “Oggi, mercoledì 1 ottobre è entrato in funzione, sia pure parzialmente, anche il nuovo edificio scolastico realizzato dalla Provincia in località Camanghé  di Zogno, dove coabiteranno il Liceo Scientifico, la sezione staccata dell’Istituto professionale Cesare Pesenti e la sezione staccata dell’Istituto tecnico commerciale per ragionieri di recentissima istituzione. Sono stati proprio i ragazzi della sezione ragionieri (54 in tutto, suddivisi in due classi prime) che hanno preso materialmente possesso del nuovo edificio, certamente uno dei più moderni e funzionali della provincia… Il nuovo edificio sorge all’inizio della Piana di Camanghé  di Endenna, un vastissimo e soleggiato pianoro”.

L’edificio originario consisteva nell’attuale primo lotto ad est, ed era stato realizzato dall’impresa Guido ed Andrea Sonzogni di Zogno, su progetto dell’arch. Luisa Belometti; la spesa totale risultava essere di 1 miliardo e 600 milioni di lire. Il trafiletto concludeva: “A fine settimana entreranno i 44 studenti della Cesare Pesenti; il giorno 13 prenderanno possesso delle loro aule anche i 130 studenti del Liceo Scientifico” ( 6 classi, 2 quinte). Di quel primo ottobre sono rimasti oggi tre superstiti: i proff. Bonaventura Foppolo e Ermanno Arrigoni, ed il collaboratore scolastico Sergio Gritti che potranno dire ai posteri: “C’ero anch’io!”. Iniziava così l’attività del nostro Istituto che allora si chiamava semplicemente la scuola di Camanghé e che in 25 anni ha prodotto centinaia di intellettuali, ingegneri, ragionieri, geometri, periti, medici, psicologi, insegnanti, laureati in lingue, in economia e commercio, avvocati, fisici e altro. E’ stata questa la straordinaria importanza della scuola di Camanghé  che ha permesso a centinaia di ragazzi e ragazze della Valle Brembana di poter frequentare una scuola superiore e di conseguire una laurea, traguardo prima raggiungibile solo da pochi per le distanze ed i costi di un convitto a Bergamo. Di questo il nuovo ceto intellettuale della Valle deve essere grato ai professori che si sono succeduti in questi 25 anni, al Comune di Zogno, alla Provincia di Bergamo, alla Comunità montana Valle Brembana e al Distretto scolastico di San Pellegrino che hanno voluto questa scuola ed hanno provveduto alle strutture necessarie pur con le varie contestazioni di cui si parlerà nel prosieguo.

A Camanghé  si stava e si sta ancora bene; parlo per me stesso: la pace del luogo, i colori, i boschi, i prati, le montagne, qualche lezione all’aperto in primavera, il rapporto umano sincero e cordiale con gli studenti, rendevano l’attività del docente piacevole e fruttuosa; come erano lontane le aule rumorose della città, gli acri odori dei gas di scarico degli autobus della stazione e la mancanza di spazi vitali! Essendo la Ragioneria, il Liceo e la Cesare Pesenti sezioni staccate, l’attività dei docenti era praticamente collegiale ed autonoma, almeno per il Liceo; insieme con il vicepreside, il prof. Foppolo, si decidevano collegialmente tutte le attività tanto che ad Alzano ci chiamavano la Repubblica anarchica di Camanghé . Al Liceo eravamo una quindicina di insegnanti; spesso, quando c’erano riunioni al pomeriggio, pranzavamo insieme, a modici prezzi, al ristorante Castello di Endenna, cibo genuino, fatto in casa: ravioli bergamaschi, minestroni, coniglio nostrano, polenta taragna, allegre discussioni e poi via al collegio docenti. La nostra, è vero, era considerata una scuola di periferia, con tutti i vantaggi (ed anche gli svantaggi) della periferia; però credo che i vantaggi superassero gli svantaggi: conoscenza ed amicizia tra docenti, rapporto personale, sincero e cordiale con studenti, piccolo era bello, sempre valido il proverbio bergamasco: scarpe grosse ma cervello fino, per non parlare di un libro del più grande filosofo del 1900, Martin Heidegger: Perché resto in periferia. Passarono così i primi 5 anni ed arriviamo al 1985, che fu un anno decisivo, di fuoco per il nostro Istituto: gli studenti erano cresciuti in maniera straordinaria e la scuola era diventata piccola; si profilavano i 3 problemi fondamentali della scuola che saranno oggetto in seguito di tante assemblee, discussioni, contestazioni ed anche occupazioni: le nuove aule, la nuova strada e la palestra. “L’Istituto tecnico commerciale di Zogno - scriveva Sergio Tiraboschi su L’Eco di Bergamo del 7 ottobre 1985 - ha chiuso lo scorso giugno il primo quinquennio operativo maturando i suoi primi ragionieri, ed ha iniziato il suo nuovo cursus con l’autonomia concessagli con l’inizio del nuovo anno scolastico 1985-86”; il totale degli studenti in quell’anno scolastico era di 650 alunni, così distribuiti: 358 presso l’ITC suddivisi in 16 classi, e cioè 3 corsi completi, più una classe prima; l’ITC disponeva di 15 aule; il Liceo aveva 160 alunni con 8 classi, cioè un corso completo e doppie sezioni nelle classi prime, seconde e terze, 6 aule; l’Istituto professionale aveva 132 alunni in 6 classi con 2 corsi completi; 3 aule più i laboratori; totale 24 aule per 31 classi: chiaramente insufficienti, in più mancava una palestra. Con il nuovo anno scolastico era prevedibile la formazione di nuove classi, per cui sarebbe stato necessario ricorrere ai doppi turni o cercare aule al di fuori della scuola. Con l’autonomia l’ITC aveva avuto il primo preside nella persona del prof. Luigi Roffia. Già nel mese di maggio del 1985 c’era stata un’assemblea di genitori che richiedeva nuove aule; un’assemblea memorabile fu quella del 21 dicembre 1985, con la partecipazione di tutti gli stati generali della scuola, dal provveditore agli studi, alle autorità locali, ai genitori, insegnanti e studenti: si chiedevano a gran voce nuovi spazi.

Con i problemi concreti delle aule iniziarono anche nel nostro Istituto le contestazioni degli studenti contro le lentezze burocratiche; gli studenti avevano dei buoni motivi per protestare e molti insegnanti li appoggiavano (ricordo che si facevano lezioni in uno scantinato oggi adibito ad archivio, dove il soffitto era appena ad una spanna sopra la testa). In quegli anni gli studenti, oltre ad avere dei motivi validi per contestare, erano anche più sensibili, sull’onda lunga del ’68 e degli anni 70, ai problemi sociali; i giovani volevano ancora costruire una società diversa, nel bene e nel male; c’era quindi ancora un ideale che oggi è molto più affievolito e la politica ha perso molte posizioni. Riferiva il prof. Bottani su Il Giorno del 17 dicembre 1986: “Lunedì hanno scioperato, ieri mattina dopo l’assemblea generale sono sfilati per le vie di Zogno. In questo modo i 700 studenti della Valle Brembana che frequentano le 3 scuole superiori di Camanghé  di Zogno, hanno voluto rendere nota la loro protesta per la scarsa attenzione ai problemi dell’Istituto ed in particolare per la mancata costruzione della nuova palestra. L’estate scorsa sono state ricavate dall’amministrazione provinciale cinque nuove aule, quante cioè servivano per far fronte alla carenza di spazio senza ricorrere ai doppi turni o a sedi staccate. Quanto alla palestra la Provincia aveva promesso di realizzare una tensostruttura sul piazzale della scuola, in collaborazione con il Comune di Zogno. A settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico, le nuove aule erano pronte, ma non la palestra. E’ cominciato allora quello che gli studenti in un documento definiscono un serial americano fatto di promesse non mantenute e rinvii di mese in mese… All’inizio dell’anno scolastico, afferma il documento degli studenti, ci avevano detto che tutto sarebbe stato pronto entro novembre, ma a metà del mese c’era solo la pavimentazione, per cui dopo una giornata di sciopero, una nostra delegazione, con un professore, si è recata dall’assessore provinciale all’istruzione, Fiorina, che ci ha promesso la palestra entro 40 giorni. Intanto, finchè è stato possibile, le lezioni di educazione fisica si sono svolte all’aperto, ma questo ormai non avviene più da diverso tempo… Ieri mattina, mentre i compagni sfilavano per le vie di Zogno, una delegazione si è recata di nuovo in Provincia ed ha avuto l’ennesima promessa che i lavori inizieranno ai primi di gennaio. Su questo però gli studenti sono piuttosto scettici”.

Naturalmente gli studenti capivano che per le nuove strutture ci volevano dei soldi; ciò che non capivano era il fatto che i soldi c’erano per altre opere ma non per la scuola di Camanghé . E infatti la palestra non arrivava; sempre su Il Giorno del 24 gennaio 1987: “I dirigenti delle tre scuole di Camanghé  si dicono preoccupati per le nuove iniziative che potrebbero intraprendere gli studenti esasperati dai ritardi ed infuriati per la dimostrazione di scarsa sensibilità dimostrata nei loro riguardi dalla Provincia. E’ probabile infatti che nei prossimi giorni vengano adottate nuove forme di protesta con conseguente astensione dalle lezioni, e questo potrebbe anche compromettere l’andamento didattico”.

Su Il Giorno del 15 febbraio 1987 si parla ancora della palestra: “Ancora un sogno la palestra promessa”; e ancora il 21 febbraio 1987: “Quella palestra troppo sospirata; gli studenti protestano”. Tutto ciò significava che il problema era molto sentito, anche perché, con la palestra, nel novembre 1987 era emerso un altro problema, quello della strada. Su Il Giorno del 5 novembre 1987, il prof. Bottani, che ha tenuto una fedele cronaca del nostro Istituto, scriveva: “In piazza per la strada; gli studenti protestano perché pericolosa… Nei giorni scorsi un’alunna è rimasta vittima di un grave incidente stradale; gli studenti si sono ieri mobilitati e dopo un’assemblea nei locali scolastici hanno dato vita ad una pacifica manifestazione per le vie del paese. Una loro delegazione è stata ricevuta dal sindaco di Zogno Diego Ceroni, il quale ha esposto il punto di vista del Comune garantendo il veloce inizio della costruzione della nuova strada (quella dove oggi passano i pullman)… La vecchia strada, lunga più di un chilometro, è da sempre l’oggetto del contendere: circa 700 ragazzi la percorrono ogni giorno a piedi, in autobus o in motorino, vivendo situazioni di gravi rischi per l’insufficiente ampiezza della carreggiata, la mancanza di marciapiedi ed il fondo dissestato. Il Consiglio d’Istituto dell’ITC in una lettera a firma del presidente Paninforni e del preside Roffia indirizzata alle superiori autorità scolastiche ed agli amministratori locali ha fatto presente al Comune la difficile situazione. Ieri pomeriggio lo stesso Paninforni, il vice presidente Salvetti ed il consigliere Mascheroni hanno illustrato al pretore di Zogno la difficile situazione del collegamento stradale facendo presente i ritardi del Comune”. Come se questo non bastasse, nel 1988 ci fu un altro incidente in cui fu coinvolto un ragazzo dell’ITC sulla stessa strada; alle 13, all’uscita generale degli studenti, sulla vecchia strada si poteva vedere una processione di ragazzi che occupando metà corsia giungeva fino al semaforo. 
Ma nell’ottobre del 1988 la strada non c’era ancora; di nuovo proteste ed agitazioni, come riferisce sempre Il Giorno del 18 ottobre 1988: “Sono di nuovo in agitazione gli 800 studenti del Centro sclastico di Camanghé ; sul tappeto ci sono ancora una volta gli irrisolti problemi di spazio e di collegamento stradale. In un documento diffuso nei giorni scorsi il Comitato rappresentante degli studenti critica il Comune di Zogno e l’Amministrazione provinciale di Bergamo per i ritardi con cui stanno procedendo i lavori, rispettivamente, alla costruzione della nuova strada di accesso al campus e delle 15 nuove aule previste dal programma di ampliamento dell’edificio… Non esistono prospettive concrete di poter disporre pienamente della strada nel corrente anno scolastico”.

Naturalmente, pur con le proteste degli studenti e degli insegnanti sicuramente costruttive, il bilancio dei primi 8 anni della nuova scuola di Camanghé  era positivo, e questo grazie anche al Comune di Zogno, all’Amministrazione provinciale di Bergamo e alla Comunità montana: se pur in ritardo, le richieste alla fine venivano realizzate. Il 1988 è un altro anno da ricordare, prima di tutto per l’avvio di un nuovo corso, quello dei geometri, e poi perché il Liceo scientifico finalmente ha la sua autonomia ed il suo primo preside nella persona del prof. Antonino De Fazio; inoltre i lavori per la nuova strada e per il secondo lotto dell’Istituto sono finalmente iniziati; le iscrizioni continuano ad aumentare. La Valle Brembana, oltre al Liceo Scientifico, all’Istituto tecnico commerciale, all’Istituto professionale Pesenti, ed ora, con il nuovo anno scolastico, all’Istituto tecnico per geometri, possiede anche l’Istituto Alberghiero di San Pellegrino ed il Centro di formazione professionale regionale di San Giovanni Bianco; nell’insieme un bel patrimonio scolastico ed una grande possibilità di istruzione per i giovani della nostra Valle; il bilancio globale è sicuramente positivo. Riferisce il corrispondente Bottani  sempre su Il Giorno del 26 febbraio 1988: “Continuare gli studi è ormai diventata anche in Val Brembana la scelta preferita della stragrande maggioranza dei ragazzi che concludono la scuola dell’obbligo. Quest’anno infatti, secondo i dati ufficiali forniti dal distretto scolastico, 481 dei 600 alunni che frequentano le terze classi delle 8 scuole medie della Valle, hanno deciso di iscriversi ad una scuola superiore. Si tratta di una percentuale elevatissima, il 73%, che colloca la Valle Brembana su livelli superiori alla media degli altri comprensori della provincia e conferma l’eccezionale sviluppo della scolarizzazione verificatosi in questi ultimi anni. 

Un tale progresso era impensabile all’inizio del decennio scorso, quando alle superiori si iscriveva appena il 30-35% degli alunni licenziati dalla scuola media, un numero che collocava la Valle agli ultimi posti in campo nazionale”. Abbiamo i dati delle preiscrizioni scolastiche dell’anno 1987: la stragrande maggioranza (324) degli studenti si iscrive alle scuole della Valle; solo 157 studenti scelgono le scuole della città. Tra quanti hanno preferito rimanere in Valle, 218 andranno a Zogno (54 al Liceo Scientifico, 124 all’ITC e 40 all’Istituto Pesenti), 52 alunni all’Alberghiero e 54 al CFP di San Giovanni Bianco.
Ecco anche la percentuale delle preiscrizioni delle singole scuole medie: 
oltre il 76% nella scuola media di San Giovanni Bianco
il 75% nelle scuole di Zogno e di Valnegra
il 74% a Serina
il 73% a San Pellegrino e a Brembilla
il 68% a Sedrina
e il 60 % a Olmo.

E finalmente con l’anno scolastico 1989-1990 la strada ed il nuovo lotto (quello ad ovest) sono pronti; così Il Giorno del 16 settembre 1989: “Buone notizie per i 1.000 studenti che da lunedì torneranno a scuola nel centro scolastico di Camanghé. Dopo anni di attesa, troveranno le nuove aule e la nuova strada di accesso… Verranno così rimossi gli annosi problemi di carenza di aule e di sicurezza lungo la strada di collegamento che negli anni scorsi erano stati all’origine di continue proteste da parte degli utenti della scuola, il cui numero si è raddoppiato in pochi anni”.

Restava il problema della palestra; prima ci si accontentò di una tensostruttura (palestra pallone), e poi venne finalmente la grandiosa e bella palestra attuale inaugurata con il bar dell’Istituto un po’ di anni fa; l’ultimo lotto, con le nuove aule e alcuni laboratori risale a qualche anno fa. Si completava così la struttura dell’Istituto Turoldo come si presenta oggi; naturalmente erano stati risolti molti problemi, ma una scuola viva ha sempre dei problemi; anche durante gli ani Novanta ci furono alcune autogestioni dell’Istituto e qualche occupazione da parte degli studenti; le cause ora riguardavano la politica nazionale scolastica che giustamente gli studenti di Camanghé ritenevano anche propria, come riferisce Il Terenziano, un giornalino della scuola di quegli anni: “L’autogestione di dicembre 1998; in seguito alla proposta di legge del ministro Berlinguer gli studenti di tutta Italia si sono mobilitati per manifestare il loro dissenso nei confronti del finanziamento ad Istituti privati e della parificazione fra questi e le scuole pubbliche. Anche la nostra scuola in concordanza con gli Istituti di Bergamo ha deciso di portare avanti la protesta con un’autogestione svoltasi da mercoledì 9 a sabato 12 dicembre. Gli studenti hanno lavorato in gruppi di due o più classi nei quali hanno scritto lettere e articoli al provveditore e ai giornali e cartelloni per un’eventuale manifestazione di chiusura della protesta… Nel corso della giornata di sabato 12 dicembre abbiamo raccolto i pareri della maggior parte degli studenti presenti che hanno espresso opinioni discordanti. Alcuni degli studenti che negli anni passati avevano già svolto proteste di questo genere, hanno osservato che questa autogestione è stata meglio organizzata, anche se molti non hanno partecipato attivamente; altri hanno giudicato l’autogestione poco incisiva e proprio per questo motivo avrebbero preferito occupare fin da mercoledì; altri ancora sostengono che la nostra protesta sarà incompleta se terminerà oggi, perché una protesta finisce quando qualcuno ascolta e dimostra interesse alle richieste effettuate. Secondo alcuni studenti durante i giorni di protesta sarebbe stato molto produttivo discutere anche dei problemi che interessano il nostro Istituto. Una nota negativa di questa autogestione è stata il fatto che molti studenti, pur avendo votato una qualsiasi forma di protesta, sono rimasti a casa… E’ da considerarsi comunque ammirevole l’impegno dimostrato da parte dei rappresentanti d’Istituto nel portare avanti e nel rendere il più costruttiva possibile questa autogestione”.

Completato l’Istituto nella sua struttura esterna, restava la scelta della dedica; già nell’anno scolastico 1990-91, quando i vari indirizzi erano ancora autonomi, ed era preside del Liceo la prof. Caterina Merisi, il Liceo fu intitolato a Marie Curie, un’illustre scienziata due volte premio Nobel; successivamente, nell’anno scolastico 1997-98, quando tutti gli indirizzi furono unificati sotto un’unica presidenza nella persona del prof. Bonaventura Foppolo, l’attuale Dirigente scolastico del nostro Istituto, il collegio dei docenti scelse di intitolare la scuola allo scrittore e poeta Davide Maria Turoldo, una figura di prestigio della cultura italiana. “Padre Turoldo - affermava il preside Foppolo nell’occasione - è stato un uomo e un poeta portatore di valori etici e culturali validi aldilà delle diverse religioni e politiche”.

Turoldo è stato un educatore, uno scrittore ed un poeta attivo per tanti anni in terra bergamasca; era il priore della Comunità religiosa di Fontanella, vicino a Sotto il Monte; da alcuni punti di vista il suo pensiero e la sua attività si sono ispirati ad una contestazione sia politica che religiosa, ed anche per questo è stato scelto come il portabandiera del nostro Istituto, cioè come il rappresentante di un pensiero critico. Ha legato il suo nome alla Valle Brembana, ed anche questo ha contato nella scelta, per la sua costante frequentazione al premio di poesia di San Pellegrino, di cui fu vincitore nel 1947; è scomparso nel 1992.

La faccia che conta di una scuola
La storia dell’Istituto Turoldo non può ridursi soltanto a quella che abbiamo appena tracciato; questa è la storia esterna dell’Istituto, la meno importante anche se necessaria; la storia più importante, di gran lunga superiore, è la storia interna, interiore, formativa, educativa che vede impegnati sia gli studenti che gli insegnanti. Questa storia si esplica nell’insegnamento, nella didattica, nel rapporto personale, nelle varie forme educative offerte agli studenti (educazione alla salute, all’affettività, alla sessualità, alla non dipendenza da sostanze tossiche, attività che riguardano l’orientamento, il rapporto con il territorio, gli stage, ecc.), nelle tante ore passate in classe con gli studenti, ma anche nelle varie esperienze vissute insieme al di fuori della scuola (viaggi di istruzione, competizioni sportive, dove l’Istituto eccelle, feste, escursioni in montagna, ecc.), al di fuori cioè del quotidiano rapporto docente-studente. 

Il problema della didattica è fondamentale per ogni scuola: si tratta di usare quel modo di insegnare, di parlare, di trattare gli studenti, di tradurre le conoscenze in modo da arrivare e coinvolgere il loro mondo e la loro vita; impegno semplice a dire, ma molto difficile da realizzare; ma è qui che si gioca il ruolo dell’insegnante. Scriveva Tolstoj che aveva organizzato e insegnato per tanti anni nelle scuole da lui fondate: la libertà è l’unico criterio e l’unico scopo dell’azione educativa, “vero maestro è solo colui che continua ad educare se stesso in una volontà buona di perfezionamento senza fine”; l’educazione in quanto autoformazione spirituale viene meno là dove è costrizione, imposizione di un sapere repressivo calato in rigidi programmi; l’insegnante deve essere creativo, capace di inventare tutti quei metodi che riescano a coinvolgere lo studente: E’ chiaro che per fare questo ci deve essere da parte dell’insegnante una grande passione per il suo lavoro, ed è proprio su questo, al di là di ogni riconoscimento economico, che sta in piedi la scuola italiana. Scriveva Rousseau nell’Emilio o Dell’educazione che studiamo anche a scuola: “Oserò esporre qui la più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l’educazione? E’ di non guadagnare tempo, ma di perderne”. 

La scuola organizza corsi di aggiornamento sulla didattica anche all’interno dell’Istituto, il confronto è sempre utile; ma più di tutto credo valga la volontà e la passione dell’insegnante che si trova di fronte a ragazzi e ragazze il cui mondo (mode, musica, linguaggio, idee, ecc.) cambia praticamente ogni 5 anni; gli studenti di quinta si sentono diversi dagli studenti di prima e viceversa; l’insegnante non può prescindere da tale situazione. Scriveva un insegnante nel lontano anno scolastico 1990-91 sul giornalino della scuola Foglio informativo del Liceo di Zogno: “La scuola che sogno: Sogno una scuola non burocratica, ma libera, dove alla presentazione di concetti si sostituisca la comunicazione di esperienze. L’esperienza vissuta lascia una traccia nella formazione dello studente più profonda della semplice conoscenza di concetti…. L’esperienza vissuta con il proprio insegnante è di gran lunga l’aspetto più formativo e più duraturo della scuola. Tutti ricordiamo particolarmente, anche a distanza di anni, qualche insegnante con il quale c’è stato un particolare rapporto educativo, un’esperienza indelebile superiore alla comunicazione di concetti. Il miglior modo per comprendere il Rinascimento italiano è quello di trascorrere una quindicina di giorni in Toscana con gli studenti. Il contatto diretto con ciò che resta di questa civiltà non ha confronti con una lezione teorica, o con la lezione con gli audiovisivi o con i testi riccamente illustrati. Al tempo della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, questa perde sui libri, sui nastri magnetici, sui computer, ecc. quell’aura formativa, emotiva ed anche eversiva che il luogo, l’ambiente e l’originale ancora conservano. Per questo la scuola non deve limitarsi alle poche ore che l’insegnante passa in classe: i maestri greci, come Platone ed Aristotele, trascorrevano tutta la giornata con i loro studenti: mangiavano insieme, discutevano, studiavano con loro, condividevano interamente una parte della vita. Emerge da questa impostazione il valore eminentemente formativo che ha la scuola, sicuramente superiore a quello informativo. 

Il discorso sull’esperienza diventa paradigmatico ed insostituibile nelle discipline scientifiche; il mio sogno è quello di partecipare ad un corso di scienze della natura a contatto con la natura stessa: conoscere i diversi fiori nel loro ambiente, sul loro territorio, come sul sentiero dei fiori attorno all’Arera; così per gli alberi, gli animali, gli insetti; apprendere la storia della Terra vivendo in montagna, dove le tracce della sua lunga vita sono più evidenti e meglio conservate. Conoscere la geologia della Valle Brembana sui libri è enormemente più riduttivo rispetto all’entusiasmante esperienza fatta quest’anno nel mese di giugno con il prof. Bonacina e due esperti risalendo assieme con gli studenti la Valle partendo da Petosino fino al rifugio Calvi. Toccare gli strati sedimentari che si sono depositati in fondo al mare milioni di anni fa, trovare tra queste rocce dei fossili che risalgono a quei tempi, provoca un’emozione indescrivibile e indimenticabile. Accarezzare le rocce vulcaniche sopra Fondra e portarne a casa qualche scheggia, è come portare con sé un po’ di storia della Terra…”. 

Si tratta forse di utopie, ma la scuola vive anche di utopie.
Anche il cosiddetto “Monte ore”, cioè giorni di attività culturali con argomenti scelti dagli studenti e con la partecipazione di esperti, fa parte della didattica della scuola; in questa attività il nostro Istituto vanta un’antica tradizione. Nell’archivio del prof. Foppolo ho trovato un programma del monte ore dell’anno scolastico 1987-88 riguardante il Liceo: gli studenti erano divisi in 7 gruppi; il monte ore durava una settimana; le ore dedicate a questa attività erano dalle 9 alle 11; 7 gli argomenti trattati nei gruppi:
- Educazione alla pace e al conflitto (esperti prof. Bonacina e don Bresciani)
- Educazione sanitaria e sessuale (psicologo, dott. F. Rho)
- Ascolto musica (vari esperti)
- Animazione teatrale (esperto del CSC)
- Danza: 2 gruppi a rotazione: danza e jazz (esperti del CSC)
- Informatica: a) principianti (proff. Borella e Foppolo); b) pacchetti applicativi (proff. Facheris, Sonzogni )
- Psicoanalisi (proff. Arrigoni, Mangini, dott. C. Nicoli).

Altre esperienze didattiche interessanti del nostro Istituto sono stati i giornalini e le diverse pubblicazioni fatte da studenti dei vari indirizzi con l’aiuto dei rispettivi docenti. L’esperienza dei vari giornalini è stata un’esperienza piuttosto breve, dovuta soprattutto a difficoltà economiche, un’esperienza comunque significativa. Oltre al già citato Foglio informativo del Liceo di Zogno, ho sottomano un giornalino ciclostilato (non c’era ancora il computer) dal titolo Raptus, anno 1983; un altro ha come titolo La Matricola, 1985. Riportiamo da questo dei dati interessanti: come gli studenti di allora raggiungevano la scuola (139 interrogati): 16 in auto; 13 con la moto o la bici; 34 a piedi; 75 con i mezzi pubblici.

Altra pubblicazione, 1986: Prima che sia troppo tardi: apre il giornalino un articolo umorista, ma non troppo, dello studente Paolo Baroni, dal titolo Camanghalley, cioè Camanghé  e la cometa di Halley: “Alla chioma di Halley abbiamo appeso quanto più ci sta a cuore… Sull’estremità della coda della cometa ho appeso la nostra scuola di Camanghé , con tanto di strada naturalmente!…Ha trovato posto comodamente sulla nostra cometa anche la palestra, che in verità non ha mai avuto la pretesa di ospitare i campionati mondiali di pallavolo, ma che non vuole nemmeno essere la sede ufficiale di quelli di ping-pong. Dunque mini-palestra, mini-scuola, mini-aule, mini-biblioteca, mini strada? Sì, la realtà è questa”. 

Altri articoli: no ai doppi turni, con una pagina del Comitato Promotore Scuola Camanghé  indirizzata al sindaco di Zogno sulla realtà o no dei doppi turni della scuola presso l’Oratorio di Zogno. Uscirono alcuni numeri anche di un giornalino diretto dal prof. Vincenzo Leone, dal titlo Il Terenziano, con un sottotitolo significativo: Homo humani nihil a me alienum puto (Terenzio); il numero del 18.12.1998 tratta l’argomento: Il silenzio e la parola; ci sono diverse poesie e brevi articoli di studenti e di insegnanti.

Negli anni Novanta videro la luce per alcuni numeri il giornalino dei corsi per Ragionieri e Geometri dal titolo Camangazzetta che accanto alle notizie di carattere scolastico riservava ampio spazio all’analisi della situazione politica italiana all’indomani del terremoto di “tangentopoli” e in vista della “seconda repubblica”. Cominciavano a profilarsi le scelte tra i due blocchi contrapposti che avrebbero poi caratterizzato l’ultimo decennio: da una parte dichiarazioni entusiastiche (di A.Leidi) per il “Polo delle Libertà”, che alle elezioni del 1994 “aveva affibbiato al fronte progressista una meritata sconfitta” ed era animato da “tanta voglia di fare e di cambiare in un clima tollerante e pienamente rispettoso dei diritti delle opposizioni… adeguata premessa a future e maggiori vittorie”; dall’altro l’auspicio (formulato da Riccardo Ghilardi) che le forze di centrosinistra, “per contrastare la prepotenza e l’arroganza” della destra, costruissero in fretta “un vero fronte di opposizione, onesta e leale che si ricolleghi ai valori di libertà, solidarietà e salvaguardia delle classi meno agiate”. Non mancano  posizioni contrastanti sulla Costituzione repubblicana, vista da Matteo Ghisalberti come “un patrimonio di garanzie per ogni cittadino, a prescindere da ogni suo orientamento politico” e bollata invece dal Leidi come uno strumento “calato dall’alto e concepito in modo da creare un sistema politico che escludesse la destra” a vantaggio delle forze di centro e di sinistra. Come si vede, il dibattito era appena cominciato.

Una vera e propria didattica sul territorio è quella avvenuta con le numerose ricerche e pubblicazioni avvenute durante la storia dell’Istituto; una delle prime è stata la ricerca sulla S.A.S.A di San Pellegrino (Società Anonima Saccherie Agricole) fatta dalla classe 2A del Liceo con il prof. Foppolo nell’anno scolastico 1987-88 con il significativo titolo: Un passato da scoprire in una fabbrica da demolire; è un’indagine sulla più antica fabbrica della Valle Brembana sorta nel 1875 e chiusa nel 1961 e sulle condizione di lavoro degli operai, delle donne e delle fanciulle con i relativi scioperi; il lavoro è ben documentato anche con molte fotografie; un altro lavoro ha come titolo: Itinerario didattico alla scoperta del parco delle Orobie, classe 2ª del Liceo, anno scolastico 1989-90; la classe 2A dei Geometri nell’anno 1995-96 ha compiuto con i propri insegnanti una ricerca sulla Chiesetta di N.S. del Cuore di Gesù in Zogno; il biennio A,B,C, dei Ragionieri nel 1999-2000 invece con i relativi insegnanti ha studiato il fiume Brembo con una ricerca dal titolo: Qualità del fiume Brembo attraverso gli indicatori biologici (molte le fotografie inserite); nel 2000, nel progetto Un monumento da adottare, le classi 2A del Liceo e la 2G dei Geometri con i loro insegnanti hanno studiato con altre classi delle scuole elementari e medie la chiesetta della Foppa di Zogno dedicata alla natività di Maria; il lavoro è stato pubblicato dal Museo della Valle di Zogno; un ultimo lavoro che segnaliamo è quello della 3 G dei Geometri con i relativi insegnanti sul Tempio dei caduti di San Pellegrino Terme, anno 2001.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati dei veri e propri volumi sugli studi fatti sul territorio dai nostri studenti con i loro insegnanti e riguardanti: La contrada Bretto di Camerata Cornello e la famiglia Tasso in Europa, Corponove Editrice, Bergamo 2002; un lavoro fatto dalle classi 4 A e 4 B del Liceo, 4 C di Ragioneria e 4 G dei Geometri; Pagliaro, arte, fede e storia, Corponove Editrice, Bergamo 2003, con le classi 4 A, B, e C del Liceo, 4 A e B dei Ragionieri, 4 G, 4 H dei Geometri e 4 M e 4 N dell’Ipia, e da ultimo La chiesa del Corpus Domini a Cornalita di San Giovanni Bianco, Corponove Editrice, Bergamo 2005 con le classi 4 A del Liceo e 4 G dei Geometri. Se è stata ed è fondamentale la didattica nel nostro Istituto, ancora più importante è il problema formativo ed educativo; volente o nolente ogni insegnante è anche un educatore, soprattutto in rapporto alla complessità della vita giovanile di oggi. Un po’ di anni fa, in un corso di aggiornamento, una psicologa disse che oggi ogni insegnante spesso deve essere anche un assistente sociale nei confronti di alcuni alunni; l’insegnante non può stare solo alla finestra e osservare ciò che succede, ma deve entrare nella vita concreta ed aiutare, pur nei suoi limiti, il ragazzo in difficoltà, soprattutto attraverso il suo rapporto umano, la vicinanza ed il dialogo; non è che dobbiamo fare gli psicologi o i sociologi, ma è anche troppo facile lavarsi le mani o fingere di ignorare i problemi dei nostri studenti, anche se questo compito non è facile.

Il nostro Istituto oggi è attento ai problemi formativi ed educativi dei giovani; del resto nessuna scuola ne può prescindere; ci sono insegnanti incaricati di tenere rapporti tra gli studenti e uno psicologo presente all’interno della scuola; ci sono insegnanti che organizzano corsi per gli studenti sull’educazione alimentare, sulla pericolosità della dipendenza da sostanze tossiche (droga, alcool e fumo), sull’affettività e sulla sessualità, sull’orientamento per la scelta della loro futura professione; così con gli stage si cerca di far conoscere e inserire gli studenti nel mondo del lavoro.  L’età degli studenti con cui abbiamo a che fare, 14-19 anni, è l’età dell’adolescenza, una delle età più complesse e più difficili della persona umana; la scuola è cosciente di questa complessità e cerca di rispondere nel modo più adeguato; non sempre è all’altezza della situazione, ma almeno ci tenta. Vogliamo alla fine ricordare i defunti legati alla nostra scuola: presidi, insegnanti (recentemente ci ha lasciato il prof. Guido Tona, stimato docente di Topografia del corso per Geometri) e numerosi ex alunni, tra cui l’ing. Ermanno Cortinovis cui è dedicato il laboratorio di fisica.

prof. Ermanno Arrigoni
 
 

SABATO 3 GIUGNO - ORE 12.00 - Aula Magna Istituto Turoldo Messa di suffragio per i nostri defunti
SABATO 10 GIUGNO - ORE 08.30 - Camminata di solidarietà  Zogno – S. Pellegrino

 

La Valle Brembana